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Oltre 4.500 persone impiegate

Attualità
10 marzo 2016

Cooperative, nel pordenonese è boom di lavoratori

a cura della redazione
Il presidente provinciale Piccoli: "Fatturati in crescita e occupazione quanto le grandi industrie, operiamo come agenti di sviluppo locale".
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Attualità
10 marzo 2016 della redazione

Le cooperative si confermano uno dei “motori” economici più dinamici del territorio della provincia di Pordenone, con nascita costante di nuove realtà, fatturati e soci in crescita, maggiore presenza nei consigli di amministrazione di giovani e donne. A raccontare questo tessuto ricco di prospettive i dati delle 163 cooperative associate a Confcooperative Pordenone, attive nei settori agricolo, lavoro e servizi, cultura-turismo e sport, sociale, consumo, sanità, credito cooperativo.

“Oltre ai dati economici positivi - commenta il neo presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli - le nostre associate sono anche luoghi di produzione e promozione di cultura cooperativa, che alimentano la partecipazione reale e promuovono coinvolgimento e inclusione. Stiamo lavorando affinché diventino sempre di più agenti di sviluppo locale, ovvero attori di cambiamento sociale ed economico nelle comunità, secondo i principi della democrazia e dell’uguaglianza. E questo è anche uno dei motivi per cui nascono sempre nuove cooperative, da noi nel Friuli occidentale come nel resto d’Italia: i dati delle Camere di Commercio italiane segnalano, infatti, che il tasso di crescita delle cooperative risulta sempre positivo dal 2009 al 2015 ed è sempre maggiore rispetto a quello relativo al totale delle altre imprese in Italia. Per esempio lo scorso anno la crescita media di tutte le forme di impresa diverse dalle cooperative è stata dello 0,7%, le coop invece hanno raggiunto il 2%”.  

Passando agli altri indicatori provinciali, il periodo 2011-2014 è stato di crescita per il settore cooperativo pordenonese. Il numero dei soci è cresciuto del 15%, mentre ha fatto registrare un più 13% il numero dei lavoratori dipendenti stabili: in totale, fra soci e dipendenti, le cooperative danno lavoro a oltre 4 mila 500 persone. “Per dare un termine di paragone - aggiunge il presidente Piccoli - si tratta degli stessi lavoratori impiegati all’incirca da un colosso come Electrolux in provincia, ma diffusi su tutto il territorio e operativi in diversi ambiti e con una ricaduta non solo economica ma anche sociale sulle persone e le loro famiglie”.

Anche le due banche di credito cooperativo della provincia non sono da meno: i soci sono aumentati del 18%, sfiorando i ventimila totali. Per quanto riguarda i fatturati, ulteriori segni incoraggianti: la crescita è stata del più 22%, con un valore totale di oltre 400 milioni di euro.

Analizzando la composizione dei consigli di amministrazione il grosso dei cooperatori ha tra i 41 e 60 anni, ma la fascia tra i 20 e 40 anni sta dimostrando significativi numeri di crescita. La presenza femminile è ormai una costante: le donne sono la netta maggioranza per esempio nei consigli di amministrazione delle cooperative sociali, i quali allo stesso tempo sono quelli con l’età media più bassa. Ci sono anche stati casi di nuove cooperative formate interamente da giovani donne. Un cammino verso il ricambio generazionale e le pari opportunità che proseguirà pure nei prossimi anni.

“Mi sembra fondamentale - conclude Piccoli - per l’immediato futuro orientarci su tre direttrici. La prima è la conoscenza e la vicinanza alle singole nostre cooperative, per incoraggiare, sostenere, indirizzare, valorizzare la ricchezza plurale e la buona cooperazione. La seconda è l’attivazione di iniziative comuni tra settori della nostra organizzazione, per far diventare realtà l’obiettivo dell’intersettorialità. È necessario che ci conosciamo di più per poter essere più efficaci ed efficienti per il bene dei nostri soci e delle comunità dove siamo inseriti. E anche per saper individuare nuovi settori in cui sperimentare il modello cooperativo. La terza è l’attenzione ai giovani. Non solo per favorire un opportuno e necessario cambio generazionale nel management, ma anche per riprendere, a partire dalle giovani generazioni, la formazione ai valori mutualistici e cooperativi. E anche una sempre maggior valorizzazione delle donne cooperatrici dovrà vederci ben attenti, aumentando i dati già positivi sulla loro presenza”.

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