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Classic art

L'Oreste a Trieste fra teatro e graphic novel

Una continua interazione tra presenza scenica e disegno animato
Claudio Casadio
11/01 e fino al 16/01
Trieste
viale XX Settembre 45
Trieste

«A prima vista “L’Oreste” può sembrare un monologo, dato che in scena c'è un solo attore in carne e ossa. Ma quel che attende lo spettatore è ben altro: grazie alla “mano” di Andrea Bruno, uno dei migliori illustratori italiani, e alla collaborazione con il Festi­val Lucca Comics, lo spettacolo si popola di personaggi attraver­so una continua interazione tra presenza scenica e disegno ani­mato» spiega Francesco Niccolini, autore dello spettacolo che debutta alla Sala Bartoli dall’11 gennaio alle ore 19.30 e replica fino a domenica 16 per il cartellone “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

L’attore a cui si fa riferimento è Claudio Casadio, bravissimo e toccante, ironico e sfumato nel ruolo del titolo: un uomo recluso nel manicomio dell'Osservanza a Imola, che vive degli incontri e con i dialoghi vivaci con i medici, una sorella che gli fa visita, soprattutto con l'Ermes, il suo compagno di stanza, uno schizofrenico convinto di essere un ufficiale aeronautico di un esercito stranie­ro tenuto prigioniero in Italia. Si scopre però che Ermes non esiste e forse non vengono a fargli visita nemmeno le altre figure che hanno punteggiato la sua vita, che sono rimaste nel suo cuore e nella sua mente, ma che forse lo hanno lasciato solo.

Una solitudine che lo perseguita fin dall’infanzia sfortunata, e che connota ora la sua situazione di malato psichiatrico, una condizione di cui lo spettacolo ha il dono di saper parlare… pur parlando di altro.

In primo piano sono infatti la vita e l’immaginario di Oreste, i personaggi che forse inventa e forse no e che appaiono sullo sfondo e dialogano con lui grazie a una felice e interessante contaminazione fra linguaggio del teatro e della graphic novel, perfettamente concertata in scena dal regista Giuseppe Marini.

«I sogni dell’Oreste, i suoi incubi, i suoi desideri e gli errori di una vita tutta sbagliata - continua Niccolini - trasformano la scenografia e il teatro drammatico classico in un caleidoscopio di presenze che solo le tecniche del ''Graphic Novel Theater'' ren­dono realizzabile: un impossibile viaggio tra Imola e la Luna at­traverso la tenerezza disperata di un uomo abbandonato da bambino, e che non si è più ritrovato».

Oggi infatti probabilmente l’Oreste sarebbe trattato semplicemente come un “bambino difficile”, ma non era così nell’Italia che lo ha visto bambino: un’età in cui ha dovuto sopportare traumi terribili, come la partenza del padre per la guerra, il suo ritorno dalla campagna di Russia tre anni dopo la fine di tutto e poi la sua nuova partenza, di nuovo per la Russia, per una fantastica carriera come cosmonauta, e - come se tutto questo non bastasse - la morte violenta della madre, una madre che lo ha rifiutato quando era ancora ragazzino con i primi problemi psichici. Poi la morte della sorella prediletta… traumi che sembra aver rimosso ma che continuano a condizionarlo.

Così, da un orfanotro­fio a un riformatorio, da un lavoretto a un oltraggio a un pub­blico ufficiale, Oreste è arrivato al manicomio di Imola e da trent’anni questa è la sua realtà: una realtà che però lui accetta e resta sempre allegro, canta, disegna, non dorme mai, scrive alla sua fidanzata (che ha conosciuto a un “Festival della Canzone dei Matti”). “L’Oreste” è una riflessione sull'abbandono e sull'amore ne­gato. Su come la vita spesso non faccia sconti e sia impietosa. E su come, a volte, sia più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola sulla Luna.

“L’Oreste” va in scena alla Sala Bartoli alle ore 19.30 martedì 11 e venerdì 14 gennaio, alle ore 21 il mercoledì, giovedì e sabato e replica alle ore 17 domenica 16 gennaio.