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Classic art

Qui e ora

Con Valerio Mastandrea e Valerio Aprea
quieora.jpg
Trieste
Teatro Rossetti, Largo Giorgio Gaber, 1
24/01/14
20.30
040 3593511
10-29

Nel 2007 Valerio Mastrandrea nel ruolo di protagonista e Mattia Torre come autore del testo ottennero alla Sala Bartoli una serie notevolissima di calorose accoglienze e di “sold out” con Migliore, un monologo cinico e sorprendente.

Qui e Ora, il lavoro che propongono quest’anno, possiede tutti i presupposti per ripetere quel trionfo: si tratta infatti di un dialogo fitto e ritmatissimo, in cui Torre parte da un evento purtroppo molto quotidiano per costruire una sorta di ritratto corrosivo e disincantato della nostra realtà. Ai due interpreti, il cui talento è fuori discussione (Valerio Mastrandrea è uno fra i più ricercati attori teatrali e cinematografici della sua generazione e Valerio Aprea, anch’egli già apprezzato al Rossetti, possiede accenti ironici e drammatici degni di attenzione) l’autore dedica una drammaturgia sottile, densa di battute, vibrazioni, colpi di scena su cui costruire ammirevoli prove di bravura.

La scrittura di Mattia Torre – che i più giovani conoscono per essere uno degli autori della fortunata serie televisiva Boris e del programma di Serena Dandini Parla con me, ma che ha al proprio attivo anche un curriculum di drammaturgo di tutto rispetto – non conosce infatti banalità o soluzioni facili e pretestuose. Egli ricorre a una costruzione intelligente, tratteggia sapientemente i profili dei personaggi, ne suggerisce le ombre e denuncia con efficacia le carenze e le colpe della società attuale, celando appena il suo messaggio, talvolta sotto una scorza di cinismo e spesso dietro una incredibile e mai scontata attitudine a far ridere.

Così, nonostante la durezza del testo, si ride molto con Qui ed Ora: si intraprende sorridendo un intrigante e significativo percorso critico e auto-critico (giacché i temi trattati ci riguardano molto) che curiosamente parte dalla “negazione” di un percorso, un incidente stradale.

Il sipario infatti si apre sull’immagine di un grave scontro fra scooter: le lamiere dei due veicoli giacciono fumanti e scomposte davanti al pubblico come pure i corpi doloranti dei due guidatori. La strada è di quelle isolate, sperdute nell’anonima periferia romana a due passi dal Grande Raccordo Anulare: niente case, niente passanti e anche i soccorsi tarderanno, com’è prevedibile in una serata di festa. I due centauri si lamentano, annaspano, uno sembra morto, poi finalmente si muove, si riprende: circondati da un’assurda solitudine trovano presto la forza di accusarsi reciprocamente, si aggrappano con disperazione ai loro telefoni cellulari, chi per tutelare le proprie ragioni, chi invece per cercare conforto in una voce cara. Si confrontano infine in uno strano dialogo serrato in cui ognuno mantiene le proprie convinzioni, ossimorica metafora dell’incomunicabilità e della nostra incapacità di essere solidali.