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Educazione e incongruenze

Società
26 gennaio 2017

Coerenza, questa sconosciuta...

di Cristian Vecchiet
Fare affermazioni in contraddizione tra loro. Avviene sempre più spesso tra i giovani, la cui dissonanza cognitiva sembra favorita dal contesto culturale in cui viviamo
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(ph. abbastanzamente.it)
Società
26 gennaio 2017 di Cristian Vecchiet Image

Più volte abbiamo rimarcato quanto la visione del mondo – quella che con gergo tecnico viene definita  Weltanschauung – sia decisiva nella crescita e nella formazione della persona. La visione del mondo corrisponde all’insieme articolato e gerarchico dei valori a cui la persona aderisce, al complesso della rappresentazione della realtà che ne deriva.

Tale visione consente di stare al mondo, di interpretare la realtà e di agire nel mondo. La Weltanschauung nella sua complessità, tuttavia, non costituisce un insieme di idee ben articolate in cui consapevolmente ci si riconosce. La rappresentazione del mondo è un insieme composito in parte consapevole e in parte inconsapevole, in parte coerente e in parte ambivalente quando non contraddittoria e la cui stratificazione non ci è mai del tutto chiara. C’è sempre e inevitabilmente uno strato di opacità che avvolge i nostri schemi di interpretazione della realtà e di azione.

Non tutto ci è chiaro di noi stessi e soprattutto non di tutto siamo consapevoli. Forse il livello di consapevolezza coincide davvero solo con la parte scoperta dell’iceberg che rappresenta il nostro mondo interno. E questo in certa misura è positivo perché costituisce una difesa ed è funzionale alla nostra maturazione e alla nostra salvaguardia.

Tuttavia questa sorta di opacità non è contrassegnata esclusivamente dalla difficoltà di essere trasparenti a noi stessi e agli altri. Spesso, infatti, capita che la rappresentazione consapevole che abbiamo di noi presenti delle forti incongruenze e queste vengono accettate senza troppi interrogativi. Si tratta di incongruenze a diversi livelli. Per esempio possiamo dire che è necessario essere duri nei confronti di chi sbaglia, senza ricordare le volte in cui noi abbiamo sbagliato. Oppure possiamo soffrire anche terribilmente perché qualcuno non è stato di parola o per relazioni interrotte a causa di superficialità e affermare che è stato ingiusto e al tempo stesso ribadire reiteratamente che ciascuno ha il diritto di fare ciò che vuole, di pensare e dire ciò che ha in testa.

A favorire l’accettazione pedissequa di incongruenze o di rappresentazioni che fanno fatica a stare insieme vi è anche indubbiamente la cultura in cui siamo immersi. Viviamo in un contesto socio-culturale caratterizzato da pluralismo e questo è altamente positivo. Tuttavia non di rado questo pluralismo scivola in sincretismo o, peggio ancora, in legittimazione di qualunque visione del mondo: chiunque può aderire a qualunque opinione e chiunque in un certo senso si può sentire legittimato a mescolare idee che tra di loro non stanno in piedi.

Uno dei fenomeni che spesso si riscontrano è rappresentato dalla “dissonanza cognitiva”, il meccanismo per il quale una persona afferma due o più pensieri che risultano in contraddizione tra di loro. Sostenere una visione della realtà le cui dimensioni non sono congruenti tra di loro porta peraltro a forme di disagio psicologico, psichico e comportamentale.

La ricerca della congruenza tra le parti della propria rappresentazione del mondo costituisce un versante importante nel percorso di maturazione. È importante perché la congruenza forma una identità coerente, mentre l’incoerenza fomenta una identità frantumata. È importante perché favorisce la maturazione dell’equilibrio psichico e psicologico e permette un rapporto positivo con gli altri e la costruzione e il mantenimento di relazioni sane. È importante perché la coerenza della visione del mondo è parallela alla congruenza tra le parti di sé, tra i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie azioni. Non conta la perfezione ma la tendenza verso la coerenza interna tra i pensieri e tra i pensieri, i sentimenti e le azioni.

Da quanto detto deriva ancora una volta l’importanza della funzione educativa. Quanti a vario titolo esercitano una funzione educativa hanno il dovere di educare alla riflessione profonda, all’ascolto di tutte le parti di sé, a mettere a confronto i diversi aspetti della propria rappresentazione della realtà, a maturare uno sguardo congruente, ricco e coerente con la dimensione affettiva e morale. Per questo è decisivo che gli adulti imparino ad ascoltare con attenzione i ragazzi, a fare attenzione a quello che dicono, a come lo dicono, al perché lo dicono. È importante che facciano lo sforzo di capire cosa suscita determinati pensieri, come si legano ai loro sentimenti, ai loro vissuti e alle loro azioni. Cercare di capire il loro modo di interpretare la realtà e le ragioni dei loro schemi cognitivi, emotivi, morali, è necessario per il passo successivo, quello di far emergere il senso di eventuali incongruenze e di indicare i motivi per i quali parti contraddittorie non possono coesistere. Infine è un compito educativo anche suggerire delle alternative, mostrare la possibilità di costruire una visione dinamica e coerente.

Certo, è un percorso faticoso quello dell’educazione alla capacità di riflettere con serietà e profondità, di mettersi in discussione e di accogliere come opportunità positiva la possibilità di rivedere i propri punti di vista, soprattutto quando radicati, ma è imprescindibile per una crescita positiva e per il potenziamento del senso morale e anche civico dei ragazzi.

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