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Lo scorrere del tempo - 2^ puntata

Psicologia
17 novembre 2010

Vorrei uno stile essenziale!

di Giuliana De Stefani
Un esempio per la vita individuale ed un cardine per l’assetto sociale: la vecchiaia ed il ricordo degli antenati rappresentano la pietra miliare del nostro futuro.
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Psicologia
17 novembre 2010 di Giuliana De Stefani

La gerontologia è una scienza giovane che assume primariamente un punto di vista biologico per parlarci della vecchiaia: i riferimenti alla fisiologia del cambiamento dall’età adulta alla condizione senile, cioè le considerazioni sull’inefficienza della circolazione, delle giunture e del cervello, pongono l’accento sull’aspetto delle prestazioni che un organismo vecchio “non" riesce più a dare.

In sostanza è come se si disgiungesse l’idea di “corpo” di una persona dal suo “nome”, dalla sua identità, spersonalizzando la trattazione del tema “vecchiaia”, medicalizzandola e non considerandola ciò che è: una normale condizione umana. Ed è in questo senso che va letto il cambiamento caratteriale più facilmente osservabile nell’anziano: la sua propensione alla riflessione sulle cose ed i fatti del passato, in contrapposizione all’urgenza dell’agire tipica della giovinezza. Ma, sostiene James Hillman, psicologo americano, “una scienza della vecchiaia che si fonda sulla fisiologia del cambiamento, invece che sul significato di questo, non è un interlocutore adatto per la persona che invecchia”.

La tesi centrale di Hillman è che nel progresso della vita umana si passi dalla preminenza di comportamenti biologicamente determinati e supportati dall’efficienza fisiologica ad una fase successiva in cui assume importanza il compimento del carattere dell’individuo. Egli ci fa notare che il termine carattere deriva sia da un verbo greco che significa inscrivere, incidere, che da un sostantivo che esprime sia lo strumento per incidere o scrivere che  il segno che ne risulta, come i caratteri della scrittura. Ma “carattere” denota anche il personaggio di un testo teatrale, e con questo temine allora se ne vuole indicare l’individualità unica e distintiva. Nell’età senile si consolida proprio questo aspetto della personalità: una configurazione durevole di tratti, preferenze o idiosincrasie, eccentricità e modi di fare che si sintetizza in uno “stile estetico” unico. Ne deriva un modo pratico, giornaliero di esprimere la nostra individualità, che ci rende assolutamente riconoscibili e che può depositare nella mente degli altri un’immagine di noi stessi che agirà nel ricordo.

Tra le più evidenti funzioni della vecchiaia troviamo la trasmissione di “sapere”, ma non in forma di informazioni contingenti bensì come attivazione della “sapienza”. Nel dialogo con un anziano possiamo riscontrare la sintesi di un processo di conoscenza con la maturità delle scelte: la capacità di giudicare esteticamente ciò che va bene, che produce percezioni positive, che corrisponde ad un’esperienza che ha senso. Tutte le culture antiche presentano una qualche forma di rispetto per la figura dell’antenato, enunciando chiaramente cosa ci si attende da lui: non l’efficienza e l’aiuto materiale pratico ma il senso di protezione che ci deriva da un potente modello interiorizzato di sapienza, quello di una guida che è già passata sul percorso accidentato su cui noi ora stiamo caracollando.

È questa la strada che Hillman auspica per la nuova gerontologia: un approccio psicologico e lo studio umanistico della vecchiaia per evidenziare i significati profondi e le prerogative che rendono questa fase della vita una chiave di volta dell’ordine psicologico individuale di ogni persona  e dell’assetto sociale nel suo insieme. Il patrimonio che ci viene trasmesso è essenzialmente la potenza di un intelligente sguardo in profondità  di tipo psico-logico relativo al significato dei  fatti personali e sociali ed alla loro desiderabilità, che si contrappone alla miriade di voci dalle quali siamo circondati.

Quindi dalle persone anziane noi possiamo imparare questa modalità più mirata di interazione con la vita, sfrondando il fare, abbandonando l’accumulo di impegni puntando all’essenziale. Potremmo così iniziare per tempo, prima di diventare vecchi a nostra volta, a nutrirci di ciò che vediamo diventare essenziale per l’uomo che ha ormai abbandonato la corsa e l’efficientismo: la sicurezza, la compagnia, la pratica delle arti, il rapporto con la natura, la semplicità ed il silenzio.

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