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L'analisi

L'analisi
13 aprile 2011

Lettera ad un risparmiatore mai nato

di Paolo Marizza
Semplificare per crescere: strategie e riforme della finanza personale al servizio dei cittadini.
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L'analisi
13 aprile 2011 di Paolo Marizza Image

Caro risparmiatore, in questi periodi di turbolenza finanziaria, di volatilità dei mercati e di impoverimento della ricchezza individuale e familiare, come ti orienti e che valutazioni fai per tutelare i tuoi risparmi e la sostenibilità dei progetti di vita? Hai dedicato un tempo adeguato all’analisi delle tue esigenze attuali e future? Quanto tempo dedichi all’informazione finanziaria? Ci dedichi la stessa attenzione di quando acquisti un’automobile, un computer, un capo d’abbigliamento o un mobile per la casa? Hai compreso le caratteristiche di rendimento e di rischio del tuo investimento? Prima di sottoscrivere contratti relativi a servizi di investimento ne hai letto i contenuti?

Potrebbe essere questo l’incipit di una lettera al risparmiatore tipo che, parafrasando una più nobile letteratura, volesse rivendicarne i diritti e sollecitarne la consapevolezza. È verosimile che le risposte del risparmiatore italiano medio alla maggior parte di queste domande risultino negative, come emerge da molte ricerche sul comportamento finanziario degli italiani. Eppure dopo gli scandali finanziari che hanno segnato la nostra storia recente e la crisi globale, molteplici sono state le iniziative di carattere istituzionale e normativo finalizzate alla tutela del risparmiatore. Le scelte in materia di finanza personale seguono logiche, complice la crisi, che nel migliore dei casi risultano sub ottimizzanti e vedono allocato il risparmio in investimenti a rischio contenuto, il cosiddetto risparmio cautelativo, ma con rendimenti reali (al netto dell’inflazione) negativi.

Frequentemente nella non completa consapevolezza del risparmiatore. O viceversa, spesso il risparmiatore ritiene di aver effettuato investimenti con ritorni bassi, comunque non soddisfacenti, mentre i rendimenti reali risulterebbero congrui. Le ragioni di tale situazione sono molteplici e chiamano in causa tutte le parti in gioco: intermediari finanziari, risparmiatori ed istituzioni. Il tema dell’educazione finanziaria è anche all’attenzione del Parlamento, con proposte di legge che prevedono lo stanziamento di fondi per sovvenzionare progetti di educazione finanziaria realizzati dalle associazioni di consumatori. L’opinione di chi scrive è che tale iniziativa può risultare meritoria qualora si volesse promuovere la crescita nel medio periodo di una cultura finanziaria diffusa nell’ambito di percorsi formativi da istituzionalizzare nel sistema scolastico, a partire dalle scuole medie e superiori di ogni ordine e grado. Per quanto concerne il cittadino/risparmiatore medio, tale iniziativa potrebbe invece risultare inefficace se non accompagnata da altre iniziative di carattere strutturale.

Per spiegarmi meglio consentitemi una digressione che ci riporta all’attualità delle crisi in corso. In questo primo scorcio d’anno le condizioni dei sistemi finanziari ed industriali rivelano un quadro d’insieme a macchia di leopardo. Superato il rischio sistemico della crisi finanziaria che aveva messo in ginocchio il settore bancario, il lento ritorno alla normalità presenta caratteri di incertezza e fragilità. Mentre le economie avanzate stanno provando ad uscire dalla profonda recessione della seconda parte del 2009 con una ripresa lenta appesantita da elevati tassi di disoccupazione, le economie emergenti dell’area asiatica mostrano una ripresa economica robusta che tuttavia può presentare rischi di sostenibilità. Nel contempo si è manifestata la crescente dilatazione dei deficit e dei debiti pubblici, che riguarda sia i maggiori  paesi industrializzati (Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna ecc.), sia i paesi mediterranei nella zona euro, creando tensioni valutarie e nei mercati obbligazionari.  In questo contesto i mercati azionari hanno registrato un’importante flessione, seguita ad inizio marzo da una ripresa delle quotazioni.

Il continuo alternarsi di notizie positive e negative su dati macroeconomici, industriali e delle finanze pubbliche sospinge i mercati finanziari in un ottovolante con curve pericolose: sono le curve dei tassi di interesse e degli andamenti dei mercati (azionari e obbligazionari in particolare). Senza scendere nei tecnicismi, queste curve presentano importanti disallinea­menti: basti dire che se i mercati azionari salgono ci si attenderebbe che la ripresa sia robusta e che il rischio di ricadute sia minimo. Ma si sta verificando l’inverso. È come se la Ferrari stesse riprendendo il cammino dei successi passati, ma i broker delle scommesse sulle vincite dei gran premi la quotassero perdente. A questo punto la maggior parte degli analisti prevede due scenari: 1) l’economia si riprende velocemente e il mercato azionario continua la sua crescita, riducendosi il costo del rischio (questo scenario implica un’inflazione sostenuta nei prossimi anni); 2) la ripresa permane lenta e graduale e l’eccesso di liquidità immesso dalle banche centrali viene drenato in quanto risultato di misure straordinarie (questo secondo scenario implica che il mercato azionario ripieghi significativamente dagli attuali livelli). Quale scenario scegliereste per orientare le vostre scelte? In quali prodotti investireste?

L’incertezza che grava sugli scenari delineati non è una condizione specifica dell’attuale contesto economico: come il passato insegna, è destinata a perdurare nel tempo. La rivoluzione finanziaria che ha caratterizzato gli ultimi decenni ha ampliato a dismisura le opportunità di scelta offerte ai risparmiatori (mutui casa, assicurazioni, previdenza integrativa, ecc.), ma questa apparente libertà si è spesso tradotta in decisioni disastrose non solo per il benessere del singolo ma anche per la collettività, creando maggiori fabbisogni di protezione sociale e di finanza pubblica. Nell’economia finanziaria volatile e dinamica dei giorni nostri il divario tra il “sapere finanziario” del risparmiatore medio e quello richiesto necessiterebbe uno sforzo educativo formidabile. Intendiamoci: non c’è niente di sbagliato nella promozione di una cultura finanziaria diffusa, ma il costo di tale investimento se non inquadrato in un contesto di riforme strutturali potrebbe risultare superiore ai benefici. Ad esempio potrebbe favorire una maggiore fiducia ed autonomia nelle decisioni di investimento da parte dei risparmiatori senza per questo migliorarne le capacità di scelta ed il relativo benessere. Per favorire la nascita di un “nuovo risparmiatore”, attrezzato per confrontarsi con un ambiente sempre più complesso e dinamico, si dovrebbero introdurre altri interventi che comprendono: l’accessibilità e lo sviluppo di una vera consulenza finanziaria indipendente da chi produce i servizi, che affianchi e fornisca supporto decisionale continuativo al risparmiatore; la modifica dei sistemi di incentivazione delle reti di vendita dei prodotti finanziari, collegandoli ad esempio al conseguimento degli obiettivi del risparmiatore, non solo di breve ma anche di medio e lungo periodo; la drastica semplificazione dell’offerta di servizi di investimento.

Per ragioni di spazio mi soffermo solo sul terzo punto, che peraltro mi sembra rivestire il carattere di “culla” della rinascita di una nuova cultura del risparmio. Se si vuole realizzare una “vera” trasparenza in tema di prodotti finanziari, attraverso una comunicazione ed informazione fruibile, bisognerebbe semplificare l’offerta dei prodotti, rendendone comprensibili le caratteristiche, i costi ed i rendimenti anche in un contesto di bassa cultura finanziaria e di abitudini di investimento ed approcci spesso condizionati da percezioni e relazioni non equilibrate. Questa “strategia della semplicità” andrebbe accompagnata anche dalla riduzione dei prodotti offerti, attualmente nell’ordine delle diverse centinaia, almeno con riferimento al segmento dei risparmiatori più vulnerabili, che sono la maggioranza. Semplificare non è la panacea, ma sicuramente consentirebbe valutazioni più consapevoli, ridurrebbe il carico informativo, consentirebbe agli “educatori” di meglio svolgere il proprio ruolo e ai consulenti indipendenti di meglio supportare le scelte di investimento attraverso migliori comparazioni tra prodotti. Alcuni intermediari e banche, quelli più innovativi, stanno muovendo i primi passi in questa direzione, consapevoli che “semplificare la vita” al risparmiatore migliora i risultati ed il benessere per entrambi. Ed anche il “nuovo” risparmiatore inizierebbe a muovere i suoi passi con più autonomia in un territorio più sicuro.

 

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