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Meeting

Gli animali della nobiltà in mostra a Gorizia

Oltre 200 opere, tra dipinti, stampe, argenti, vetri, gioielli, armi e fornimenti equestri
Gorizia

Palazzo Coronini
12/12/21
10-13/15-18
8

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Fedeli amici e compagni, ma anche simboli di ricchezza, gloria e potere: questo erano per i sovrani e gli aristocratici gli animali. Una funzione affettiva o di rappresentanza quindi, che nei secoli ha avuto una diretta proiezione nelle arti e a cui la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg dedica la mostra “Gli animali della nobiltà. Dalla caccia al salotto tra status symbol, allegoria e affetti”.

Curata da Cristina Bragaglia Venuti, l’esposizione intende ricostruire con una carrellata di oltre 200 opere, tra dipinti, stampe, argenti, vetri, gioielli, armi e fornimenti equestri, disposti nelle Scuderie e nel Palazzo, il ruolo affettivo, simbolico e sociale che cani, cavalli e specie esotiche come scimmie e pappagalli svolgevano nella vita quotidiana delle classi più elevate.

Aperta al pubblico da sabato 3 luglio, la mostra sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022, da mercoledì a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è compreso nel biglietto del Palazzo: intero con visita guidata € 8,00, ridotto studenti con visita guidata € 6,00, gratuito per i bambini fino ai 10 anni. Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@coronini.it o telefonare allo 0481/53348.

La mostra è promossa con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia, dell’Archivio di Stato di Gorizia, dei Musei Provinciali di Gorizia (Servizio Musei e archivi storici di ERPAC), della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, oltre che del Comune di Gorizia e della Società di Minerva di Trieste, con il contributo della Regione.

Attraverso quasi 200 opere, tra dipinti, stampe, argenti, vetri, gioielli, armi e fornimenti equestri, il percorso, articolato tra la sala esposizioni delle Scuderie e le sale del Palazzo, affronta anzitutto il tema degli animali domestici. Come illustrano alcuni dipinti delle collezioni Coronini e dei Musei Provinciali di Gorizia, databili dal XVII alla fine del XIX secolo, i cani e le specie esotiche come pappagalli e scimmie erano spesso esibiti nei ritratti non solo come attestazione di lusso e prestigio, ma anche come testimonianza dell’affetto che i padroni nutrivano nei loro confronti, senza dimenticare le implicazioni simboliche a essi legate.

Ancor più dei cani, i cavalli ebbero per secoli un ruolo fondamentale nel definire la figura di cortigiani e aristocratici. Non a caso il ritratto equestre è l’immagine che, fin dall’epoca classica, ha rappresentato il concetto di regalità nell’Europa dei tempi moderni. Richiamandosi ai trionfi e ai monumenti della Roma antica, monarchi e i principi ricorrevano, in pittura e in scultura, a questo genere iconografico, per esaltare la figura del re, manifestare la sua autorità sui sudditi e la sua forza contro il nemico, come dimostrano il Ritratto del Cardinale Infante Ferdinando d’Asburgo, restaurato per l’occasione, e la serie di stampe di Francisco Goya che riproducono alcuni famosi dipinti di Diego Velázquez raffiguranti i reali di Spagna.

Cani e cavalli furono a lungo i principali protagonisti anche delle attività venatorie che fin da Medioevo costituirono il passatempo preferito di sovrani e aristocratici. Proprio per questo, un posto di rilievo nell’esposizione è riservato alla caccia, dalla sua rappresentazione in dipinti di soggetto mitologico come Diana e le ninfe al bagno scoperte da Atteone, pregevole opera della Galleria nazionale di arte antica di Trieste riconducibile al pittore tedesco Lucas Cranach il Vecchio, in nature morte con selvaggina, nei ritratti con falconi, nei colorati bicchieri di cristallo prodotti in Boemia in epoca Biedermeier, documentati da numerosi esemplari della collezione Cappellani di Trieste, agli strumenti con cui veniva praticata, come le armi da fuoco, di cui si conservano nelle collezioni Coronini alcuni interessanti esemplari databili dal XVII al XIX secolo, o altri accessori come i fornimenti equestri e le fiasche per la polvere da sparo provenienti dalla collezione Garzolini di Trieste, esposti in questa occasione per la prima volta.

Oltre che per le necessità della guerra, per la caccia e per gli spostamenti l’equitazione era praticata dalle classi elevate, senza distinzione tra uomini e donne, anche come attività sportiva e ricreativa. La passione per tali attività ispirò, tra Sette e Ottocento, un nuovo genere figurativo, denominato sporting art, che, come illustrano alcune opere in mostra, si espresse soprattutto in ritratti equestri, in cui veniva evidenziato l’aspetto anatomico del cavallo, e nella raffigurazione del pittoresco mondo delle corse di cavalli, considerate non a caso lo sport per eccellenza di nobili e sovrani.

La ricchezza delle collezioni Coronini consente poi di scoprire come i riferimenti al mondo animale fossero costantemente presenti nella vita quotidiana della nobiltà attraverso gli oggetti di uso quotidiano: sulle tavole, con un evidente e immediato riferimento al cibo, si incontravano, infatti, pesci sulle palette da pesce, galli e galline sulle posate per le uova, mucche come prese sui coperchi dei contenitori portaburro, corna di cervo come manici dei forchettoni per la selvaggina.

Nei gioielli i motivi zoomorfi conobbero sempre un’enorme fortuna, anche in virtù del significato simbolico che solitamente si associava ad alcuni animali in particolare. È il caso del serpente, riprodotto ripetutamente su bracciali e anelli per la sua associazione al concetto di infinito e quindi a un legame affettivo duraturo, mentre nei gioielli maschili, come spilloni da cravatta o bottoni da camicia, non mancano riferimenti alla caccia e all’equitazione con le immagini di volpi, cervi o ferri di cavallo. Degna di particolare rilievo è anche la parure composta da orecchini e spilla decorati con l’immagine di un delfino, che, come hanno svelato i documenti della famiglia Coronini, furono ricavati da una serie di bottoni donati dalle figlie dell’imperatrice Elisabetta d’Austria al viceammiraglio Oscar Cassini, come ricordo della madre.

La sezione di argenti Coronini e i disegni dell’architetto Pietro Nobile di proprietà della Soprintendenza di Trieste, testimoniano, infine, come, in seguito alla passione per l’antichità classica esplosa a partire dalla metà del Settecento grazie alle importanti scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, anche creature fantastiche e mitologiche quali grifoni, sfingi, arpie o sirene avessero fatto la loro comparsa su mobili, candelieri e saliere, accanto a zampe leonine, aquile, teste di ariete e cigni che, nel loro richiamo alla Roma imperiale, spopolarono invece durante l’età napoleonica.