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Dino Piu

Cultura e Spettacolo
21 luglio 2017

Il cantore del Friuli

di Andrea Doncovio
In cinquant’anni di passione musicale ha raccontato aneddoti della sua Gonars e descritto la nostra gente con affettuosa ironia e con arguto garbo. Il tutto rigorosamente in lingua friulana
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(ph. Andrea Grosso)
Cultura e Spettacolo
21 luglio 2017 di Andrea Doncovio Image

Il titolo del suo ultimo cd, uscito a inizio aprile, sintetizza meglio di ogni descrizione l’essenza stessa di Dino Chitare, ovvero Dino Piu, cantautore di Gonars che a 69 anni sta vivendo una seconda giovinezza, impegnato con la propria musica a diffondere la cultura friulana, sostenendo anche progetti di volontariato e di finalità sociale. Un percorso che lo ha recentemente condotto fino a Londra, dove ha potuto incontrare numerosi giovani friulani emigrati per studio o per lavoro, ma con un legame ancora molto forte verso la propria terra d’origine.

Dino Piu, la musica e la lingua friulana. Un connubio nato quando?

«Quando avevo 16 anni ho iniziato a cantare nel Coro “Tite Grison” di Gonars, amando le villotte friulane di Tita Marzuttini. Lì ho sentito subito una grande passione per le canzoni in lingua friulana».

La passione per la musica invece quando ha iniziato a prendere piede?

«Praticamente in contemporanea. Sempre all’età di 16 anni ho comprato la mia prima chitarra e con lei tutto è iniziato».

La scelta di cantare in friulano, invece, come si è sviluppata?

«In gioventù già scrivevo in friulano con una certa ironia sui fatti della gente di Gonars. Utilizzare il friulano per trasmettere quello che volevo raccontare è stata così una scelta praticamente naturale».

E la risposta del pubblico come fu?

«Le parole che mettevo in musica si contraddistinsero subito per la marcata vena provocatoria ma mai offensiva. Il pubblico ha accettato fin da principio quest’ironia. Certo, non sono mancate alcune simpatiche contestazioni…»

Attraverso la sua musica e le sue canzoni, che messaggi vuole trasmettere Dino Piu?

«Io desidero narrare le storie della mia gente, del paese e del Friuli, inviando messaggi d’amore ma mantenendo sempre una nota ironica che contraddistingue i testi delle mie canzoni».

“Dino Chitare” – come viene soprannominato – da cinquant’anni è un narratore della sua terra e delle sue genti. Sia la prima che le seconde, a suo avviso, come sono cambiati durante questo arco temporale?

«Eh, a je gambiade un grun! A scuele ti dave il mestri, in glesie ti dave il predi e ancje il muini, se dopo in cjase a vegnivin a savelu ti onzevin ancje i genitors! Vue invezit prove disi alc a un frut… (È cambiato tutto completamente! A scuola te le dava il maestro, in chiesa te le dava il prete e il sacrestano, se poi a casa venivano a saperlo ti ungevano anche i genitori. Oggi  invece prova solo a dire qualcosa a un ragazzo…)».

Attraverso la sua musica Dino Piu persegue anche finalità solidali.

«Tramite l’associazione culturale Fûr Timp è stato realizzato un disco con la raccolta delle mie canzoni. In poco più di un mese abbiamo venduto mille copie. Tutto il ricavato è stato devoluto in beneficienza, nello specifico all’asilo parrocchiale di Gonars».

Non solo Friuli, ma anche Friulani all’estero: lo scorso novembre si è esibito al Fogolâr Furlan di Londra in occasione del Wine Festival. Qual è il legame dei Friulani d’Inghilterra con la loro terra d’origine?

«I ragazzi friulani accorsi al Fogolâr Furlan hanno partecipato numerosi e orgogliosi della loro friulanità. Parlavano tutti in friulano. L’unico invito che posso rivolgere loro è quello di continuare così».

A tal proposito, nel mondo globalizzato che usa l’inglese come lingua franca, secondo lei che ruolo possono ricoprire le lingue minoritarie come il Friulano, in particolare proprio tra i giovani?

«Il Friulano è un segno distintivo e di appartenenza che lega al Friuli, alle sue tradizioni e ai valori della famiglia friulana. Un ruolo importante, quindi».

Torniamo alla musica: delle sue canzoni, a quale è più affezionato?

«Sono affezionato un po’ a tutte, ma in particolare alla canzone Madunute da Plazute, perché a fevele da mame dal Signor (perché parla della mamma del Signore)».

Il suo ultimo cd musicale si intitola “Nissun sa a cui che i tocje (Nessuno sa a chi gli tocca, ndr)”: come mai questa scelta?

«Questa frase è inclusa in uno dei pezzi del nuovo disco. Rappresenta la filosofia del cantastorie, si parla dell’ironia della sorte. È un po’ la storia della vita».

Dino Piu che rapporto ha con i componenti della sua band?

«I ragazzi della band – e dico ragazzi perché sono molto più giovani di me – sono sensibili e molto preparati. Il nostro è un rapporto amichevole. Basti pensare che le prove le facciamo direttamente durante le serate…»

La vostra attività musicale è patrocinata e sostenuta anche dall’Università di Udine, dalla Regione, dall’ARLeF e dalla Filologica: che significato ha per voi l’apporto delle istituzioni?

«Il loro apporto è una conferma della validità del progetto, importantissimo durante le presentazioni ufficiali, soprattutto all’estero».

A 69 anni Dino Piu canta e suona con passione indomita. Ci sono altri obiettivi per il futuro?

«Obiettivi? In questo caso la risposta è facile: “Nissun sa a cui che i tocje”…»

 

L’associazione Fûr Timp di Gonars è un ente culturale che promuove la diffusione e la conservazione della lingua e della cultura friulane che per riuscire nel suo intento ha deciso di usare un veicolo ben preciso: la musica scritta e interpretata dal cantautore gonarese Dino Piu, geniale e bizzarro, simpatico e sregolato quanto basta (secondo le migliori tradizioni degli artisti).

Così, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine e Agenzia PromoTurismo FVG nonché con il patrocinio e la collaborazione dell’ARLeF e della Società Filologica Friulana, l’Associazione ha prodotto due raccolte musicali-culturali che narrano fatti, eventi, personaggi e spaccati di vita vissuta tra i borghi del Friuli, raccontando, in musica, aneddoti e consuetudini paesane, riproponendo l’antica tradizione del cantastorie e conservando in un unico documento cultura, tradizioni, consuetudini di vita e idioma caratteristico di un popolo.

I CD musicali prodotti dall’associazione Fûr Timp non sono un prodotto commerciale, ma vengono diffusi gratuitamente e contribuiscono a una raccolta fondi le cui offerte vengono utilizzate per lo svolgimento di attività solidaristiche e devolute in beneficenza. Il CD Nissun sa a cui che i tocje è stato presentato dall’autore Dino Piu con la sua Band in anteprima lo scorso novembre presso il Fogolâr Furlan di Londra, in occasione del Wine Festival, con un concerto dal vivo, iniziato con una ouverture in inglese sulle note di “It’s a long way to Tipperary” dedicata a Her Majesty the Queen “le Reìne Elisabete”, proseguita con parole in friulano. Sono seguite melodie con parole sempre in marilenghe.

Info: www.dinopiu.com

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