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Montagna e tradizioni

Turismo
05 settembre 2011

La magia delle malghe

a cura della Redazione
Un tempo semplici luoghi di ricovero estivo del bestiame, oggi vere e proprie gemme turistiche da cui partire verso camminate in mezzo alla natura. Per valorizzarle ha preso piede la “Via delle Malghe Carniche”.
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Splendidi panorami montani dalle malghe friulane (ph. Turismo FVG)
Turismo
05 settembre 2011 della Redazione

Agli inizio del ‘900 in Carnia si contavano ben 250 malghe, fulcro di un’economia basata sulla lavorazione del latte. Oggi se ne ritrovano attive ancora una cinquantina. Stiamo parlando di quelle costruzioni tipiche della montagna, usate nel periodo estivo per il ricovero del bestiame e la produzione dei formaggi e di altri prodotti caseari. Nella nostra regione, poi, la malga rappresenta qualcosa di speciale. Si tratta infatti di una componente altamente caratterizzante il paesaggio culturale montano del Friuli Venezia Giulia, poiché queste strutture si fanno testimonianza di un passato lontano, fatto di duro lavoro e sacrificio. Durante la bella stagione alcune malghe offrono al visitatore l’opportunità di pernottare tra le cime incantante delle nostre montagne; altre aprono invece le porte di una dimensione antica, consentendo di assistere in prima persona alla tradizionale monticazione (pascolo in montagna) del bestiame, alla produzione del formaggio e alla semplicità della vita tra i monti.

Attualmente in Carnia, Canal del Ferro, Val Canale e Gemonese sono diverse decine le malghe in cui si trasforma il latte in prodotti caseari, di cui circa venti offrono un servizio di ristorazione e di pernottamento. Le produzioni di malga contemplano i prodotti caseari più diversi: formaggio a latte misto, ricotta fresca e affumicata, burro, yogurt, formaggelle e caciotte a latte vaccino o caprino. Presso alcune malghe è anche possibile degustare salumi di produzione propria. Per valorizzare al meglio questi luoghi, l’Agenzia Turismo FVG punta sul progetto “Via delle Malghe Carniche”: una serie di percorsi immersi nella natura delle Alpi Carniche e nelle valli della Carinzia, seguendo le tradizioni culinarie della zona. Uno dei sentieri più affascinanti, in questo contesto, è quello della Fede: un percorso che accomuna culturalmente e religiosamente due versanti alpini e due Chiese Madri: quella di San Pietro in Carnia ed il Santuario di Maria Luggau in Austria. Nel territorio italiano l’itinerario attraversa la Valle del But, la Valcalda e l’Alta Val Degano.

Lungo il percorso si scoprirà la storia umana e religiosa di valligiani carnici e del Lesachtal, che con intreccio di collegamenti di media quota riuscivano a comunicare tra loro mantenendo efficienti ponti, tratturi, selciati, parapetti e opere idrauliche e ingegneristiche, nonché artitistico-popolari, che hanno del sorprendente. I borghi e le loro pertinenze (Stalis per il fieno) resistono con le loro tradizioni al consumismo dei tempi moderni mentre un consistente numero di chiesette votive (Maine) e di chiese matrici e parrocchiali danno al percorso un senso solenne di raccoglimento e riflessione. All’interno dell’Oasi faunistica di Bordaglia e della Wolayer Tal si snoda invece il Sentiero naturalistico, ricco di specie animali e varietà botaniche. Tra i punti di maggiore interesse spicca il laghetto alpino di Bordaglia, circondato da vecchi larici e ricca vegetazione arbustiva, dove trovano riparo il picchio nero, il merlo dal collare e gruppi di crocieri, oltre al monumento naturale costituito dalla spumeggiante cascata Indenfall, tra i più preziosi gioielli della catena delle Alpi Carniche. Nei margini delle aree aperte è poi facile trovare il capriolo e il cervo, mentre sulle costiere che dominano il passo pascola indisturbato il camoscio. La presenza del gallo cedrone, della pernice bianca e del francolino di monte, nonché di una colonia di marmotte giustificano il ritorno della silenziosa lince.

Per rivivere gli sforzi dei commercianti di un tempo bisogna camminare lungo il Sentiero dei Cramars, percorso utilizzato dai venditori ambulanti carnici che, con le loro crame o crassigne (sorta di gerle) sulle spalle, trasportavano varie mercanzie verso territori d’oltralpe. Il tragitto attraversa la più importante scogliera del Paleozoico Carnico, ricca di fossili ben conservatie facilmente osservabili. Il luogo, severo e imponente, è sorvolato dalle aquile che trovano nelle guglie sovrastanti riparo e possibilità di riprodursi. Colonie di agili marmotte interrompono il silenzio del maestoso paesaggio carnico e carinziano, dando il benvenuto a chi arriva nei dintorni del lago Volaia per ammirare la fioritura della particolare Anemone baldensis o della rara Sibbaldia Prostrata. Il Sentiero della Via Romana ripercorre invece il tratto alpino della Via Iulia Augusta che collegava gli abitati dell’Impero Romano con quelli del Norico. Una via di cui sono visibili numerose tracce: selciati, gradini ricavati dalla roccia, resti di muri. In particolare s’incontrano tre iscrizioni romane scolpite nella roccia che segnalano cambiamenti di tracciato della strada realizzati al fine di evitare pericoli ad animali e uomini. Il percorso è piacevole e ombreggiato ed attraversa una varietà di ambienti che permettono l’osservazione di diverse specie faunistiche. Un nutrito gruppo di mustelidi (faina, ermellino e scoiattoli) e lepidotteri variopinti allietano i dintorni delle casere. Sempre per il suo passato, un ruolo importante lo ricopre il Sentiero Storico che raccorda numerosi reperti storici (trincee e vie d’accesso) italiani e austriaci della Grande Guerra.

Un’atmosfera che cambia lungo il Sentiero dei Pastori, antico itinerario di transumanza di animali, che fungeva da collegamento tra pastori che utilizzavano i pascoli carnici e carinziani delle Costa Alte della Catena Carnica. Gli ampi pascoli della conca di Pramosio, le mandrie di giovenche e vacche da latte delle malghe Bischof (alta e bassa), la ricchezza e varietà dei prodotti di malga e la calda ospitalità dei pastori di ambedue i versanti, fanno di questo itinerario un percorso d’interesse umano, culturale e turistico. Particolare attenzione merita il monumento naturale che s’incontra salendo dopo venti minuti da Timau: il Bosco Bandito di faggio. Maestosa, con numerosi esemplari di pregio, la faggeta è stata di proprietà del Patriarcato di Aquileia e della Repubblica di San Marco.

Da Paularo prende il via il Sentiero dei Silenzi, che si snoda lungo un territorio solitario, rifugio di una pluralità di animali e vegetali. Qui, l’abbondante ruscellamento e le copiose sorgive rendono possibile la crescita di piante quali il trifoglio acquatico, la sassifraga stellata ed il crescione. Nei tratti più ombreggiati il gatto selvatico, veloce e silenzioso, può attraversare il sentiero perché disturbato nella caccia del rumoroso cedrone o dell’affaccendata nocciolaia.

Lungo il Sentiero dei Celti i ritrovamenti nelle vicinanze del rifugio Fabiani e a Paularo confermano l’esistenza di un collegamento pre-Romano tra la Valle del Gail e l’alta Val d’Incaroio. L’itinerario attraversa radure arbustive, prative e pascoli. Sempre immerso nel verde lussureggiante di arbusti, erbe medicinali e fioriture particolari, solo nel tratto Casera Ramaz Bassa-Alta e Staniger Alm-Kirchbach presenta boschi di abeti e faggi. È l’habitat ideale per incontrare mandrie al pascolo e per osservare in silenzio una fauna stanziale abbondante e diversificata.

Sicuramente più pericoloso, a suo tempo, era il Sentiero dei Contrabbandieri; poco frequentato e con facili nascondigli era battuto da contrabbandieri di spezie, sale e tabacco da pipa e da fiuto. Oggi è un percorso naturalistico con varietà di ambienti, alberi, arbusti e vegetazione di sottobosco. Nei prati umidi e nelle fresche risorgive prosperano la rana, il tritone e la salamandra pezzata. Lungo il sentiero affiora la formazione dell’Hochwipfel del periodo Carbonifero, qui rappresentata da un’alternanza di argilliti, siltiti e arenarie di color grigio nerastro ben stratificate. Per concludere affrontiamo il Sentiero del Formaggio, un percorso ad anello che collega malghe carniche e carinziane dove è possibile assistere alla lavorazione e trasformazione del latte. Un itinerario, quindi, che rende possibile la scoperta dell’antico-moderno mestiere del casaro. Lungo il percorso si può osservare la Grotta di Attila, in versante italiano, dove sembra sia stato individuato un rarissimo anfibio primordiale; i due cippi confinari del 1887 nelle vicinanze di Cason di Lanza; gli ampi spazi prativi e le vaste brughiere alpine alternate da conche morenico-glaciali ancora molto evidenti; la maestosità della Creta di Aip e un vasto panorama di monti che si estendono fino alle cime slovene. Tutti ingredienti magici di uno spettacolo naturale da gustare in ogni suo aspetto.

 

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