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Luigi De Agostini e il mondo del calcio

Sport
02 settembre 2010

Senza giovani non c'è futuro

di Giuliana Dalla Fior
Con la maglia della Nazionale ha disputato l’Europeo, il Mondiale e l’Olimpiade. Ora si dedica a trasmettere la sua esperienza alle nuove generazioni. Iniziando dal rispetto delle regole.
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Luigi De Agostini mentre sfoglia una copia di iMagazine
Sport
02 settembre 2010 di Giuliana Dalla Fior Image

Il senso della famiglia, la passione per lo sport e la natura, l’amore per la tranquillità e per il gusto delle cose semplici della vita. Entrando in casa di Luigi De Agostini, nel centro di Tricesimo, tutti questi aspetti emergono senza doverli andare a cercare. Perché fanno parte del DNA della persona: un uomo che ha calcato i più importanti palcoscenici calcistici internazionali, ma che continua a trovare nella sua terra d’origine, nei suoi amici e nei rapporti umani rinsaldati nel tempo il vero centro di gravità della propria quotidianità. Un esempio controcorrente nel mondo sportivo dello show business.

 

Un vita dedicata al calcio: quando è scoccata la prima scintilla di passione verso questo sport?

«Penso di poter affermare… assai presto. Quando ancora non mi reggevo saldamente in piedi, mio padre mi appoggiava al muro di casa, mi tirava la palla ed io la calciavo al volo!».

Praticamente un predestinato. Da casa tua ai campi d’allenamento dell’Udinese la strada è stata breve…

«Sono di Tricesimo e poter indossare da giovane la maglia dell’Udinese, la squadra della mia città, è stato motivo di orgoglio. Sentivo dentro di me l’obbligo di dare qualcosa più degli altri: avvertivo una grande responsabilità, ma davanti al mio pubblico anche una grande soddisfazione».

Sei stato definito un terzino di fascia “dalle smisurate capacità podistiche”; “un difensore con forte propensione all’attacco”; un “calciatore dai piedi buoni”. Cosa ti distingueva dai pari ruolo di oggi?

«Penso che la differenza consista nel fatto che avevo iniziato la mia carriera come attaccante. Quando poi sono stato spostato sulla fascia, ho imparato a difendere, mantenendo però certe caratteristiche che mi hanno portato anche a segnare tanti gol».

Tra le tante partite disputate, quale l’avventura più esaltante?

«Il gradino più alto, quello della gioia e dell’esultanza indescrivibili, è rappresentato sicuramente dalla Nazionale: solo chi ha indossato la maglia azzurra sa cosa si prova… Europei, Olimpiadi e Mondiali rimangono esperienze indimenticabili».

Restiamo in tema Nazionale: i recenti Mondiali sudafricani che bilancio lasciano sull’intero movimento calcistico italiano?

«Se non ritorniamo a curare i vivai ed a far giocare in Serie A i nostri giovani, difficilmente avremo una Nazionale forte, perché oggi in Italia nei ruoli importanti ci sono solo stranieri».

Giochiamo con la fantasia: Luigi De Agostini commissario tecnico della Nazionale. Come imposteresti la tua squadra?

«Ripartirei con alcuni reduci dell’ultimo Mondiale ed a questi affiancherei i giovani più talentuosi dell’Under 21, spiegando loro cosa significa giocare in Nazionale».

Prendendo spunto dagli ultimi Campionati del Mondo, qual è l’esempio da imitare?

«La Spagna è la compagine che più mi ha colpito, ma non può certo essere considerata una rivelazione. Chi mi ha favorevolmente impressionato è stata la Germania: ha fatto giocare tanti giovani (Thomas Müller su tutti), ponendo le basi per il futuro».

Continuiamo a parlare di giovani facendo un salto generazionale: da ragazzo qual era il giocatore che Luigi De Agostini voleva emulare?

«In gioventù mi chiamavano “Gigi Milan”, perché il mio idolo era Gianni Rivera. Quando lui ha smesso di giocare, io non ho più tifato per nessuno».

Nel tuo cuore ci sono anche altri sport?

«Dopo il calcio, la mia passione sportiva è per il ciclismo».

Restiamo in tema passioni: come trascorri il tuo tempo libero?

«Mi impegno nel sociale, dando una mano all’ADS Tricesimo Calcio. E poi, quando posso permettermelo, viaggio per scoprire e conoscere altri modi di vivere e di convivere».

Nella tua famiglia il “calcio” è stato un problema o un collante?

«La famiglia mi ha sempre seguito negli spostamenti e tutti abbiamo acquisito esperienze interessanti».

A proposito di esperienze interessanti, il Real Madrid si è rivoto a te per organizzare camp e scuole calcio per ragazzi legati alla squadra spagnola. Non male…

«Ho avuto esperienze con Milan Camp, Real Madrid Camp e, recentemente, con European Camp: collaborare con marchi così prestigiosi mi ha dato la possibilità di conoscere in Italia ed all’estero tante persone con stili e metodi diversi di allenamento».

Ai ragazzi che partecipano ai camp cosa chiedi in particolare?

«Sono giovani dai 7 ai 17 anni cui insegno prima di tutto il rispetto delle regole e cerco di trasmettere la passione e l’entusiasmo che io ho per il calcio. Poi, con l’aiuto di esperti allenatori come Cinello, Miano e Cortiula curo ogni giorno un gesto tecnico».

Se una tra le grandi squadre italiane ti chiedesse di fare il medesimo lavoro, cosa risponderesti?

«Non avrei nessuna difficoltà a riproporre nella totalità quello che ho fatto in questi anni».

Restiamo vicino casa: tu hai iniziato la tua carriera nel vivaio dell’Udinese. Le giovanili bianconere di oggi quali speranze possono offrire?

«Per tutti i tifosi e per tutti i friulani credo che sarebbe motivo di orgoglio e di buon auspicio poter finalmente rivedere qualche ragazzo della nostra terra in prima squadra».

La tua è  una vita dedicata al calcio: hai mai pensato o desiderato cambiare settore di interesse?

«Ho avuto esperienze anche in altri settori, ma alla fine ritengo che quello dello sport rimanga il più adatto alle mie caratteristiche».

Classe 1961: all’alba dei nuovi “anta” qual è la tua principale aspirazione?

«Continuare con la stessa vita non monotona che ho vissuto finora!».

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