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Le frontiere della musicoterapia

Salute
22 novembre 2010

La terapia del ritmo

di Patrizia Longo
Dallo sviluppo del cervello nei bambini al miglioramento delle qualità della vita dei malati di Parkinson e Alzheimer: la corretta sincronia dell’organismo come chiave di volta per il nostro benessere.
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Salute
22 novembre 2010 di Patrizia Longo

Tutto ciò che esiste nel tempo ha un suo ritmo ed una sua struttura. Il nostro corpo è una macchina ritmica multidimensionale con ogni parte che pulsa in sincronia, dall’attività digestiva delle viscere ai neuroni del cervello.

All’interno dell’essere vivente il ritmo principale è marcato dal sistema cardiocircolatorio con a capo cuore e polmoni. Il cuore batte tra le sessanta e le ottanta volte al minuto ed i polmoni si riempiono e si vuotano a circa un quarto di questa velocità, e tutto avviene in modo sincrono.  Il ritmo regola tutto: si può notare in natura, nel migrare degli uccelli, nel susseguirsi delle stagioni, nei cicli della vita. Il ritmo è il battito in base al quale il cambiamento procede nel tempo. Ed allora è chiaro che non c’è nulla di più importante ed urgente che recuperare il ritmo perduto. Gli antichi sciamani erano consapevoli di questo ritmo già  3000 anni fa. 

Il suono del tamburo è considerato una delle più antiche forme di metodo di guarigione. Questa connessione fra corpo e ritmo è stata sempre conosciuta da ogni cultura in tutto il mondo. Comprendendo il ritmo del corpo e lavorando terapeuticamente con il suo flusso, manteniamo il benessere mentale, fisico e psichico della persona che si fa trattare dando immediato beneficio a tutto l’organismo. I semplici battiti ripetitivi vibrati con delicatezza, ma precisione, su determinati punti del corpo aiutano a cambiare sottilmente la vibrazione dei pazienti mettendoli in risonanza con i loro sistemi fisici, emozionali e spirituali. Come il diapason fa vibrare uno strumento a corde secondo una frequenza specifica, così il battito della terapia con il massaggio ritmato “accorda” il corpo del paziente. La scienza ha ormai accertato che il ritmo di molti strumenti musicali esercita un effetto terapeutico. Sappiamo che il tamburo rafforza il sistema immunitario, oltre ad offrire sollievo agli ammalati di Alzheimer ed ai bambini autistici. Analogamente, si è dimostrato che l’arpa abbassa le onde cerebrali fino allo stato alfa, alleviando l’ansia, la depressione e la paura.

Nel 1994 il musicoterapeuta Barry Bernstein fu cofondatore di un programma di benessere chiamato “Unità con un battito” che servì a diffondere l’informazione sul rapporto che lega il ritmo allo stato di salute di una persona.  Il suo programma è stato usato da grandi aziende come la Bayer, la Shell e la Spring. Mentre l’obiettivo che sta alla base di queste terapie fondate sul ritmo è quello di promuovere la salute fisica, molti stanno ricominciando ad ascoltare il proprio ritmo interiore grazie alla tecnica del massaggio ritmato abbinato ai suoni nella cabina per riavvicinarsi all’equilibrio emotivo.  Per cui anche la ricerca del sottofondo musicale più adatto a quel paziente sarà cura del terapista, che essendo preparato in questa disciplina del ritmo, saprà scegliere lo strumento giusto per favorire lo stato di benessere della persona trattata.

Anche la musicoterapia rientra a pieno titolo nella categoria delle terapie del ritmo. Al team di Gottfried Schlaug della Harvard Medical School di Boston si deve la scoperta che la musica è una linfa vitale e se la si ascolta  e la si studia da bambini, può aiutare lo sviluppo del cervello. I bambini dovrebbero ascoltare melodie in  ritmo lento “Adagio”, “Andante” o nel caso di disturbi con angoscia “Allegro moderato”. Si può azzardare una definizione per questa tipologia di trattamenti: l’uso della musica e della stimolazione ritmica favorisce l’integrazione fisica, psicologica ed emotiva dell’individuo e può essere applicata a tutte le fasce di età. Tale definizione è dovuta al fatto che mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue della persona in modo che il paziente o la paziente possano meglio realizzare l’integrazione interpersonale e di conseguenza possano migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico. In particolare l’approccio legato alla musicoterapia amplifica l’approccio creativo nel lavoro con gli individui con handicap o diversamente abili, utilizzata nell’ultimo decennio anche come coadiuvante nel trattamento del Parkinson, dell’Alzheimer, ma anche nell’ansia e nella depressione. Negli ultimi due anni, infatti, si è capito che la musicoterapia può aiutare a recuperare la perdita del linguaggio in pazienti affetti da Morbo di Parkinson o da ictus: ciò perché il cervello umano è naturalmente predisposto a rispondere agli stimoli derivanti da un ritmo musicale. Durante la gravidanza, infine, sempre più spesso si consiglia alla mamma di sottoporsi a trattamenti di massaggio dolce per alleviare e risolvere  disturbi legati al suo stato e di ascoltare musiche dolci e rilassanti per favorire il benessere suo e del bambino che porta in grembo.

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