Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Accordi internazionali

Diritto
05 novembre 2010

Carceri affollate? Ognuno a casa sua

di Massimiliano Sinacori
Una boccata d’ossigeno per le nostre carceri italiane grazie ad un nuovo passo avanti nella cooperazione giudiziaria penale tra Paesi dell’Unione Europea.
CONDIVIDI
809
Diritto
05 novembre 2010 di Massimiliano Sinacori Image

In data 7 settembre 2010 il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il decreto legislativo che permetterà il riconoscimento delle sentenze penali di condanna tra i membri dell’Ue, fissando le condizioni per l’esecuzione delle pene all’estero. Ciò significa che dal 5 dicembre 2011, con una semplice richiesta, una pronuncia di condanna emessa da un giudice italiano nei confronti di un cittadino comunitario potrà essere eseguita nello Stato di cittadinanza di quest’ultimo, in linea di massima senza necessità di consenso né dello Stato interessato, né della persona condannata.

Il decreto attua la decisione quadro n. 2008/909/Gai (Giustizia e affari interni) e rappresenta un nuovo passo nella direzione dell’equiparazione delle decisioni emesse nei diversi Stati componenti dell’Unione, come già avvenuto per la confisca e per il mandato d’arresto. Le decisioni quadro del Gai sono strumenti di cooperazione tra Stati membri in materia di polizia e di azioni giudiziarie penali, adottate prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La decisione approvata consente di progredire nella reciproca cooperazione giudiziaria tra gli Stati, radicando ulteriormente il principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie nello spazio europeo; essa si basa sul presupposto che le decisioni giudiziarie adottate in uno Stato membro (“di emissione”) possano – a determinate condizioni – trovare riconoscimento in un altro Stato membro (“di esecuzione”) e possano essere, ad alcuni effetti, equiparate alle decisioni adottate nel medesimo Stato di esecuzione. Quanto alle autorità competenti, sarà il Ministero della Giustizia a provvedere alla trasmissione ed al ricevimento delle sentenze ed alla trattazione della corrispondenza con gli altri Stati anche se – per il principio della celerità e dello snellimento delle procedure – sarà ammesso anche il contatto diretto tra le magistrature dei Paesi interessati, fatta salva la necessità di informarne comunque l’autorità politica. Per quanto riguarda il trasferimento all’estero per l’esecuzione della pena, il decreto delinea alcune condizioni base. Tra queste il fatto che il reato per il quale è stata emessa la condanna sia punito con una pena detentiva non inferiore a tre anni, la permanenza della persona interessata in Italia o sul territorio dello Stato di esecuzione, l’inesistenza di un altro procedimento penale in corso o di un’altra condanna, ed una pena residua da scontare non inferiore ai 3 mesi; l’esecuzione della pena o della misura di sicurezza all’estero dovrà poi avere lo scopo di favorire il reinserimento sociale della persona condannata. Trovano poi disciplina i casi in cui è necessario il consenso dell’interessato per poter procedere al trasferimento, innovando rispetto alle altre convenzioni in materia che partono dalla necessità dell’assenso.

Tale consenso è richiesto nei casi di trasmissione verso uno Stato dell’Unione europea che vi abbia acconsentito, salvo si tratti dello Stato dove la persona condannata è fuggita o è altrimenti ritornata a motivo del procedimento penale o a seguito della sentenza di condanna. Il consenso alla trasmissione deve essere espresso dalla persona condannata, personalmente e per iscritto. Viene meno, rappresentando un’altra delle principali novità, la necessità della doppia incriminabilità. Per soddisfare questo principio non è necessario che lo schema astratto della norma incriminatrice dell’ordinamento straniero trovi il suo esatto corrispondente in una norma dell’ordinamento italiano, ma è sufficiente che la concreta fattispecie sia punibile come reato da entrambi gli ordinamenti. Sul riconoscimento, quindi, indipendentemente dalla doppia incriminazione, sarà la Corte d’Appello a pronunciarsi entro 60 giorni dall’arrivo della richiesta; la stessa Corte d’Appello potrà, se sollecitata dallo Stato richiedente, procedere ad una misura di coercizione o anche all’arresto della persona interessata per assicurare la sua presenta in Italia in attesa del verdetto sulla domanda.

Tra i motivi di rifiuto trovano posto i casi di prescrizione della pena o di assenza di imputabilità secondo la legge italiana, quando la pena da scontare è inferiore ai sei mesi, e la precedente esecuzione della pena in altro Stato europeo per i medesimi fatti. Con questo provvedimento l’Italia è il primo Paese dell’Unione europea ad attuare la decisione quadro, con largo anticipo rispetto alla scadenza del 5 dicembre 2011. In questo modo il Governo intende dare una risposta concreta al sovraffollamento carcerario attraverso il trasferimento dei condannati stranieri anche in assenza di un precedente accordo con lo Stato estero di cittadinanza e senza il consenso della persona condannata. Secondo le stime effettuate dal Ministero della Giustizia, a poter essere interessati dal provvedimento dovrebbero essere oltre 1.200 detenuti europei: l’Italia ha quindi fatto la sua parte, tuttavia per non vanificare il provvedimento saranno necessari i recepimenti da parte degli altri Stati, e la fuoriuscita di detenuti stranieri non dovrà essere bilanciata dall’ingresso di pregiudicati italiani dall’estero.

Commenti (0)
Comment