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Scoprire il Friuli su due ruote.

Turismo
02 agosto 2011

Pedalando nella natura

a cura della Redazione
In mountain bike lungo percorsi in mezzo a verdi prati e boschi lussureggianti. Alla scoperta di anfratti magici da conquistare faticando con le proprie gambe.
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Pedalando in MTB (ph. Maurizio Valdemarin)
Turismo
02 agosto 2011 della Redazione

Boschi dove gli alberi, ammantati dai riflessi del sole, creano spettacoli sempre inediti. Valli incantate dove il verde è interrotto da cime maestose che si spingono verso lo sconfinato blu del cielo. Colline ricche di saliscendi che conducono in mezzo a vigne rigogliose e castelli dalle origini antiche. Alberi secolari che affiancano fiumi e torrenti dalle acque cristalline. Rustici casolari divenuti agriturismo in cui rifocillarsi con gusto. Dai tracciati adatti a tutti a quelli più impegnativi: la proposta di iMagazine per visitare alcuni dei luoghi magici della nostra regione. Con una mountain bike e un po’ di sacrificio.

 

1) Alla scoperta del Carso

Lasciamo il parcheggio del Sincrotrone tenendo gli edifici alla nostra destra e ci dirigiamo verso nord passando tra le casette presenti in zona fino ad arrivare, dopo aver svoltato a destra, sulla strada provinciale Basovizza-Opicina. Fatti una settantina di metri giriamo subito a destra e in leggera salita, tenendo la sinistra, arriviamo alla strada asfaltata che porta a Gropada. Ci aspettano duecento metri di salita asfaltata che ci condurranno al punto più alto del percorso. Arrivati a Gropada attraversiamo l’abitato e, tenendoci a sinistra, alla fine del paese imbocchiamo un sentiero sterrato che con una discesa divertente e mai impegnativa ci porterà a Trebiciano. Terminata la discesa ci teniamo a destra costeggiando le case arrivando così all’inizio della ciclabile che porta ad Orlek in Slovenia. Giriamo a sinistra tra le case, attraversiamo la strada provinciale e dopo il ponte della superstrada giriamo a sinistra. Percorso parte del Campo Carri, arriviamo prima all’Area di ricerca e poi al parco Globojner; attraversato il sottopasso, teniamo la strada principale: tralasciando tutti gli incroci presenti, fino ad arrivare ad una strada asfaltata nei pressi del Tennis Club Triestino. Giriamo a destra e la percorriamo per un chilometro circa e una volta iniziata la discesa imbocchiamo una strada sterrata a sinistra e poi altre due volte sempre a sinistra costeggiando il campo da golf, attraversiamo un incrocio per arrivare, dopo aver girato ancora a sinistra, al punto di partenza. Il percorso, adatto a principianti, ci offre la possibilità di pedalare in ambienti molto particolari e caratteristici, in mezzo a boschi di conifere, vicino ai campi da golf oppure su una landa desolata come il mitico “Campo Carri”, conosciuto come tale in quanto fino agli anni ’80 i carri armati dell’Esercito, molto presente allora, effettuavano le esercitazioni in loco.

 

2) Cividale e le Valli del Natisone

Si parte da piazza Ristori nel cuore di Cividale e, in direzione nord, si prende la Statale 356 in direzione Tarcento. Seguendo le insegne del “tiro a segno nazionale” si prende via Zuccola e successivamente l’indicazione verso Gispergo, a destra. Si imbocca la strada di Gradois ove inizia lo sterrato. Al bivio successivo si prende a destra. All’incrocio si prosegue dritti, mentre a destra si va verso la strada Statale che collega Cividale alle Valli del Natisone, si gira a sinistra in salita su asfalto. Da qui si entra in un invaso e lo si segue fino a spuntare all’abitato di Macorini. Allo stop si gira a destra, si arriva ad un quadrivio contrassegnato da un’ancona votiva ove si prende a sinistra per Vernasso. Si prosegue lungo l’asfalto che costeggia la riva destra del Natisone incontrando Oculis; entrati in comune di Pulfero, si oltrepassano in successione Biarzo, borgo Spagnut, Biacis, Cras e Tarcetta, da dove, superato poco più; di un chilometro in salita, si giunge alla grotta di San Giovanni d’Antro. Rientrati a Tarcetta si prende a sinistra il ponte che congiunge le due sponde del Natisone e porta alla strada Statale. La si supera e si prende la strada forestale che sale sul lato opposto. Alla curva della prima salita si prosegue dentro il bosco, poi fra le case fino all’asfalto. Si giunge su asfalto fino a Ponteacco e si prosegue in discesa fino al segnale Agip. Si gira alla sinistra di un’ancona, poi al bivio successivo a destra e così fino alla cabina Enel. Si prosegue sulla sinistra e si continua fino a giungere al leone in pietra a Sorzento. Al segnale stradale si gira a sinistra verso Becis. All’ingresso del borgo, a destra, si segue la strada di campo fino alla chiesa di S. Pietro. Qui si attraversa la strada e si prende la direzione verso la passerella di Oculis. Si riprende per Vernasso. Si prosegue dritti fino alla postazione militare, poi si punta verso il pioppeto e la cava, fino ad incontrare un ponte che reimmette sullo sterrato già percorso per raggiungere Macorin. Su asfalto si giunge poi al bivio del campo sportivo, si prende a destra al successivo incrocio e, sempre dritti, si giunge su asfalto in vista di Sanguarzo. Da qui puntare verso Cividale per tornare al punto di partenza. L’itinerario proposto è molto interessante sia per la valenza naturalistica delle valli, sia per le testimonianze storiche dei luoghi attraversati. Il periodo più adatto è la primavera e l’autunno, ma l’itinerario si può agevolmente compiere durante tutto l’anno

 

3) Da Corno di Rosazzo a Castelmonte tra vigneti e boschi.

Partendo dal Santuario di Madonna d’Aiuto di Corno di Rosazzo si raggiunge l’area ricreativa del Bosco Romagno e attraverso i boschi, si raggiunge Prepotto. Si sale sul promontorio detto il “Ronc dal Quaian” che permette di raggiungere la zona della Buccovizza e imboccare dopo un breve tratto su asfalto il Sentiero Italia n. 748. Al bivio si dovrà scegliere se proseguire con l’itinerario ridotto verso Castello di Albana e rientro come descritto in seguito o proseguire verso Castelmonte giungendo a S. Pietro di Chiazzacco, punto panoramico e caseggiato antico da visitare. Luogo di sosta gradito e ritrovo con chi vuole raggiungere la meta in auto. Il punto di arrivo è il borgo medioevale di Castelmonte dove si può visitare uno dei più frequentati Santuari Mariani della regione e si può ammirare uno dei più bei panorami della zona: il Canin, il Monte Nero e Matajur, la pianura friulana fino alla costa adriatica. Percorrendo il Sentiero Italia n. 748 raggiungiamo la cappella dei Tre Re ed i borghi rurali di Fragielis e Bodigoi. Pedalando a fianco dello Judrio si raggiunge Castello di Albana dove si collega la variante ridotta. Variante ridotta: si raggiunge Castello di Albana e Prepotto. Da località Poianis si sale oltre Craoretto sulla provinciale che porta a Spessa. Attraverso il Bosco Romagno e ammirandone la flora e la fauna si incontra la chiesa di San Leonardo di Gramogliano in Corno di Rosazzo. Attraverso la ciclabile si raggiunge il parcheggio di partenza. L’itinerario propone una delle principali vie utilizzate dai pellegrini provenienti dai paesi della pianura del Torre e Natisone per raggiungere Castelmonte attraversando Corno di Rosazzo. Si sviluppa tra i vigneti tipici della zona collinare di Corno e permette di raggiungere la base dei costoni collinari di Castelmonte quasi totalmente fuoristrada immersi nella natura. L’itinerario si snoda su strade interpoderali, sentieri e carrarecce con fondo variegato tra la terra argillosa e ciottolato. Nella seconda parte dell’itinerario, dai 300 m slm, non mancano tratti di sentiero su prato e rocce calcaree. L’itinerario completo presenta brevi tratti tecnici ed impegnativi in salita e discesa. Per la sicurezza dei meno esperti consigliamo di condurre a piedi il breve tratto di sentiero in discesa dopo la cappella dei Tre Re

 

4) Dal Monte Quarin al crinale di Dolegna del Collio

Partendo dal parcheggio dell’area sportiva di Corno, attraversando la frazione di Visinale, sconfiniamo nel vecchio regno Austroungarico, visitando il paesino di Giassicco. Salendo verso il Monte Quarin dal versante boschivo di San Giorgio si può visitare l’omonima chiesa e torre. Dal piazzale si sale verso la chiesa della Madonna del Soccorso dove, dallo splendido punto panoramico, raggiungiamo la cima presso cui sorge la torre del castello medievale rimasto in funzione fino al XVI secolo. Scendendo verso località Montona, appena possibile ci addentriamo nel bosco di Plessiva per scollinare verso l’area ricreativa tramite la carrareccia. Ci dirigiamo a Vencò salendo il promontorio di Ruttars. Qui è possibile scegliere la variante ridotta o raggiungere il crinale di Sant’Elena dalla parte opposta della vallata e raggiungere il borgo di Lonzano dove sostare presso la chiesa di San Giacobbe e visitare la casa nativa di Pietro Zorutti. Si raggiunge Scriò attraverso la carrareccia o affrontando l’impervia salita del bosco del Ronchetto. Oltre Scriò saliamo leggermente di quota fino a raggiungere il vecchio valico agricolo con la Slovenia. La discesa tecnica ci permette di giungere a Restoccina dove, attraverso la strada asfaltata, raggiungiamo Poianis da Prepotto: in fondo alla salita di Craoretto ci addentriamo nel Bosco Romagno dove, attraverso la vecchia strada militare, ci colleghiamo alla variante ridotta. Variante ridotta: da Vencò attraversiamo i fiumi Recca e Judrio raggiungendo Novacuzzo e salendo tra i vigneti raggiungiamo la vecchia strada militare sul crinale. Salendo a Gramogliano sotto la galleria formata dalla vegetazione raggiungiamo l’imbocco del sentiero per il monte di Zuc dove raggiungere Casa Rossa e poi Corno dalle strade interpoderali dei vigneti. L’itinerario si sviluppa nell’area collinare ampia ed estesa tra Cormons, Plessiva fino a Lonzano e Scriò per scendere attraversando la Valle dello Judrio e la dorsale del Bosco Romagno nella valle di Corno di Rosazzo. Si attraversano due aree naturali protette: il Bosco di Plessiva e Romagno dov’é possibile ammirare specie vegetali autoctone oltre a castagni e querce o incontrare piccoli scoiattoli, tassi e caprioli. Il fondo drenante dei sentieri e le carrareccie rendono il tracciato percorribile tutto l’anno. Alcuni brevi tratti presentano gradini o varianti con salite tecniche ed impegnative.

 

5) Val Venzonassa

Si parte dalla splendida piazza medioevale di Venzone per risalire la destra orografica del torrente Venzonassa su asfalto per alcuni km sino a Borgo Costa, quindi su ripidi strappi cementati, fino al bivio per Malga Confin e Casera Ungarina. Il percorso prevede da qui una discesa veloce su mulattiera sino a Ponte Torrente Venzonassa. Si riprende dunque a salire in maniera costante su fondo ben pedalabile attraverso una delle più belle faggete del Friuli, sino a Forcella Tacia. Qui si gira a destra (a sinistra si scenderebbe nella valle del Torre) e si percorre la veloce discesa su mulattiera perdendo 350 metri di dislivello. Al termine, bici in spalla, si supera i viscidi massi presso gli Stavoli Scudellar. Superato l’ostacolo si risale di nuovo in sella lungo una dura salita verso un passaggio estremo che prevede lo scavalcamento di forcella Ledis. Si prosegue per 3 km lungo una impegnativa discesa su ghiaione che i più esperti riusciranno a percorrere per alcuni tratti in bici. Al bivio in fondo alla discesa si attraversa un’ultima volta il ghiaione (andando dritti sui Rivoli Bianchi di Venzone si taglierebbe il percorso di alcuni km) e si risale la dura erta che porta a Sella S. Agnese con una veduta splendida sul Tagliamento e su Gemona. A destra della Chiesetta della Santa si sale al Monte Cumieli e di nuovo in discesa ci si dirige verso i rivoli Bianchi di Venzone. Dopo un tratto in bosco con continui divertenti saliscendi che mettono a dura prova l’allenamento di fondo del ciclista, da sopra i borghi di Rozza e S. Giacomo si punta verso le mura di Venzone dove si conclude l’itinerario. Percorso molto impegnativo, adatto a ciclisti con abitudine allo sforzo e buona preparazione tecnica. A Gemona c’é la possibilità di osservare la meticolosa ricostruzione post-terremoto della cittadina, famosa per la sua cinta muraria, il Municipio, lo splendido Duomo simbolo della comunità e prendere contatto con l’apprezzata enogastronomia friulana

 

6) Visita alla Rocca di Monfalcone pedalando per il Carso isontino

Usciti dal parcheggio del Sacrario di Redipuglia, si va a destra; percorsi circa 300 m di strada statale si gira a sinistra dove inizierà la salita impegnativa che in breve ci condurrà all’inizio dello sterrato. Terminata questa fatica iniziale, ci accorgeremo di quello che è il territorio carsico: pietre di origine calcarea e terra argillosa, con vegetazione costituita per lo più da cespugli e qualche zona di pini. Da qui si pedalerà sempre su sterrato fino ad arrivare ad una discesa tecnica, dove ai meno esperti si consiglia di scendere dalla bicicletta. Terminata la discesa, si costeggerà l’autostrada fino ad arrivare agli “archi” (manufatto dove passa la ferrovia), e da lì per il sentiero n. 83 ci si dirigerà verso Monfalcone affiancando la ferrovia. Ad un certo punto, dopo essere andati a destra, si arriverà in breve alla Cima di Pietrarossa, piccolo colle della zona, e da lì si raggiungerà la Rocca di Monfalcone (punto panoramico sulla città e sul Golfo). Da qui si ritornerà alla base della discesa impegnativa, dove si potrà decidere la strada del ritorno. Le due possibilità sono: percorrere la salita davanti a noi e intraprendere il giro al contrario, ritornando sui nostri passi o rimanere sulla strada sterrata ed andare a sinistra dove dopo circa 2 km si entra su asfalto, e, attraversando il paese di Selz prima e quello di Vermegliano poi, si giungerà al punto di partenza chiudendo il giro. Questo giro non presenta specifiche difficoltà tecniche e non necessita di particolare allenamento, solo all’inizio si incontrerà una salita impegnativa, si consiglia pertanto ai meno allenati di intraprenderla con una certa calma. Periodo ideale per pedalare sul Carso è l’autunno, dove i colori della vegetazione creano uno spettacolo indimenticabile. Non è inoltre difficile incontrare caprioli o altri animali come ad esempio tassi, lepri o fagiani.

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