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L'esperienza di Tecnest

Attualità
09 marzo 2017

Organizzazione, la chiave per la competitività

di redazione (fonte Ufficio stampa Eo Ipso)
I fondatori dell'azienda friulana leader in soluzioni informatiche per la gestione della produzione: "In 30 anni la tecnologia ha cambiato tutto. E la competitività è agguerrita"
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Da sinsitra Pettarin e Chientaroli
Attualità
09 marzo 2017 di redazione (fonte Ufficio stampa Eo Ipso)

Trent’anni di tecnologia applicata al manifatturiero sono un’eternità. Eppure i semi della quarta rivoluzione industriale di cui tanto si parla oggi risalgono proprio alla fine degli anni ‘80. «In quel periodo si è iniziato a cambiare prospettiva: non un’informatica fine a se stessa, ma quale occasione per migliorare la competitività della propria azienda», spiega Fabio Pettarin che diede vita in quegli anni insieme con Mario Chientaroli a Tecnest, azienda di Udine che si occupa di soluzioni informatiche e organizzative per la gestione dei processi di produzione e della supply chain (catena di distribuzione). «Non si trattava solamente di modernizzare gli strumenti con gli ultimi sistemi informativi, ma si iniziava a voler cambiare “vestito” all’azienda intervenendo direttamente sulla sua organizzazione, andando a migliorarne i processi. Un aspetto che oggi è ancor più sentito e richiesto dal mercato».

Trent’anni fa i mouse non erano ancora su tutte le scrivanie, i pc nelle aziende erano merce rara ed estremamente costosa e spesso l’informatizzazione si fermava alla gestione contabile e amministrativa. «A partire dagli anni ‘90 l’avvento delle interfacce grafiche e, soprattutto, del web hanno di fatto aperto due grandi fronti: da una parte l’informatica è stata resa più accessibile; dall’altra, si sono velocizzate tutte le comunicazioni», ricorda Chientaroli.

All’inizio del nuovo millennio l’accelerazione è stata repentina e le aziende si sono trovate nelle condizioni di dover gestire una complessità di informazioni in un mercato in profondo cambiamento. «Le imprese manifatturiere oggi sono inserite in un contesto sempre più competitivo e complesso. La filiera è molto più articolata e distribuita sia in termini di fasi di lavorazione sia dal punto di vista geografico.  La competitività è sempre più agguerrita e non riguarda solo la varietà e la personalizzazione dell’offerta, ma anche la tempistica, la puntualità e la frequenza di consegna. Uno scenario che ha accentuato la necessità di rivedere e ottimizzare i propri processi produttivi anche attraverso sistemi e tecnologie avanzate con l’obiettivo di migliorare il servizio al cliente finale».

«Nel frattempo – aggiunge Pettarin – sono cambiati anche i referenti: i primi nostri interlocutori le cui competenze in materia di pianificazione e gestione della produzione si basavano sull’esperienza hanno lasciato il posto a persone non solamente più giovani, ma con una formazione specifica in questi ambiti e quindi più orientate a mettere in discussione i processi organizzativi sulla base di obiettivi strategici».

Ripensare i processi, questo il punto. Le più recenti tecnologie connesse alla quarta rivoluzione industriale rappresentano strumenti evoluti per raggiungere questi obiettivi con modalità nuove.

Lo scoglio era entrare nelle fabbriche e mettere mano ai sistemi di produzione. Un passaggio che non è stato semplice. «E non lo è tuttora», sottolinea Chientaroli. «Sotto il profilo dell’offerta, passi in avanti sono stati fatti, in particolare per rispondere alla complessità e alle esigenze di flessibilità delle piccole e medie imprese italiane che rappresentano la spina dorsale della nostra economia. In tal senso si sono affermate società specializzate capaci di studiare e realizzare soluzioni software di pianificazione e gestione della produzione flessibili e performanti che colmano il gap lasciato dai grossi sistemi ERP, spesso meno adatti al contesto produttivo italiano, perché nati in ambiti industriali diversi dai nostri o focalizzati su altri processi aziendali. Sotto il profilo della domanda, registriamo dalle aziende un cambio di tendenza: si sta passando da una mera curiosità per le novità in campo tecnologico a precise richieste su come queste novità possono migliorare la loro competitività. Possiamo dire che c’è fame di conoscenza. Una variazione di prospettiva che è rivoluzionaria e che porta a risultati positivi a doppia cifra».

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