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Classic art

Il principe di Homburg

Traduzione di Cesare Lievi e drammaturgia di Peter Iden.
ilprincipedihomburg.JPG
Trieste
Politeama Rossetti, viale XX Settembre 45
15/03 e fino al 17/03
040 3593511

Un breve passo si pone fra favola e incubo, lo suggerisce Il principe di Homburg che – nell’allestimento firmato nel 2011 da Cesare Lievi a celebrazione del bicentenario della morte di Heinrich von Kleist, per il Teatro Giovanni da Udine e il CSS – appare molto incentrato sulla dimensione onirica. Al conflitto fra sentimento e legge, libertà e obbedienza che lacera il suo romantico protagonista, von Kleist indica infatti come possibile soluzione il sogno (e ciò accade anche in altri suoi testi, basti pensare alla novella La marchesa von O): una soluzione moderna e aperta, che lo spettacolo di Lievi evidenzia. E tale chiave di lettura ha suscitato ovunque coinvolgimento e commozione. Il merito va alla drammaturgia pregna di suggestioni di von Kleist, ma anche alla raffinata competenza di Cesare Lievi, un regista da sempre attratto – e divenuto profondo conoscitore – dal teatro tedesco, altrimenti affrontato in Italia di rado e quasi con soggezione. Grazie a Lievi invece, abbiamo apprezzato incantevoli pagine di drammaturgia tedesca: dal Kleist di La brocca rotta, al Bernhard di Alla meta, al complesso L’una e l’altra di Botho Strauss. Per il suo ritorno a von Kleist, dunque, Lievi si circonda di un cast d’attori armonioso e affida i ruoli principali – del principe e dell’amata Natalia – a due interpreti giovani ma generosi. Li immerge in una dimensione sospesa – frutto della bella inventiva di Gigi Saccomandi al disegno luci e dello scenografo Josef Frommwieser – uno spazio neoclassico, dove al ritmo incalzante della vicenda si oppone la vaghezza del sogno, restituita dal fluido apparire degli attori (che emergono dal buio della scena, senza quasi mai uscirne) e dalla loro precisa recitazione.
Il tutto parte proprio da un sogno del Principe che in un episodio di sonnambulismo si dichiara alla principessa Natalia: il giorno successivo, ancora turbato, il giovane vince una decisiva battaglia contro gli Svedesi, macchiandosi d’insubordinazione al Principe Elettore, che – nonostante la vittoria – lo condanna a morte. Se la prima reazione di Homburg è di terrore, se la visione della fossa che accoglierà il suo corpo lo induce a chiedere disperato l’intercessione della consorte del Principe Elettore, una volta ottenuta la salvezza, cambia atteggiamento. L’Elettore infatti gli impone di accettare la grazia, solo se lo trova giusto: il Principe naturalmente sceglie di subire la condanna inchinandosi alla legge e trova la forza di salire al patibolo, dove già bendato sarà salvato – proprio come in un sogno – dall’Elettore circondato da Natalia e dalla corte.