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Roberta Vittori e le Distillerie Canciani

Società
09 marzo 2012

Nel nome del padre

di Andrea Doncovio
Da quattro generazioni la sua famiglia è alla guida di un’azienda che rappresenta un’eccellenza nazionale. “Nel 2007 decisi di affiancare mio papà in quest’avventura, per carpirne esperienza e segreti”. Ma il destino ha scompigliato i progetti. E Roberta Vittori ha dovuto imparare in fretta.
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Roberta Vittori
Società
09 marzo 2012 di Andrea Doncovio Image

Al primo piano della nuova sede in località Piedimonte, alle porte di Gorizia, il telefono squilla in continuazione. Seduta dietro alla scrivania, Roberta Vittori mi accoglie con il sorriso sulle labbra, destreggiandosi tra documenti cartacei ed e-mail da inviare con il pc. «Il lavoro è intenso e le decisioni da prendere non sempre facili», spiega mentre sospende le attività per concentrarsi sull’intervista. Per “lavoro” intende la gestione di un’azienda storica del nostro territorio, sorta nel 1896, e da 73 anni di proprietà della famiglia Vittori. Dal 2009, la dottoressa Roberta, 38 anni da compiere il prossimo 12 marzo e una laurea in Economia Aziendale, è la timoniera delle Distillerie Canciani, erede di una tradizione ultrasecolare e determinata ad affrontare le nuove sfide del futuro.

Una donna alla guida di una realtà prettamente maschile. Cosa si prova?

«All’inizio è stata dura perché mi sono trovata a gestire senza grande esperienza situazioni con persone più preparate di me: proporsi e, talvolta, imporsi nella maniera corretta non è risultato facile».

Ha mai pensato: “Questa non è la mia strada”?

«Terminati gli studi avevo iniziato a dedicarmi ad altro. Col passare del tempo però mi chiedevo “Perché cercare altre strade se in casa ho un patrimonio di questo valore?”».

E che risposta si è data?

«Nel 2007 ho iniziato a lavorare per l’azienda di famiglia. Nonostante i dubbi di mio padre».

Quali dubbi?

«Mi diceva sempre che il lavoro era bello ma pesante, che mi avrebbe portato via tutta la giornata, lasciandomi pochissimo tempo per la mia vita privata. Credo che fosse un modo inconsapevole di proteggermi».

E lei?

«Un giorno gli dissi che a questo lavoro ci tenevo e che volevo provare. Così iniziai ad affiancarlo con l’obiettivo di condividere un percorso a lungo termine al suo fianco, per imparare tutti i segreti ed accumulare esperienza».

Il destino invece ha voluto diversamente.

«Quando la vigilia di Natale del 2009 mio padre è mancato, ho dovuto prendere in mano la situazione. La crisi economica generale si faceva già sentire ed io avevo pochissima esperienza».

Eppure due anni dopo l’azienda Canciani risulta in ottima salute...

«Ho avuto la fortuna di poter fare affidamento su collaboratori fidati, che mi sono stati vicini in quel periodo difficile, e sul mio fidanzato che ha messo a disposizione la sua professionalità di consulente aziendale, entrando con me in società».

Com’è la vita da imprenditrice?

«Dura, ma stimolante. Fare l’imprenditrice da un lato significa essere l’artefice del proprio futuro, ma dall’altro significa dover prendere decisioni difficili, che talvolta tolgono il sonno la notte. E le istituzioni non sempre aiutano».

Cosa intende?

«Di fronte a problematiche di tipo burocratico, sovente non trovo grossa disponibilità ad aiutare le aziende, come se non si volesse comprendere le difficoltà che ci sono dietro alla gestione di una realtà imprenditoriale e agli sforzi per garantire i posti di lavoro».

Il rapporto col territorio, invece, com’è?

«Pur operando a Gorizia, purtroppo siamo poco radicati e conosciuti su questo territorio. Quello regionale è un mercato che abbiamo perso nel tempo per una serie di vicissitudini: ora stiamo cercando di riproporci per ritrovare il nostro spazio».

Il mercato di riferimento quindi qual è?

«Soprattutto quello estero. Dalla Cina all’America, senza tralasciare il Sud Africa dove stiamo lanciando i nostri semilavorati. Per il futuro guardiamo con interesse all’India».

E l’Italia?

«I segnali che giungono dal mercato italiano e da quello europeo non sono molto tranquillizzanti. Inoltre da noi la tradizione sta cambiando».

In che senso?

«Al piacere di un bicchiere di liquore dopo il pasto le persone tendono a preferire l’aperitivo prima del pranzo o della cena. Le nuove leggi sui limiti di assunzione di alcol per chi guida, che io condivido pienamente, hanno poi fatto il resto: una scelta corretta ma che ha influito inevitabilmente sul mercato».

Continuiamo a parlare di mercato: come si è evoluto negli anni?

«In realtà il mercato dei liquori è un mercato di tradizione. Anche per questo abbiamo deciso di puntare sempre sulla qualità del prodotto e non su una strategia di prezzo. Più che di evoluzione parlerei di mantenimento; i nostri sono prodotti storici: erano buoni vent’anni fa e lo sono oggi».

Le Distellerie Canciani, invece, come si sono evolute?

«L’unica evoluzione riguarda le procedure di imbottigliamento, sempre più veloci. Ma a livello produttivo restiamo degli artigiani e i prodotti continuano ad essere realizzati a mano. Il protagonista non è la macchina ma l’uomo: è la persona che miscela l’alcol, la frutta, l’acqua, lo zucchero, le erbe... Come i bravi cuochi, così anche noi utilizziamo ciò che la natura fornisce per realizzare un prodotto di qualità».

Se le venisse concessa una risorsa che non ha per migliorare la sua azienda, quale richiederebbe?

«Quella economica sarebbe la più ovvia, perché per realizzare molte delle nostre idee serve denaro. Tuttavia, sceglierei di avere qualche anno in più».

È la prima donna a cui sento fare un’affermazione simile...

«Mi ritengo fortunata perché non avverto esigenze specifiche, ma avere più esperienza mi consentirebbe di affrontare meglio determinate situazioni. A volte, invece, devo fidarmi del mio istinto».

Prima di concludere svestiamo i panni dell’imprenditrice: come le piace trascorrere il poco tempo libero a disposizione?

«Lo dedico alla famiglia e alle persone care: una cena con gli amici o una telefonata con qualcuno che non sento da tempo. Quando posso faccio sport, sci e nuoto in particolare».

Il sogno nel cassetto?

«Può sembrare assurdo, ma rispondo fare un famiglia».

Perché assurdo?

«Le sembra possibile che al giorno d’oggi trovare il tempo per creare una famiglia sia un sogno?».

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