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Concorso "Persona e Comunità"

Società
25 febbraio 2015

Da Torino un premio in rosa per Trieste

di Rosanna Ferfoglia
Il Comune triestino conquista il primo premio per la sua attività di contrasto alla violenza sulle donne.
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Il Municipio di Trieste (ph. Maurizio Valdemarin, archivio Turismo FVG)
Società
25 febbraio 2015 di Rosanna Ferfoglia

Grazie al progetto "No alla violenza!-In Teatro" contro la violenza sulle donne, il Comune di Trieste è risultato vincitore del Primo premio assoluto nella sezione Apprendimento e Formazione al concorso "Persona e Comunità" del Centro Studi Cultura e Società di Torino.

La cerimonia di consegna del riconoscimento, che valorizza le migliori iniziative finalizzate allo sviluppo, al benessere e alla cura della persona, avrà luogo nel capoluogo piemontese venerdì 27 febbraio, nell'ambito del Convegno nazionale intitolato "La centralità della persona nei migliori progetti della Pa e del Volontariato".

Il progetto, che ha coinvolto nel tempo oltre mille studentesse e studenti di alcune scuole superiori cittadine, promuovendo al contempo una formazione preparatoria per i rispettivi insegnanti, consiste nella proposta dello spettacolo "Luna di mele", allestito dalle attrici dell'Associazione Luna e l'altra Teatro Adriana Giacchetti e Francesca Varsori, e in un successivo dibattito coordinato dal Laboratorio di Psicologia dell'Università di Trieste, in particolare da Lucia Beltramini, Daniela Paci e Laura Pomicino, occasione quest'ultima per presentare il sito "No alla violenza! Scelgo il rispetto" , uno strumento a disposizione di insegnanti e studenti per parlare con linguaggio adeguato di temi che stentano a trovare spazi precostituiti.

"Questo riconoscimento - ha commentato la vicesindaco e assessore alle Pari Opportunità Fabiana Martini, promotrice di questa e di altre iniziative contro la violenza sulle donne - ci conforta nell'opportunità di proseguire nella formazione su questi temi, rafforzati dalla consapevolezza che è sul versante culturale che bisogna agire per rimuovere quegli stereotipi e quei luoghi comuni che alimentano la mentalità alla base di questo fenomeno. E se si parla di sensibilizzazione non si può non partire dalla scuola e dai giovani".

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