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Nella mente di un uomo qualunque

L'autore della porta accanto
06 maggio 2012

Christian Colussi

di Andrea Doncovio
Durante una vacanza si stupì del successo letterario dell’allora comico Giorgio Faletti. «Ho pensato che anch’io avrei potuto reinventarmi». Con Nella mente di un uomo qualunque, Christian Colussi ha dimostrato che aveva ragione.
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Christian Colussi alla presentazione del suo libro
L'autore della porta accanto
06 maggio 2012 di Andrea Doncovio Image

Nella mente di un uomo qualunque, partiamo dal titolo: che tipo di uomo è Christian Colussi?

«Sono una persona un po’ introversa che negli anni ha imparato a smussare alcuni lati del suo carattere trovandosi, per lavoro, nella situazione di gestire risorse umane e relazionarsi con la gente.  Al bicchiere mezzo vuoto preferisco decisamente quello mezzo pieno in quanto sono convinto che nella vita siamo noi a creare le possibilità per migliorare, con i nostri pensieri e le nostre emozioni. Tra i tanti difetti citerei la fretta, che il più delle volte è una cattiva alleata della mia serenità. Una parte del carattere che mi distingue è senz’altro la serietà (a volte anche troppa) e la puntualità che è sempre un buon biglietto da visita».

Un uomo serio e ottimista. Con quali passioni?

«La musica è parte fondamentale della mia vita. È sempre stata una fedele compagna fin dall’adolescenza. La riconosco come un mezzo attraverso il quale riversare le emozioni, felici o tristi che siano».

Quali sono i suoi generi preferiti?

«Da ragazzo ascoltavo molto heavy metal, perché in qualche modo mi aiutava a superare la timidezza che mi caratterizzava. Nel tempo ho imparato ad allargare gli orizzonti e ad apprezzare vari generi».

E oltre alla musica?

«L’altra grande passione è il canto, quello puro senza grandi pretese tra le mura di casa o in macchina mentre vado al lavoro. Come la musica e la scrittura, è un’arte che ti porta in un’altra dimensione e soprattutto regala emozioni uniche».

Fra poco parliamo del Colussi scrittore. Quello lettore, invece, com’è?

«La lettura per me è un caposaldo. Il mio rammarico è di averla apprezzata poco nel periodo scolastico, forse perché la vedevo come un’imposizione. È entrata in punta di piedi nella mia vita quando in qualche modo è divenuta una necessità irrinunciabile». 

I suoi autori di riferimento?

«Sono cresciuto leggendo Stephen King e Ken Follett: il mio libro preferito è L’ombra dello scorpione. Oltre ai romanzi amo leggere saggi e libri che mi stimolano a riflettere sulle problematiche della vita, con la voglia continua di aprirmi a nuovi punti di vista. Tra tutti ho una collezione di libri di Osho (mistico indiano, ndr), che sono stati molto utili per la mia crescita spirituale». 

Di solito quando trova il tempo per leggere?

«In verità ne ho molto poco, ma cerco di sfruttarlo al meglio. Porto sempre con me un buon libro e nei tempi di attesa mi immergo nella lettura».

E quello per scrivere?

«La scrittura per me richiede massimo silenzio e zero distrazioni. Considerando una giornata tipo, che mi vede fuori casa per tredici ore al giorno, sono costretto a dedicarmi alla mia passione nella tarda serata. Non è sempre facile trovare le energie e l’ispirazione perché il più delle volte è la stanchezza a prevalere. Per questo anche durante la giornata prendo appunti o trascrivo idee interessanti che passano nella mente per lo sviluppo della trama che sto scrivendo».

Lei è felicemente sposato e papà di due splendidi bambini. Il protagonista del suo romanzo, Jean Cassel, è marito di una donna che non può avere figli e vede sgretolarsi il suo matrimonio: come mai questa trama?

«Riuscire a coronare il proprio sogno d’amore con la nascita di un figlio è qualcosa di straordinario. Purtroppo un numero sempre maggiore di coppie si trova ad affrontare il problema dell’infertilità o altre patologie legate a motivi di stress che non permettono loro di avere figli. Nel mio libro è divenuta la causa scatenante della rottura del rapporto perfetto di Jean e Annie».

Quando ha deciso di iniziare a scrivere il romanzo?

«Nell’estate 2006 io e mia moglie eravamo in attesa della nascita del nostro primo figlio. Ricordo che un giorno stavo leggendo un articolo di giornale che parlava dell’enorme successo avuto dal primo libro di Giorgio Faletti…».

Io uccido

«All’epoca conoscevo il comico ma mai potevo pensare che avrebbe potuto trasformarsi in uno scrittore affermato. Eppure ci era riuscito. Ho interpretato quell’articolo come un messaggio, come un’occasione da cogliere al volo».

E quindi?

«Ho pensato che anch’io avrei potuto reinventarmi, con l’umiltà di chi parte da zero ma con la convinzione di avere parecchie cose da dire. La storia poi è stata una conseguenza quasi naturale di quelle settimane. In quel periodo stavo leggendo un saggio che trattava l’esperienza di vite passate. L’argomento stimolava molto la mia curiosità e da lì a inventare una prima bozza di trama il passo fu veramente breve».

Da una bozza di trama ad un romanzo completo il passo però è lungo…

«Nei mesi successivi mi sono buttato a capofitto nella prima stesura, rendendomi conto che per scrivere un romanzo bisogna saper tenere a bada l’impeto iniziale e pesare bene ogni parola».

Ha mai pensato di non riuscire a terminarlo?

«Ci sono stati alcuni momenti di sconforto, soprattutto quando per riparare ad errori causati dall’inesperienza, ho dovuto riscrivere interi capitoli. Nonostante tutto ho sempre saputo ripartire con stimoli nuovi e con la convinzione di portare a termine il mio lavoro».

Mentre lo scriveva si è confrontato con qualcuno per dei consigli?

«Ricevere le critiche è stato il primo passo che mi ha permesso di capire le cose che non andavano. Successivamente ho messo mano alla bozza più volte, dalla prima all’ultima pagina, cercando di fare miei i consigli che ricevevo e forgiando di volta in volta il mio modo di scrivere».

Chi è stata la prima persona che lo ha letto?

«Mia moglie. Ha letto sia le bozze iniziali che le successive modifiche. Fin da subito ha apprezzato la trama e il coinvolgimento emotivo che aveva provato. Senza risparmiare qualche critica…».

Del tipo?

«Sulla mia scelta di inserire alcune esplicite scene di sesso nella trama del romanzo».

Restiamo sulla trama, senza svelare troppo. Il suo libro lancia una pesante accusa contro la pena di morte: perché questa scelta?

«Il senso di vendetta che scaturisce da questo atto spinge molte persone a schierarsi a favore. L’idea di inserirlo nella trama è nata con uno scopo preciso: far ragionare. Ho cercato di dare la possibilità al lettore, attraverso i vari punti di vista dei personaggi, di valutare questa condizione che ancora oggi esiste in alcuni Paesi del mondo.  Se ciò avverrà, avrò centrato un obiettivo importante senza aver imposto la mia idea a nessuno».     

Può scegliere di far leggere il suo romanzo a un personaggio famoso: chi sceglie?

«Nicolas Cage, perché è l’attore che mi ha ispirato nel momento in cui immaginavo le azioni del personaggio principale del libro. Se mi proponessero di utilizzare la trama per lo sviluppo di un film credo sarebbe la persona adatta per interpretare Jean».

Torniamo al titolo e agli “uomini qualunque”: nella nostra società chi sono i Jean Cassel?

«L’uomo qualunque è uno di noi, l’amico della porta accanto con le sue sicurezze e le sue debolezze che lo accompagnano nel cammino della vita.  Questo personaggio rappresenta da un lato l’apparenza che ognuno di noi, per scelta o per obbligo, dimostra agli altri, dall’altro tutta la fragilità e l’insicurezza di un uomo».

Dopo questa prima fatica letteraria, le piacerebbe scrivere un altro libro?

«Al momento ho per la testa un paio di trame che potrebbero diventare il mio prossimo libro. Sarà senz’altro un thriller perché è il genere che prediligo, ma nutro la speranza, un giorno, di scrivere un romanzo che possa emozionare me e i lettori attraverso una storia d’amore».

Guardiamo al futuro: come si immagina fra 10 anni?

«Sereno, con qualche capello bianco in testa, seduto assieme alla mia famiglia su un ampio divano. Sulle pareti, volumi di ogni genere trasudano energia ed emozioni mentre io leggo a voce alta alcuni passi dei miei romanzi».

Chiudiamo restando nel breve termine: qual è il suo prossimo progetto?

«Vorrei diventare donatore di sangue: è una cosa che sento dentro da un po’ e credo sia giunto il momento di farlo».

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