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Borgo Sant'Antonio

Turismo
27 marzo 2015

Alle radici di Fiumicello

di Maurizio Puntin
Il comune della Bassa friulana al confine con la provincia di Gorizia è da secoli caratterizzato dalla vivacità dei propri borghi. Da antichi documenti riemerge la storia affascinante di uno di loro.
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Panoramica della via del Borgo Sant’Antonio (ph. Claudio Pizzin)
Turismo
27 marzo 2015 di Maurizio Puntin

L’unica vera e antica denominazione del territorio dell’attuale comune di Fiumicello è questo stesso nome (in friulano Flumisèl), valido per tutta l’area. I nomi delle frazioni sono derivati da quelli delle chiese, come San Lorenzo, San Valentino (questo solo dopo il sec. XVI), facendo eccezione Papariano, come nome latino conservato dalla tradizione documentaria del monastero di Beligna.

Anche l’abitato chiamato ora Sant’Antonio pare assumere nella storia conosciuta il nome delle chiesette presenti nell’area. Almeno sino alla fine del ‘500 quella di San Martino che, a giudicare dal titolo, doveva essere di fondazione altomedievale: le dedicazioni al santo vescovo di Tours (in Francia) risalgono infatti quasi sempre all’epoca longobarda o carolingia. La chiesetta va situata probabilmente all’interno della campagna chiamata ancora oggi Li’ Sanmartìnis, dove nasceva anche il ruscello detto Rojùs di San Martìn: vale a dire poco a sud-ovest dell’attuale borgo.

In rovina già alla fine del ‘500, di essa non ci resta più nulla. Ma molto probabilmente veniva da quella chiesetta la statua lignea del santo a cavallo conservata nella chiesa di San Lorenzo. Nell’anno 1595 gli abitanti della località chiesero al Patriarca di Aquileia la licenza di ricostruire l’oratorio di San Martino, giustificando la domanda col fatto che quando l’Isonzo esondava (con tremende montànis) Papariano e San Valentino restavano sott’acqua anche per otto giorni, isolando i due abitati mai allagati, quelli di San Martino e San Lorenzo, quest’ultima come antica sede vicariale. Da quella data in poi non abbiamo altre notizie della chiesetta: non fu data licenza oppure l’edificio era ridotto talmente male che non si ritenne di tentarne il restauro.

Anche la denominazione di San Martino cadde in oblio, sostituita in certi documenti da un generico Borgo di Sopra; e per tutto il ‘600 questa parte di Fiumicello non ebbe una sua chiesetta. Il nome Borgo di Sopra va collegato evidentemente a un Borgo di Sotto posto un po’ più a sud, l’attuale Borghèt / Borghetto nella Mazzoleta. L’asse fondamentale del paese per lunghi secoli risulta spostato verso l’Aquileiese, dal Borgo di Sopra o di S. Martino per il Borghetto e giù fino a San Lorenzo, stando alla larga quindi da un Isonzo privo di argini e “pericoloso”. A est di quest’asse, fino al sec. XVII ci furono solo grandi casali isolati: uno in località Cortona, tre o quattro nella zona della chiesetta di San Canziano (al posto dell’attuale di San Valentino), uno alla Beliconda, due alla Bozzata, uno alla Ginata. Per il resto solo casoni con gran tetti di paglia a forti spioventi.

Fra i secoli XVI e XVII vennero edificate alcune belle case del borgo, fra le più interessanti di Fiumicello. Le case Tassan e Pozzar, le cui parti basse sono del ‘500 (la seconda non più riconoscibile dopo varie trasformazioni), poi la casa ad archi che fu sede del municipio fra ‘700 e ‘800. In un’altra bella casa abitò nel ‘600 una famiglia ebraica, i Moscato. Per secoli, almeno fino alla prima metà dell’800, i due abitati più importanti e popolosi di Fiumicello furono sempre l’attuale Sant’Antonio e soprattutto San Lorenzo, sede della chiesa principale, della Gastaldia (forse alla casa Kraghel), del comune medievale (alla casa detta Punt dal Deàn) e dell’antico mulino sul Tiel.

San Valentino e Papariano invece contavano cinque palazzetti signorili (de Peteani, Andriani de Clandorff, Montanari, Michelli, Venier) e molte case contadine isolate, sparse per la campagna e lungo le rogge. Per riparlare di una chiesa nel Borgo bisogna andare gli inizi del ‘700, quando i de Stabile Sailenberg – famiglia arricchita della zona che aveva comprato il titolo di nobili dell’impero – abitavano il palazzo edificato nella parte bassa del borgo. I de Stabile nel 1720 fecero costruire l’attuale cappella di Sant’Antonio da Padova, come cappella padronale annessa al palazzo, ma aperta pure agli abitanti della borgata.

A differenza del titolo di San Martino diffuso in migliaia di località d’Europa, quello di Sant’Antonio è raro nei nomi di luogo, pur essendo il culto del santo portoghese molto praticato. In Friuli è presente in tanti capitelli edificati dopo la fine del medioevo. All’interno della chiesetta vi sono affreschi ottocenteschi e una tomba dei de Stabile; sopra l’edificio un campanile a vela. All’anagrafe parrocchiale del 1850 risultavano le seguenti anime da comunione: a San Lorenzo 1064, a San Valentino 635 e a Sant’Antonio 680.

Nella seconda metà del 1800 la grossa proprietà de Stabile Sailenberg andò in parte ai Tomaselli (Ludovico Tomaselli aveva sposato Josepha de Stabile) e in parte ai Gorup-Kalister. Ancora in pieno ‘900 infatti il palazzo principale conservò a lungo la denominazione popolare di La Ministrassión di Gurùp.

Un ultimo fatto annotato negli archivi del territorio. Fra i secoli XVIII e XIX una buona parte degli artigiani risiedeva a S. Antonio: cocchieri, falegnami, fabbri, carrai, vetrai, fornai. Se ci aggiungiamo i mercanti e gli osti abbiamo la riprova che il Borgo era forse la parte popolarmente più attiva e variegata del paese.

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