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Memorandum d'intesa con la Nawroz University di Dohuk

Attualità
24 marzo 2017

L'Università di Udine fa scuola nel Kurdistan iracheno

di redazione (fonte Ufficio stampa Università di Udine)
Avviata una collaborazione per la didattica, la ricerca e lo scambio di studenti. Prevista anche la nascita di un dipartimento di archeologia e beni culturali
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Da sinistra, Amad Alsofi e Alberto De Toni
Attualità
24 marzo 2017 di redazione (fonte Ufficio stampa Università di Udine)

L’Università di Udine e l’irachena Nawroz University di Dohuk, nella regione del Kurdistan iracheno, hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per instaurare una collaborazione duratura nei settori della didattica, della ricerca e dello scambio di studenti e docenti. Il memorandum è stato firmato oggi a palazzo Florio a Udine, sede centrale dell’Ateneo friulano, dai rettori delle due università, Alberto De Toni e Amad Alsofi, alla presenza dell’ambasciatore dell’Iraq a Roma, Ahmad Bamarni. Hanno partecipato all’incontro anche il delegato dell’Ateneo per l’archeologia, Daniele Morandi Bonacossi, e il segretario dell’ambasciatore iracheno in Italia, Diyar Saaid.

L’intesa prevede, in particolare, collaborazioni nei programmi di insegnamento e di ricerca; lo scambio di studenti, dottorandi e docenti; il supporto ad attività di perfezionamento e formazione per i dottorandi e il personale; lo scambio di informazioni, materiali di studio e pubblicazioni accademiche; il sostegno al personale post-laurea per realizzare ricerche.

La Nawroz University è un ateneo privato, fondato nel 2006 nel capoluogo del governatorato di Dohuk, città che conta circa un milione di abitanti. L’università ha circa sei mila studenti e cinque facoltà: giurisprudenza, scienze politiche, scienze economiche e dell’amministrazione, informatica, lingue e ingegneria.

«Con questo accordo quadro – ha spiegato il rettore De Toni – l’Università di Udine rafforza la propria rete di relazioni internazionali e la propria capacità di penetrazione all’estero, ponendo le basi per una promettente collaborazione scientifica e didattica con l’Università Nawroz e altri atenei dell’Iraq. Il nostro ateneo è già attivo da anni nella regione del Kurdistan iracheno attraverso una missione archeologica. Questa attività svolge ora un ruolo di volano per allargare il campo delle collaborazioni ad altre discipline e attività».

«La collaborazione con l’Università di Udine – ha fatto eco il rettore Alsofi – è molto importante per un ateneo giovane come il nostro. Consentirà di migliorare i nostri programmi di studio, avviare scambi di studenti, docenti e dottorandi, avrà benefici sulle attività di ricerca e potrà attivare percorsi di formazione».

«Questo ottimo accordo – ha sottolineato l’ambasciatore Bamarni – spero sia il primo passo per collaborazioni con molte altre università dell’Iraq. Gli atenei iracheni infatti hanno bisogno dell’aiuto delle università italiane per ricominciare ad avviare partnership scientifiche internazionali».

«L’Università Nawroz di Dohuk – ha affermato Morandi Bonacossi – è interessata, fra le altre cose, alle specifiche competenze del nostro Ateneo nel campo dell’archeologia e dei beni culturali. L’obiettivo sarà quello di sostenere e guidare la nascita di un dipartimento di archeologia e beni culturali nel nord del Kurdistan iracheno attraverso la nostra esperienza nello studio, tutela, valorizzazione e protezione del patrimonio culturale. Ma collaborazioni si realizzeranno anche nel campo delle scienze economiche, ingegneria, lingue straniere e delle scienze informatiche».

Per l’Università di Udine erano presenti, fra gli altri, anche i direttori dei dipartimenti di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, Paolo Ceccon; di Scienze economiche, Andrea Garlatti; di Scienze matematiche, informatiche e fisiche, Gianluca Foresti; di Studi umanistici e del patrimonio culturale, Andrea Zannini; del Politecnico di ingegneria e architettura, Marco Petti; i rappresentanti dei dipartimenti di Area medica, Giuseppe Damante, e di Scienze giuridiche, Elisabetta Bergamini, e la delegata per la ricerca, Maria Cristina Nicoli.

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