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Luca Sforza

Sport
13 gennaio 2017

Passione e motori

di Andrea Doncovio
In sella al suo scooter ha conquistato il titolo italiano nella categoria Open 100 cc. Ma nuove sfide sono già dietro l’angolo: «Perché per me gareggiare significa sviluppo»
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Luca Sforza in azione (ph. TCR Laboratory)
Sport
13 gennaio 2017 di Andrea Doncovio Image

Tecnologia, motoristica, evoluzione, velocità. La storia di Luca Sforza, goriziano classe 1991, racchiude tutti questi elementi. Un percorso che, nonostante la giovane età, può fare affidamento su anni di esperienze maturate in pista e in officina. Perché il mondo delle corse, qualsiasi sia il mezzo, non si limita alle gare. Ciò che avviene sui circuiti è infatti il risultato di un lavoro di squadra. Nel caso specifico il TCR Laboratory, dove il termine “laboratorio” risulta quanto mai azzeccato: perché i dati che emergono dalla pista servono per fornire nuove soluzioni tecniche, sia per migliorare gli scooter da corsa sia per studiare ed elaborare innovazioni da proporre alle grandi aziende produttrici a livello nazionale e internazionale. Un lavoro a 360 gradi, come spiega il diretto interessato in questa intervista.

Luca Sforza, com’è nata la sua passione per i motori?

«La passione è nata quasi per caso dopo che i miei genitori mi comprarono uno scooter. Iniziando dalle prime elaborazioni come qualsiasi ragazzino e dai ritrovi con gli amici il sabato pomeriggio nei vari parcheggi, ognuno in sella al suo scooter a disputare le prime garette. Come tutti i ragazzi guardavo con occhi sognanti i piloti che avevano la possibilità di correre in pista, e come tutti speravo di avere la possibilità, prima o poi, di arrivare a quei livelli».

E poi arrivò la possibilità di iniziare.

«Una volta compiuti 18 anni presi la decisione di voler provare a correre in pista. In seguito all’incontro con l’attuale responsabile tecnico del nostro team, Gregor Brescak, prendemmo la decisione di preparare il mio scooter per fare qualche sgambata su circuito».

Ha citato il suo team, il TCR Laboratory. Come si è sviluppato?

«Ufficialmente costituito nel 1998, è stato fondato dal mio amico e socio Gregor Brescak che aveva allestito una piccola Factory (reparto corse, ndr), preparando due Piaggio ZIP SP con cui ha conquistato diversi titoli nazionali. Nel 2006, l’anno del mio arrivo, ci fu la rivoluzione che portò ad accantonare i collaudati ZIP SP (con 8 anni di sviluppo) e a puntare su due Gilera Runner my 2006, proprio quello regalatomi dai miei genitori molto tempo prima… Da allora sono passati ormai 11 anni fatti di amicizia, passione, lavoro, sacrifici e collaborazione per superare sempre a nuovi limiti e tenere alto il nome del nostro team, divenuto sinonimo di esperienza e precisione».

Negli anni il progetto come si è evoluto?

«All’inizio eravamo un gruppo di amici che lavoravano in nome di una passione comune. Successivamente, ci siamo ingranditi e abbiamo iniziato a lavorare su altri fronti: in primis lo Scootercross, in seguito le minimoto e le Ohvale. Abbiamo quindi affrontato un processo di riorganizzazione logistica che ci ha permesso di mantenere alta la qualità del lavoro in ogni frangente. Il nostro approccio professionale alle corse è poi sfociato in collaborazioni e partnership con aziende italiane ed estere di primo livello, come la G&B Meccanica o la Roost Exhaust System».

Il vostro è un percorso di elaborazione ed evoluzione continue. Quali sono quelle di cui va più fiero?

«Sono molto fi ero della creazione del nostro Kit Cuscinetto Conico per Scooter Piaggio. Un kit nato in pista sui nostri mezzi e derivante dalla necessità di avere un avantreno più stabile nella guida al limite. Rappresenta per me il coronamento di una riorganizzazione che ha condotto la nostra esperienza e la tecnologia usata in pista alla portata di tutti gli utenti, persino di quello stradale. Abbiamo infatti potuto dare a tutti gli scooteristi un kit che rende migliore la guida cittadina di ogni giorno, sia in termini di sicurezza che in termini di qualità».

Dall’offi cina alla pista: lei si è recentemente laureato Campione Nord nella categoria Scooter Open 100 cc (centrimetri cubici, ndr) italiana. Per Luca Sforza cosa signifi ca gareggiare?

«In una parola significa sviluppo, sia a livello personale che a livello tecnico. Corro per migliorare me stesso, per affinare la mia sensibilità e per poter dare indicazioni migliori ai tecnici. Indicazioni finalizzate allo sviluppo o alla creazione di nuove componenti per alzare sempre più l’asticella. La soddisfazione massima, poi, arriva nel momento in cui dalle sensazioni provate in sella, una volta quantificate e ridotte in numeri dagli ingegneri, nasce una nuova soluzione tecnica: in quel momento è come se una parte di te sbocciasse».

Dalla pista alla strada: che differenza c’è tra guidare uno scooter a tutta velocità in pista e guidarlo in mezzo al traffico di una città?

«Possiedo sia uno scooter stradale che una moto. Lo scooter stradale è lo stesso che uso per le gare (Gilera Runner), ma di 200 cc. La guida è profondamente diversa, già a partire dalla posizione in sella: quello stradale ha subito piccole migliorie per renderlo più stabile e sicuro rispetto a come viene venduto dai concessionari. Guidare in pista ti rende molto più consapevole dei rischi che ci sono in strada, ti rende più attento e padrone di quella che è la velocità e di come gestirla, soprattutto in relazione alle condizioni del fondo stradale, spesso molto più insidiose di quelle che si presentano in pista. Da quando corro in pista, in strada guido molto più piano e prestando molta più attenzione. Credo che chiunque dovrebbe provare almeno una volta a fare un corso di giuda sportiva con lo scooter in pista: darebbe molta sicurezza e consapevolezza a tutti gli scooteristi».

Torniamo alle gare: per poter essere competitivo a questi livelli quanto si allena?

«Negli sport motoristici vale sempre la regola “più giri meglio è”. Svolgo almeno tre allenamenti a settimana. Oltre all’allenamento in palestra ho a disposizione uno ScooterCross e uno scooter preparato per Flat-Track in modo da poter stare in sella anche nel periodo invernale quando le piste nelle nostre zone sono chiuse a causa del clima avverso. Con gli scooter mi alleno almeno una volta a settimana, meteo permettendo».

Nel vostro team ci sono anche altri piloti: com’è il rapporto con loro?

«Finora è sempre stato bellissimo. Siamo in competizione tra noi com’è giusto che sia, ma dentro e fuori dalla pista ci aiutiamo e sproniamo a vicenda. Alla fine dei turni ci confrontiamo e quello più veloce consiglia agli altri come affrontare una particolare curva o un particolare settore. Inoltre, così facendo, quando ci troviamo su piste nuove si velocizza il percorso di adattamento e di conoscenza con il circuito a beneficio di tutti i piloti del team».

Come si diventa piloti “ufficiali”?

«Non c’è una ricetta, ma non devono mancare impegno, una buona sensibilità in sella e un pizzico di fortuna. Con il budget necessario si può entrare in un buon team, ma alla base di tutto c’è sicuramente la passione. Essere pilota ufficiale significa soprattutto avere la responsabilità di sviluppare lo scooter nel migliore dei modi possibili».

Il mondo delle gare di scooter che seguito ha tra il pubblico?

«Quando ne parlo a chi non mi conosce dapprima sorridono, poi diventano increduli, successivamente strabuzzano gli occhi quando mostro le foto con il ginocchio a terra e faccio vedere le schede dei tempi (in alcune piste siamo persino più veloci delle Pitbike o delle MiniGP). Il nostro sport non è molto conosciuto in Italia poiché tutti vedono lo scooter come semplice mezzo di mobilità cittadina: abbiamo stimato che per passare da uno scooter stradale a uno scooter da pista ci vogliono circa 250 ore di lavoro. All’estero, invece, soprattutto in Francia, in alcuni Stati dell’America e in Asia siamo molto seguiti, proprio per la diversa concezione che in quei luoghi si ha dello scooter».

Investimenti tecnologici, spostamenti, riparazioni, prove… Questo progetto richiede molte risorse in termini di tempo e denaro. In una fase in cui anche i grandi team motoristici fanno dei passi indietro nei circus delle corse, qual è il segreto per avere successo?

«Il segreto è il duro lavoro. Per avere successo e per fare passi avanti si devono fare sacrifici, essere umili, avere la capacità di imparare dagli errori e volersi migliorare di continuo. La nostra fortuna, poi, è di avere molti sponsor e partner che credono nelle nostre capacità e nei nostri progetti e ci supportano in modo deciso, sapendo di poter trarre un valore aggiunto dalla nostra collaborazione».

Il 2017 cosa riserverà al TCR Laboratory?

«Parteciperemo nuovamente al Campionato Nazionale Velocità MOTOASI per difendere il titolo conquistato. Ma ci schiereremo in griglia di partenza con un nuovo scooter: il Piaggio Diesis. Una nostra nuova scommessa dopo 10 anni di successi e sviluppi in sella al Gilera Runner. Dall’altro lato del box ci sarà il mio compagno di team, Daniele Costa, che, dopo un inverno passato ad affinare il suo scooter grazie ai dati raccolti nel 2016, sarà chiamato a verificare se la strada intrapresa sia quella giusta e, nel caso, puntare alla vittoria».

Luca Sforza, invece, quali obiettivi personali vorrebbe centrare?

«Sarei soddisfatto di chiudere il campionato nelle prime cinque posizioni. Un cambio di scooter è sempre difficile, tanto più dopo dieci anni e una simbiosi perfetta tra me e il Runner. Con il Diesis, oltre al telaio, mi troverò in sella a un mezzo con un bilanciamento e una distribuzione dei pesi completamente diversi rispetto a quelli a cui ero abituato. Quindi il primo obbiettivo è sentirmi a mio agio in sella e poter guidare come voglio e posso fare, sperando di avere nuovamente il favore delle armi».

Oltre ai motori, quali sono le sue altre passioni nella vita?

«Mi piace andare a fare giri in mountain bike, lo trovo molto rilassante oltre a essere un ottimo allenamento. Mi piace anche andare al cinema e leggere. Alla fi ne della giornata, però, il pensiero torna sempre ai motori».

Agli appassionati di motori e delle corse che vorrebbero trasformare questa passione nel loro lavoro quale consiglio darebbe?

«Non è il momento storico-economico migliore per intraprendere questa strada, soprattutto se si vuole trasformare una passione in un lavoro e fonte di reddito. Tuttavia un buon consiglio è quello di rimboccarsi le maniche lavorando con umiltà e nella maniera migliore e più professionale possibile. La prima cosa che penso, da responsabile del team, è: “Se io fossi uno sponsor, perché sceglierei di supportare il TCR Laboratory?”, e ogni volta mi impegno e lavoro per trovare una risposta soddisfacente».

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