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Intervista a Francesco Bertone

Cultura e Spettacolo
22 giugno 2016

Musica a misura d'uomo

di Andrea Doncovio
Uscito il suo nuovo disco "Footprints": «La tecnologia permette di correggere qualunque errore. Non è giusto: i dischi dovrebbe farli solo chi è capace»
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Francesco Bertone
Cultura e Spettacolo
22 giugno 2016 di Andrea Doncovio Image

Un disco realizzato con un metodo: sfruttare la forza del primo incontro, fissare l’energia che si sprigiona da quel misto di timore, curiosità e sorpresa dati dal suonare con musicisti nuovi direttamente in studio di registrazione.
Dal punto di vista strettamente bassistico è un lavoro in cui l’artista Francesco Bertone (classe 1964) ha cercato di far suonare con gentilezza un’arma preistorica come il Fender Precision e ha forzato il contrabbasso maltrattandolo un po’. L’obiettivo è stato cercare un suono personale attraverso l’ideazione e la realizzazione di brani che lasciassero il maggior spazio possibile a tutti gli strumentisti.

È nato così “Footprints”, un disco fatto di cose concrete dove il pensiero musicale e il suono acustico aderiscono all’idea di qualcosa di ruvido e autentico, che si può toccare. 
«Ho cercato di fare musica a misura d’uomo – spiega l’autore – a volte furibonda, a volte scarna e cruda. È come se avessimo fatto un percorso a piedi, affrontando insieme le difficoltà senza aiuti esterni, a mani nude, seguendo le impronte di chi, prima di noi, ha fatto lo stesso cammino». 
Un cammino rivissuto per iMagazine.

 

Partiamo dallessenziale, che cos’è la musica per Francesco Bertone?

«Per me è una delle arti più concrete, fatta di ideazione ma anche di artigianato manuale. Materiale aereo che, legandosi ai nostri sentimenti, diventa terreno e ci accompagna nella vita».

Con il suo ultimo disco Footprints lei dice di aver voluto fare musica a misura duomo: cosa intende?

«Organizzare la creazione del disco come si faceva una volta, suonando cioè tutti insieme, come dal vivo. Solo strumenti acustici o elettroacustici. Non avvalersi di una tecnologia ormai in grado di sostituirsi al musicista».

Dalla copertina del disco emerge una sorta di ossessione per le telecamere: come mai?

«Mi sembra l’ossessione di oggi, siamo filmati giorno e notte e lasciamo tracce senza saperlo con la scusa della sicurezza».

Perché ha scelto questo titolo?

«‘Footprints’ significa impronte, volevo lasciare una traccia consapevole, per farmi ascoltare e per farmi seguire, sicuro del fatto che spiegavo all’inizio: la musica è molto più concreta di quanto pensiamo».

Nel disco ci sono brani registrati con diversi musicisti, passando dal jazz alla musica cubana

«La formazione base è quella del trio, oltre a me al contrabbasso suonano Fabio Gorlier al pianoforte, Hammond e Rhodes e Paolo Franciscone alla batteria. Inoltre ci sono cinque brevi duetti con Nitza Rizo, cantante cubana».

Di fatto ha conosciuto personalmente questi musicisti direttamente in studio di registrazione. Com’è stato suonare al primo incontro con loro?

«Volevo registrare la sorpresa e la freschezza del primo incontro, è stato un rischio perché per quanto bravi siano i tuoi compagni non è affatto scontato riuscire a capirsi musicalmente. Ma so di aver scommesso sulle persone giuste».

Nel suo modo di concepire la musica si avverte la ricerca dellessenzialità e dellautenticità…

«Ogni disco ti fotografa per quello che sei nel momento in cui lo fai. Io ora ho bisogno di questo: pensieri musicali chiari, semplici e un po’ scarni, che lasciano all’ascoltatore uno spazio da riempire con qualcosa di personale. ‘Footprints’ è un disco vario con jazz, rhythm and blues e musica cubana, e spero che questo faccia venir voglia di riascoltarlo più volte».

Nellera della tecnologia al servizio dei musicisti, il suo è ancora un rapporto ruvido e diretto con lo strumento musicale. Le due visioni potranno mai conciliarsi?

«Oggi la tecnologia permette di correggere qualunque errore e coprire quasi qualunque difetto. Non va bene, solo chi è professionalmente in grado di fare dischi dovrebbe farli. Non a caso il disco è un oggetto svilito, inflazionato e, in ultima analisi, morente. Tuttavia rimane l’unico modo che un musicista ha per radunare in maniera professionale il proprio pensiero musicale evitando di sparpagliarlo in mille pezzi a bassa qualità su You Tube».

Dopo questo lavoro quali sono gli altri progetti per il futuro?

«Ora sono totalmente concentrato su ‘Footprints’. Prima o poi mi verrà in mente un filo logico per il prossimo disco che unirà i brani già scritti con quelli che scriverò. Era andata così con ‘Aritmiaritmetica’, il primo disco per Videoradio, ed è ricapitato con ‘Footprints’».

 

Si ringrazia per la collaborazione Lucilla Corioni

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