Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni
Meeting

Nel segno di Klimt

A Sagrado incontro con Marina Bressan
01/07/22
21

La Vienna a cavallo tra Ottocento e Novecento, epicentro di una vasta disgregazione politica e sociale, diventò “laboratorio della fine del mondo” secondo Karl Kraus, luogo deputato alla “gaia apocalisse”, grandioso esperimento culturale, i cui protagonisti, le figure più eminenti della scienza e dell’arte, proposero itinerari artistici e intellettuali per affrontare la crisi dell’uomo contemporaneo. E tutto ciò avveniva nei salotti dell’epoca, in eleganti caffè, in templi dell’arte e nei teatri prestigiosi. Sigmund Freud, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal, Egon Schiele, Gustav Mahler, Gustav Klimt – solo per citarne alcuni – diedero vita a opere di grande evocatività che esprimevano il piacere, il desiderio, l’angoscia e la paura, in un brillante intreccio tra Sogno e Realtà, Eros e Morte.

Nel segno di Klimt nasce un’arte nuova, la Secessione viennese, che, nonostante il nome, non voleva rompere con il passato, ma diventare un punto di riferimento tra tradizione e futuro e di apertura all’internazionalità. Gli artisti dell’“Associazione degli artisti figurativi dell’Austria, Secessione” non intendevano assumere una fisionomia locale provocatoria, ma essere europei. Dunque, più “tradizione” che “rivoluzione”; la lingua latina usata per intitolare la mirabile rivista della Secessione, «Ver Sacrum», Sacra primavera, ne è la prova, pubblicata dal 1898 al 1903. Accomunati dall’intento di creare con ogni numero un’opera totale completa – un “Gesamtkunstwerk”, in cui il testo e l’immagine si compenetravano, artisti, letterati e musicisti lavorarono insieme, editando una rivista che per la sua apertura internazionale, la cura e la raffinatezza della sua elaborazione ottenne un notevole successo in tutta Europa e anche Oltreoceano. E che affascina ancora oggi.

Marina Bressan