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Meeting

Autopsia di una vita

A cura del Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale "Leopoldo Gasparini"
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Cervignano del Friuli
Centro Civico, via Trieste 35
29/01/14
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Per celebrare la ricorrenza del Giorno della Memoria (27 gennaio), presentazione del libro di Ugo Samaja Autopsia di una vita. Un medico ebreo triestino nell’Italia fascista, pubblicato dal Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e Sociale “L. Gasparini”, 2013. Interverranno la curatrice del volume Silva Bon e il segretario del Centro “L. Gasparini” Dario Mattiussi. Letture di Luigia Bonetti. Introdurrà l’incontro l’assessore alla cultura Marco Cogato.

L’evento è organizzato dal Comune di Cervignano – Assessorato alla Cultura,  in collaborazione con il  Centro Gasparini, nel quadro delle manifestazioni organizzate per il Giorno della Memoria 2014, che ricorda “la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”

 

Autopsia di una vita. Un medico ebreo triestino nell’Italia fascista proposto in anteprima al Festival della Storia di Gorizia, ricostruisce la vicenda del medico ebreo Ugo Samaja. La storia di una vita, ma anche la vita della comunità ebraica triestina sopraffatta  dalla Storia. La Storia che travolge il protagonista e  la sua compagna, e che per noi diventa documento, occasione di riflessione, stimolo a interrogarsi su responsabilità che troppo spesso la memoria collettiva di questo paese ha cercato di eludere. Forse mai è stato spiegato meglio cosa volesse dire essere ebrei a Trieste nel primo scorcio del Novecento, ma anche come si viveva a Trieste negli anni del massimo consenso al regime fascista. Le persecuzioni dopo le leggi razziali, l’opportunismo cinico e crudele di tanti, il coraggio della solidarietà di pochi, il silenzio, l’indifferenza spaventosa di troppi. In questo viaggio nella memoria Ugo Samaja non pone mai in evidenza il proprio coraggio personale. Come scrive Silva Bon nella sua postfazione: “La lettura del passato cade dall’alto, da una distanza, da un “fuori” che tracciano un disegno, a volte malinconico, a volte disincantato ma sempre sincero, senza mediazioni, senza compromessi”.