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Classic art

In FVG la bellezza e le contraddizioni di Napoli

Geppy Gleijeses e Marisa Laurito raccontano un microcosmo di personaggi
Palmanova

Teatro Modena
10/11/21
20.45

Così parlò Bellavista è l’opera prima di Luciano De Crescenzo. Il romanzo, edito nel 1977, ebbe grande successo e a metà degli anni Ottanta divenne anche un fortunato lungometraggio interpretato dallo stesso autore. Finalmente quello che è un atto di amore nei confronti di una città, Napoli, e dei suoi abitanti, arriva in teatro grazie all’adattamento e alla regia di Geppy Gleijeses, allievo prediletto di Eduardo De Filippo.

Sul palco, oltre a Geppy Gleijeses che avrà il ruolo del protagonista, saliranno anche un’icona della napoletanità come Marisa Laurito e un affiatato gruppo di attori: Antonella Cioli, Salvatore Misticone, Vittorio Ciorcalo, Gianluca Ferrato, Ludovica Turrini, Gregorio De Paola, Agostino Pannone, Walter Cerrotta e Brunella De Feudis.

Così parlò Bellavista ottenne grande successo grazie ad un equilibrio unico e un umorismo sopraffino e mai banale. Il microcosmo di personaggi presentato da Luciano De Crescenzo è un concentrato della bellezza e delle contraddizioni della sua Napoli: dalla filosofia di vita all’arte di arrangiarsi, dalla passione per le piccole cose alla disoccupazione.

Il confronto tra il professor Bellavista e il signor Cazzaniga, direttore dell’Alfasud trasferitosi per lavoro a Napoli da Milano, è il seme che fa germinare la celebre contrapposizione esposta dal professore tra “uomini d'amore”, i napoletani, e “uomini di libertà”, i milanesi. Accanto alle dissertazioni filosofiche, però, c’è spazio anche per questioni più impellenti come l’inaspettata gravidanza della figlia di Bellavista, Patrizia, fidanzata con Giorgio, architetto disoccupato. Proprio la perfetta fusione tra i momenti filosofici e poetici - “Siamo angeli con un'ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati” – e le vicissitudini della vita di ogni giorno hanno reso Così parlò Bellavista un classico della cultura partenopea.  

Geppy Gleijeses nell’adattarlo per il teatro ha scelto di distaccarsi dal film e creare un’opera autonoma, riprendendo varie citazioni dal romanzo e ideando, assieme a Roberto Crea, uno spazio scenico che ritrae il Palazzo dello Spagnolo che, con i suoi incroci di scale e le sue prospettive, diventa un luogo della mente. Nella corte del palazzo si svolge tutto il racconto, con il cenacolo, il tavolo dei pomodori, la trattoria, il negozio di arredi sacri. “Abbiamo voluto ambientare lo spettacolo negli stessi anni del film – spiega Gleijeses - e in realtà non abbiamo dovuto adeguare all’oggi nemmeno una battuta. I sentimenti nostri, quelli veri, quelli che Luciano ha descritto, non sono cambiati e non cambieranno mai”.