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Classic art

La complessità di Frida Khalo in scena a Trieste

Pamela Villoresi accompagnata dalla musicista Lavinia Mancusi e dalla body painter Veronica Bottigliero
05/12/21
ore 21 mercoledì, giovedì e sabato; ore 17 sabato e domenica
Trieste
viale XX Settembre 45
Trieste

“In “Viva la vida” Pamela Villoresi interpreta Frida Khalo, accompagnata in scena dalla cantante e musicista Lavinia Mancusi e dalla body painter Veronica Bottigliero. Uno spettacolo denso di suggestioni inserito nel cartellone “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.

Frida Khalo evoca in scena la sua complessità culturale e femminile, nello spettacolo “Viva la vida” - tratto liberamente dal romanzo omonimo di Pino Cacucci - attraverso il talento di tre bravissime, artiste che intrecciano nel suo nome diversi linguaggi. C’è innanzitutto la recitazione vibrante e attenta di Pamela Villoresi, nel ruolo della protagonista, a cui si fondono il canto e la musica di Lavinia Mancusi che incarna la compagna dell’ultimo tratto di vita di Frida, la cantante Chavela Vargas. Ed infine Veronica Bottigliero, body painter che interpreta la Pelona e sul corpo dell’attrice dipinge i segni e i soggetti dell’arte di Frida: tre donne dunque che si esprimono all’unisono per raccontare una grande donna, divenuta una vera icona.

Alla Sala Bartoli “Viva la vida” originale e affascinante pièce diretta da Gigi Di Luca, replica per il cartellone “Scena Contemporanea” del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 1 a domenica 5 dicembre.

Frida Khalo - vissuta in messico fra il 1907 e il 1954 - appare quasi come un paradosso: tormentata nel fisico fin da giovanissima (è poliomelitica), appena diciottenne è anche vittima di un grave incidente che la costringe a subire 33 operazioni, a portare un busto, a conoscere pesanti e continue sofferenze ed una tremenda fragilità fisica. Ciononostante racchiude in un’esistenza vorticosa vita e morte, sensualità e trasgressione, amore per l’arte e per la propria terra, passione e libertà: temi che animano la sua arte e che ricorrono nella sua pittura, assieme ai tanti autoritratti (a lungo immobile in un letto, ha avuto come unico soggetto da ritrarre il proprio volto che osservava in uno specchio) e alla raffigurazione dei suoi sogni, fatti di colori, fiori, figli che non ha potuto avere… Un nodo indissolubile di vitalità e sofferenza.

Impegnata in un monologo che rivolge a Chavela Vargas, Pamela Villoresi incarna una Frida molto attuale, ne esplicita i pensieri più intimi, offre al personaggio tutta la sua intensità mentre recita riflessa - significativamente - in uno specchio che la rivela al pubblico. Quello che Frida intraprende non è solo un percorso a ritroso nella sua parabola di donna e di pittrice: è la sublimazione della sofferenza a dimensione poetica, è un grido che contiene in sé dolore, grinta, fragilità, speranza.

«Frida si mette a nudo, ripercorre l’esistenza travagliata, trascorsa in bilico tra vita e morte» spiega il regista Gigi Di Luca. «Ormai stanca ed annientata dalla sofferenza, si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, lasciandosi trasportare in un’atmosfera onirica, nella quale proietta immagini e ricordi. È la Pelona, la morte, ad assistere Frida in questo lento abbandono, che la libera dalla gabbia di un corpo deteriorato e le restituisce la vita, come opera d’arte, attraverso la creazione del mito. È in Chavela Vargas, espressione di sensualità e trasgressione, che Frida trova sollievo dal tormento interiore, attraverso momenti di serenità e di intimità. Tre donne in scena, per un canto alla vita, un urlo di amore e di libertà».