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Ottimismo e Pessimismo

Salute
16 ottobre 2011

La Psicologia è una questione di Filosofia?

di Giuliana De Stefani
Spesso il lato psicologico delle cose può cambiare le nostre prospettive.
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Salute
16 ottobre 2011 di Giuliana De Stefani

Ognuno di noi, giovane, adulto o anziano, possiede una propria visione del mondo, cioè una sintesi delle conoscenze che ha acquisito negli anni relativamente all’ambiente, alla società e a se stesso. In sostanza ogni persona, in ogni fase della propria vita, è portata a costruire una specifica cornice di pensiero per contenere la complessità delle esperienze maturate nella quotidianità. Siamo sempre alla ricerca di nessi tra gli eventi che ci accadono, desideriamo trovare “una logica” o un legame causa-effetto che spieghi e colleghi due fatti... Questo bisogno di logica è “biologico”, inscritto nel substrato fisico della specie umana e si manifesta con la funzionalità cerebrale.

È anche “psicologico” poiché governa gran parte dei nostri meccanismi di adattamento all’ambiente in senso relazionale ed intrapsichico. Quando ci sentiamo dire: “... eh! Ma come sei pessimista!”, è molto probabile che il nostro interlocutore stia operando inconsapevolmente un paragone tra la sua personale visione del mondo (più rosea) e la nostra (più cupa) in relazione ad uno specifico fatto o problema. Potremmo anche non occuparci di concetti apparentemente banali come il pessimismo o l’ottimismo, che sembrano quasi temi da bar o da spiaggia, se in realtà queste macro-visioni non agissero concretamente sulla nostra filosofia pratica, orientando i nostri comportamenti. Ora, è abbastanza semplice capire “a che cosa serve” essere ottimisti: vivi tutto con maggiore leggerezza, confidi nel domani, anche nelle avversità conservi una sostanziale convinzione che ogni cosa si aggiusterà, che qualcuno ti aiuterà, che la situazione infine si rivelerà meno seria del previsto.

Qualche difficoltà invece la incontriamo nello spiegare il pensiero negativo, il pessimismo. Se è così diffuso, evidentemente soddisfa alcune esigenze delle persone, è senz’altro funzionale al mantenimento di un equilibrio intrapsichico e relazionale. Insomma, per la psiche non tutto ciò che è nero e negativo... è negativo! In sostanza possiamo comprendere l’efficacia pratica delle soggettive visioni del mondo dicendo che ogni filosofia personale intesa come conoscenza del mondo racchiusa in uno schema razionale che contiene la complessità, ci permette di orientarci nel mondo, di agire e di non agire, ma soprattutto di sapere perché in alcune circostanze agiamo ed in altre no. Le filosofie personali sono farcite di meccanismi psicologici, cioè di automatismi reattivi essenzialmente difensivi il cui scopo è la salvaguardia dell’integrità dell’assetto psicologico e della identità della persona.

L’origine filogenetica delle difese ci rende inconsapevoli della loro attivazione e di conseguenza tutte le filosofie personali sono abbastanza resistenti ad ogni tentativo di cambiamento: se credo facilmente ad una certa storia raccontata da un amico, se confido sempre nell’aiuto degli altri, se credo che tra cinque candidati non potranno mai scegliere me, è probabile che io possieda un ben consolidato schema mentale che influirà con modalità pratica e ripetuta sul mio modo di agire. Quindi la filosofia soggettiva si rivela uno dei punti d’indagine più utili nell’analisi psicologica di una persona: gli schemi con i quali configuriamo il mondo condizionano la nostra vita, ci ritroviamo a ripetere azioni che la nostra mente riesce a prevedere ma non possiamo fare cose che non riusciamo a pensare (ancora) poiché attualmente sono estranee alla nostra cornice filosofica...

Un secondo livello di indagine sulla personalità si concentra proprio sui meccanismi psicologici che si attivano con forza diversa in soggetti differenti. Filosofia pratica e cura di sé sono la base dell’“ars bene vivendi”, l’arte di vivere bene secondo Schopenhauer, e poco hanno a che fare con la tradizione accademica. Piuttosto sono in diretta relazione con la creazione di un’estetica dell’esistenza che si sostanzia nella maturità: ognuno di noi può arrivare a configurare la sua propria esistenza in una forma riuscita e saggiamente dare consigli a se stesso lungo il cammino. Conoscere se stessi implica proprio un atteggiamento di osservazione pratica del nostro modo di agire “tendenziale”. La scoperta che in una situazione attiviamo sempre gli stessi meccanismi, ci può far intuire che non siamo liberi, esplorativi, in sintonia con la circostanza specifica, ma che stiamo ripetendo modelli di comportamento vecchi, in una sorta di risparmio delle energie psichiche. Le visioni del mondo e le filosofie hanno infatti anche una potente finalità economica: ci fanno risparmiare la fatica dell’esplorazione e dell’elaborazione dei dati relativa alla situazione ma soprattutto ci consentono rapide decisioni a costo (apparente) vicino allo zero.

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