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Campanari

Società
04 maggio 2011

L'arte del rintocco

a cura della Redazione
Una tradizione secolare da tramandare nel tempo. Perché nell’era della tecnologia, far suonare manualmente le campane resta una dote da salvaguardare e valorizzare. Dalla Slovenia al basso Friuli, ecco la missione dei Campanari del Goriziano.
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Campanari in azione
Società
04 maggio 2011 della Redazione

«Campanari del Goriziano» è un progetto che nasce dal desiderio di salvaguardare, valorizzare e promuovere la secolare tradizione campanaria presente ed attiva nel Goriziano. Si propone di essere un punto di riferimento per tutte le squadre di campanari della nostra terra e si caratterizza come gruppo di persone che condividono una «passione» in comune e che svolgono un servizio alle comunità.

Basandosi sulla ricca esperienza tramandata, i campanari desiderano rafforzare l’arte dello scampanio, per garantire una continuità e per non disperdere il patrimonio espresso dai singoli gruppi. Dal santuario di Monte Santo si rivolgono al Goriziano, ossia al territorio che, con Gorizia centro geografico e culturale, comprende la valle dell’Isonzo, del Vipacco, il Collio, il Carso goriziano, la Bisiacaria, Grado, la Bassa friulana, il Gradiscano ed il Cormonese.

«Attualmente – racconta il presidente del sodalizio, il gradiscano Andrea Nicolausig – i suonatori attivi nel goriziano sono circa 150: vi sono squadre composte solo da giovani con età inferiore ai 25 anni ed altre ove l’età di tutti i componenti supera i 70 anni. Volendo fare una media approssimativa possiamo dire che si attesta sui 40 anni e non vi è la presenza di suonatrici». Una rete ben insediata sul territorio e attiva tutto l’anno. «Ogni singola squadra – aggiunge Nicolausig – suona nella propria parrocchia durante le festività. Nel periodo estivo, inoltre, vengono spesso organizzate rassegne campanarie che coinvolgono più squadre, senza scordare la “Festa dei campanari del Goriziano” che si svolge il primo sabato di settembre in una località sempre diversa del nostro territorio e che, quest’anno, avrà luogo al santuario della Castagnavizza a Nova Gorica».

Oltre alle esibizioni, l’associazione si occupa di altre attività di ricerca e sviluppo dell’arte campanaria, come il recente censimento delle campane, da poco avviato. Ma se l’arte campanaria trova le sue radici in un passato ormai remoto, il suo futuro è destinato ad essere altrettanto lungo: «Ogni anno – confida il presi- dente – abbiamo in media una decina di nuovi iscritti. Periodicamente l’associazione organizza corsi specifici per diventare suonatori di campane: non sono richiesti limiti d’età, tant’è vero che le presenze variano dai bambini ai ragazzi agli adulti». La domanda successiva sorge spontanea: cosa spinge queste persone ad avvicinarsi al mondo campanario? «Si tratta di una passione – replica Nicolausig – che nasce spontanea o altrimenti è il risultato della volontà di conoscere e avvicinarsi ad uno strumento particolare come la campana, che la persona vede lontano sul campanile, ma che sente quotidianamente e quindi ritiene parte del proprio vivere. Il tutto poi si sviluppa come un servizio svolto per la comunità. Anche per questo – conclude – in futuro proseguiremo ad organizzare corsi cercando col tempo di far rifiorire gruppi di suonatori in più paesi possibile, anche in quelli dove da decenni si sente la mancanza».

 

Come si suonano le campane?

Le tecniche per suonare le campane manualmente variano a seconda della zona. In Italia vi sono numerose varianti che contraddistinguono le diverse aree con suoni, strutture di celle campanarie e sistemi di bilicatura assai diversificati. Nel Goriziano la tecnica principale si basa su concerti di tre campane, essendo questo il numero tradizionalmente presente nei campanili del territorio. I campanari, quando salgono alla cella, suonano a campane ferme o in movimento o abbinando entrambi i sistemi. A campane ferme si suona legando i battagli con catene o corde e portandoli a qualche centimetro dalla bocca della campana. Ad ogni campana corrisponde un campanaro che provvede a eseguire gli opportuni rintocchi a seconda della melodia o “battuta”. Con “battuta” s’intende la suonata a campane ferme che si basa su ritmi derivanti dalla tradizione orale o composti da suonatori. Le suonate con campane a movimento avvengono principalmente per specifici annunci (messe, momenti della celebrazione, etc.) e solitamente si fanno con tutte e tre le campane. Durante la suonata ogni tanto il battaglio della campana maggiore viene preso al lazzo in modo che non batta per alcuni “giri” lasciando spazio solo alle campane piccola e mezzana. Questa suonata è detta “danza” o “doppio”. Solitamente si eseguono anche pezzi con una sola campana in movimento (quasi sempre la grande) mentre le altre due rintoccano.

 

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