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Chiara Zotti e il CNTDP

Attualità
29 gennaio 2015

Prevenire è meglio che curare

di Andrea Doncovio
Anche in FVG è attivo il Coordinamento Nazionale dei Tecnici della Prevenzione. Alla sua guida c’è una giovane goriziana: «Per promuovere la sicurezza sul lavoro dobbiamo partire dall’informazione».
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I membri del CNTDP del FVG. Da sinistra: Nicholas Grunwald, Tommaso di Santo, Claudia Carosi, Massimiliano Allegra, Giulia Crasna, Chiara Zotti, Gabriele Cascini, Martina Cogaj. Del gruppo fanno parte anche Debora Dordolo e Barbara Laterza
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29 gennaio 2015 di Andrea Doncovio Image

In una regione in cui negli ultimi cinque anni sono stati denunciati oltre 97 mila infortuni sul lavoro, di cui novanta con esito mortale, la nascita del Coordinamento Nazionale dei Tecnici della Prevenzione (CNTDP) rappresenta un segnale già di per sé positivo. E sebbene lo scopo primario di questa organizzazione senza fi ni di lucro e caratterizzata dalla gratuità delle cariche associative sia quello di tutelare in primis la fi gura professionale del Tecnico della Prevenzione, il suo operare nell’ambito della promozione della salute e della sicurezza costituisce una svolta fondamentale a prescindere.

Formatosi ufficialmente lo scorso 25 settembre, il Coordinamento ha messo subito solide radici anche in Friuli Venezia Giulia, sotto la guida della 26enne goriziana Chiara Zotti che, nonostante la giovane età, ha già conseguito due master nell’ambito delle tecniche della prevenzione.

«Pur non essendoci un albo per la nostra fi gura professionale – racconta durante la visita alla nostra redazione – in regione il numero dei tecnici della prevenzione supera le trecento unità: ecco perché il Coordinamento è una tappa imprescindibile per lo sviluppo di queste professionalità».

Anche perché nonostante i proclami di governi e organizzazioni sindacali, l’ambito sicurezza in Italia presenta ancora più ombre che luci. A 360 gradi. «Il nostro obiettivo – sottolinea Zotti – è quello di generare un cambiamento, attraverso un percorso di sensibilizzazione della collettività. In futuro vorremmo vedere una società aggiornata sui temi della prevenzione, in modo da aumentarne lo standard qualitativo richiesto dalle normative e di conseguenza un miglioramento degli stili di vita, oltre che a una diminuzione dei costi sociali».

Un obiettivo da perseguire in che modo? «Innanzitutto – prosegue – dobbiamo rendere quella del Tecnico della Prevenzione una professione riconosciuta per capacità e competenza. Tra i nostri compiti c’è inoltre l’incentivazione, attraverso percorsi informativi e formativi, dell’educazione alla salute e alla sicurezza della popolazione, promuovendo corsi, incontri e seminari incentrati nell’ottica della condivisione dei temi trattati, sviluppando così la “buona formazione” indispensabile per una società istruita e aggiornata sulla prevenzione».

E se da un lato i settori in cui operano i tecnici della prevenzione spaziano dall’igiene e sanità pubblica fino alla sicurezza sul lavoro e quella alimentare, il filo conduttore che deve unire i diversi interventi, secondo Zotti, è ben definito: «Nel nostro Paese si parla di sicurezza sempre e solo dopo che le disgrazie sono accadute. Questo perché la sicurezza delle persone in generale e dei lavoratori in particolare viene sovente percepita come un costo a carico dello Stato o delle aziende. Invece gli infortuni sul lavoro hanno un costo sociale enorme, stimato attorno ai 25 miliardi di euro all’anno: una cifra pari al 3% del Prodotto interno lordo. Per questo lo sforzo principale deve essere rivolto all’informazione».

In altre parole, conoscere per essere in grado di prevenire. «Senza l’informazione – conclude Zotti – non è possibile completare le altre due fasi del percorso di prevenzione: la formazione e l’addestramento. E attualmente, anche nella nostra regione, l’informazione è scarsa e il più delle volte inefficace. Dalla difficoltà di comunicare con gli stranieri che non padroneggiano bene la nostra lingua all’inadeguatezza dei messaggi sulle norme di sicurezza che vengono propinati alla popolazione solo perché “si deve farlo”: dobbiamo metterci in testa che ogni messaggio è inutile se non viene compreso e fatto proprio dai destinatari. E vista l’importanza della questione, è una sfida che tutti noi non possiamo permetterci di perdere».

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