Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni
Classic art

E’ stato così

Il talento e la sensibilità di una giovane, affermata e pluripremiata attrice e la capacità di uno dei registi più interessanti e completi della nuova generazione di far risuonare quelle corde sottili.
Pordenone
Teatro Verdi, viale Martelli 2
05/02/13
0434 247624

Monologo dal ritmo inarrestabile tratto dall'omonimo romanzo di Natalia Ginzburg.

«Gli ho detto: Dimmi la verità - e ha detto: Quale verità,  e disegnava in fretta qualcosa sul suo taccuino e m'ha mostrato cos'era, era un treno lungo lungo con una grossa nuvola di fumo nero e lui che si sporgeva dal finestrino e salutava col fazzoletto. Gli ho sparato negli occhi». È questo il raggelante inizio dello spettacolo.

Sabrina Impacciatore, diretta da Valerio Binasco, porta in scena i sentimenti, le passioni, le speranze di una donna sola destinata a smarrire inesorabilmente la propria esistenza, e racconta la storia di un amore disperato e geloso, una confessione dettata dalla dolorosa lucidità di una moglie che per anni ha sopportato la relazione extraconiugale del marito.

«Natalia Ginzburg è per me tra i più importanti scrittori italiani”, commenta il regista che già ha messo in scena dell’autrice Ti ho sposato per allegria e L’intervista. Il suo scrivere “semplice” e musicale arriva a toccare corde emotive fortissime, eppure la sua immaginazione poetica non è attratta dall’eccezionalità. È la grandezza della sua poesia a restituire grandezza umana a “piccoli” personaggi, li consola di qualcosa che si potrebbe anche chiamare “il destino”. In questo modo le sue storie riguardano tutti noi».

È stato così, pubblicato nel 1947, dopo la morte del marito Leone Ginzburg, torturato e ucciso per motivi politici e razziali nel carcere di Regina Coeli - è un “quasi esordio” per la Ginzburg; il suo primo libro firmato. Ed è un romanzo dotato di una misteriosa cupa musicalità: «La sua protagonista senza nome - ancora con le parole di Binasco - è capace di attraversare tutta la sua tragedia con voce asciutta e dura, e tuttavia con un’ironia struggente e magicamente femminile».

Binasco ha scelto “una recitazione sdrucciola, che cade giù in un vortice che oscilla tra lettura e interpretazione e rifugge da entrambe per affrontare il testo a occhi chiusi, fidandosi delle immagini che prendono corpo dalle parole, lasciando perdere tutte le regole di punteggiatura e di dizione, per non restituire qualcosa di realistico e letterario, ma passionale, dove la velocità domina tutto. Una performance molto emotiva - prosegue - un modo di creare pathos che mi sorprende, che resta lì come brace, in una vita quotidiana che non esiste perché è solo pensata non ha più niente di concreto. Una tortura incessante, di una figura che mi ricorda un'anima dannata che sta sempre lì e non brucerà mai. Per altro la Ginzburg stessa confessò di aver scritto il testo dopo aver letto un romanzo americano, e, come in preda a un grande dolore, non aveva più voglia di scrivere virgole, che rappresentavano passi in avanti che lei non si sentiva più di compiere. Così abbiamo lavorato su una recitazione senza virgole».