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Giustizia più snella?

Diritto
06 giugno 2010

La mediazione civile

di Massimiliano Sinacori
Dal 4 marzo 2010 è previsto un nuovo sistema di mediazione
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Diritto
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Il recentissimo D.Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010 – attuativo della delega contenuta nell’art. 60 della legge di riforma del processo civile n. 69 del 2009 – prevede un nuovo e particolare sistema di mediazione, preliminare rispetto all’instaurazione di un eventuale processo civile, congegnato allo scopo di deflazionare l’ingente carico di lavoro che attanaglia i Tribunali italiani, limitando la possibilità per il cittadino di ricorrere all’Autorità giudiziaria in tutti quei casi in cui sia sufficiente semplicemente l’intermediazione di un soggetto qualificato, terzo e super partes, per dirimere la controversia che lo vede coinvolto.

Innanzitutto il D.Lgs n. 28/2010 fornisce una serie di definizioni che meglio orientino il cittadino: secondo l’art. 1 la mediazione è quella «attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa».

Il terzo imparziale è il mediatore, ovvero «la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo». Per poter beneficiare di questa nuova procedura conciliativa occorre presentare un’apposita domanda di mediazione agli organismi deputati a gestire il procedimento, quali ad esempio i Consigli dell’Ordine degli avvocati presenti in ciascun Foro, o i Consigli degli Ordini di altre categorie professionali, ciascuno organizzato con i propri mezzi ed il proprio personale, ovvero ancora enti pubblici o privati predisposti all’attività di mediazione.

Tale sistema, come già anticipato, sarà finalizzato ad addivenire ad una conciliazione tra le parti contrapposte, che il Decreto definisce appunto come una «composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione». L’art. 5 del D.Lgs. 28/2010 (che, tuttavia, avrà efficacia decorsi 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso proprio per consentire la realizzazione e l’organizzazione pratica di questo nuovo strumento giuridico quanto a strutture, formazione del personale e dei mediatori stessi) prevede l’obbligatorietà della procedura di mediazione qualora si intenda avviare un’azione in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari, finanziari.

L’obbligatorietà della procedura – in queste specifiche materie – comporta l’improcedibilità (cioè l’impossibilità a proseguire) della domanda che sia stata rivolta direttamente al Giudice senza previamente aver attivato la procedura di mediazione. Per esemplificare, qualora taluno subisse dei danni a causa di un incidente stradale e, convinto che sull’altro automobilista gravi il 100% della colpa, gli venisse negato un risarcimento del danno o comunque non fosse soddisfatto del risarcimento offertogli, non potrebbe più citare direttamente l’altro automobilista innanzi al Giudice di Pace o al Tribunale competente, bensì dovrebbe depositare domanda di mediazione presso un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, o altro organismo di volta in volta designato, il cui responsabile nominerà un mediatore fissando un primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda. Qualora invece l’automobilista “scontento” citasse immediatamente in giudizio l’altro automobilista senza il preventivo esperimento della procedura di mediazione, il Giudice dovrà dichiarare tale domanda improcedibile (e rinviare quindi il procedimento, assegnando alle parti un termine di giorni quindici per la presentazione della domanda di mediazione).

Nei casi di obbligatorietà dell’attività di mediazione, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, in ipotesi di mancata conciliazione, rimane impregiudicato il diritto di ciascuna parte ad instaurare un ordinario giudizio civile per far valere le proprie ragioni. Allo stesso modo, all’infuori delle ipotesi legislativamente previste per le quali è obbligatorio il previo esperimento della procedura di mediazione, le parti sono libere – in base alla loro capacità di autodeterminazione – di prevederla come facoltativa e quindi di scegliere se avvalersi della mediazione o adire le competenti Autorità Giudiziarie in via ordinaria.

Il procedimento di mediazione previsto dal D.Lgs. 28/2010 non potrà avere una durata superiore ai quattro mesi, decorrenti dalla data di deposito della domanda di mediazione presso un organismo. Ciò, evidentemente, per ragioni di speditezza e celerità. Qualora il mediatore, che dovrà adoperarsi affinchè le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia, fosse chiamato a conciliare liti richiedenti specifiche competenze tecniche, l’organismo potrà nominare uno o più mediatori ausiliari o comunque il mediatore potrà avvalersi di esperti iscritti negli Albi dei Consulenti tecnici presso i Tribunali.  Se, nonostante la mediazione, non si raggiungesse alcun accordo, ai sensi dell’art. 11 D.Lgs. 28/2010, sarà lo stesso mediatore a formulare una proposta di conciliazione, che le parti potranno accettare o rifiutare, ferme restando le diverse conseguenze, in caso di rifiuto, in tema di spese processuali qualora successivamente venisse instaurato un ordinario giudizio civile.

Dell’accordo eventualmente raggiunto tra le parti in sede di mediazione verrà dato atto in apposito verbale che, ad istanza di una delle parti stesse, potrà essere omologato dal Presidente del Tribunale competente e valere come un vero e proprio titolo esecutivo; vale a dire che, muniti di tale atto, sarà possibile procedere ad espropriazione forzata, ad esecuzione in forma specifica ed ad iscrizione di ipoteca giudiziale. Il D.Lgs. 28/2010 prevede inoltre che tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di mediazione saranno esenti dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura.

In caso di accordo tra le parti, il verbale in cui lo stesso confluirà non sarà soggetto al pagamento dell’imposta di registro se la controversia risolta con la mediazione superi il valore di 50.000 euro. Dovranno invece essere corrisposte all’organismo di conciliazione delle indennità, il cui ammontare verrà stabilito con appositi decreti ministeriali, non ancora emanati. Nel frattempo, saranno applicate le disposizione contenute nei decreti del Ministero della Giustizia 23 luglio 2004, n. 22 e 23 luglio 2004, n. 223. 

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