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Classic art

Crucifige

Trieste
Politeama Rossetti, Sala Bartoli, viale XX Settembre 47
28/11 e fino al 02/12
040 3593511

Che cosa accadrebbe se improvvisamente i soliti capri espiatori della nostra società – matti, detenuti, rom, stranieri, barboni – volessero “dimettersi” da capri espiatori? Se non volessero più farsi condannare e accusare, allontanare ingiustamente, come succede da che mondo è mondo?
Può esistere un mondo in cui a tutti – senza distinzioni – sia garantito di pagare uno sbaglio, ma di vivere invece serenamente quando non c’è alcuna colpa oggettiva da scontare?
Su questo desiderano farci riflettere gli attori dell’Accademia della Follia, con il loro nuovo spettacolo, intitolato Crucifige, ospite dello Stabile dopo la bella esperienza di Stravaganza, coproduzione molto apprezzata e applaudita sia in Italia che addirittura in un tour internazionale in Brasile.
La compagnia diretta da Claudio Misculin, dunque, ritorna alla ribalta con un nuovo lavoro su drammaturgia di Claudio Bernardi che prospetta proprio l’utopia di un mondo senza capri espiatori. Crucifige: un titolo che riecheggia, come scrivono nelle note al testo «il grido della folla al governatore romano che condannò a morte un innocente. Non fu un errore giudiziario. Fu un linciaggio popolare. La condanna una decisione populista. La storia della ricerca e dell’eliminazione di qualcuno che paghi per le colpe di tutti, è iniziata non si sa quando, ha attraversato epoche, popoli e nazioni e continua ancora oggi, con mezzi modernissimi. Ogni volta che in uno Stato qualcosa gira storto, nell’economia, nella salute, nel sociale, ogni volta riemerge con potenza e furore la cacciata di capri espiatori. Con effetti disastrosi, perché l’eliminazione di uno per la salvezza di tutti, è il classico dito che tura il buco di una diga. Il malessere non risolto alla radice è destinato a dilagare».
Lo spettacolo sarà costruito come una Passione di Cristo: una Passione però, rivista, riletta, attualizzata, incrociata con la loro passione, con la loro storia di vittime e di capri espiatori perché grazie a quello che hanno patito e patiscono, gli attori dell’Accademia della Follia possono farci vedere quegli errori del nostro sistema sociale che non ci permettono mai di toccare le vette di un mondo giusto, semplice, trasparente. La storia della Passione di Cristo non potrà dunque ripercorrere una lettura religiosa, ma sociale, politica. La storia della Passione appare infatti come la storia di una società che cade nella spirale del farsi male reciprocamente, generando discordia, violenza, ingiustizia, disagio, dolore. Nel contempo, secondo l’autore, vi si può cercare anche la luce verso un circolo “virtuoso” che conduca alla giustizia.