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Persone e linguaggio

Psicologia
03 aprile 2018

La ragione della parola

di Cristian Vecchiet
La capacità linguistica dell'essere umano coinvolge tutta la sua identità. Ecco perché evitare termini volgari e violenti non è solo una questione di bon ton
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(ph. pixabay.com)
Psicologia
03 aprile 2018 di Cristian Vecchiet Image

A caratterizzare l’uomo non vi sono soltanto la sua ragione, la sua capacità relazionale, la sua volontà… vi è anche il linguaggio. L’uomo è un animale dotato di parola. È l’unico animale capace di esprimersi, dialogare e costruire relazioni attraverso il linguaggio anche propriamente verbale.

È interessante notare che il termine greco logos significa sia ragione che parola. Quasi a dire che senza la parola non vi è ragione e senza ragione non si può avere vera e propria comunicazione. Senza dimenticare che il termine logos deriva da léghein, che vuol dire “raccogliere”, “mettere insieme”. La parola, come la ragione, esprime la capacità di connettere e di costruire legami.

Non solo. C’è qualcosa di ancora più interessante. L’uomo non è dotato di parola nel senso che possiede tra le diverse facoltà anche quella di parlare. L’uomo è radicalmente un animale connotato dalla capacità di dialogare. La sua capacità linguistica coinvolge tutta la propria identità di uomo. L’uomo è impastato di parola. L’uomo in un certo senso è parola, perché senza di essa cesserebbe di essere quello che è in tutte le sue dimensioni. Basti pensare che senza il linguaggio l’uomo non sarebbe capace di pensare e di costruire relazioni.

Ma cosa implica il fatto che l’uomo sia dotato di parola? Il linguaggio è in fondo l’espressione dell’interpretazione che diamo al mondo e a noi stessi. Le parole indicano la nostra realtà, le sue sfaccettature e il modo in cui in essa viviamo. Fin negli aspetti più semplici. Com’è risaputo chi vive in mezzo al deserto ha diverse parole per esprimere i differenti tipi di deserto e chi vive in mezzo al ghiaccio distingue tra diverse forme di ghiaccio. Nel nostro immaginario, invece, il deserto è semplicemente deserto e il ghiaccio solamente ghiaccio… Di più, l’articolazione linguistica con la morfologia e la sintassi offre un vero bagaglio di categorie e di strumenti con cui leggere la realtà.

Certamente il linguaggio non è solo quello verbale ma anche il non verbale. La parola in un certo senso va al di là di se stessa e rinvia a un mondo che non può esaurire. Potremmo dire che tutta la persona è linguaggio. Eppure a definire un senso più ampio contribuisce indubbiamente anche il linguaggio verbale con le sue stratificazioni e sedimentazioni. La lingua è sempre una “lingua pensiero”.

Quando nasciamo impariamo a vivere anche grazie al linguaggio che ci viene insegnato. Esso contiene la cultura della comunità entro cui veniamo al mondo e il deposito della tradizione, della storia di quel mondo di relazioni. Ciò che noi avvertiamo sul piano degli istinti, delle emozioni, dei pensieri iniziamo a esprimerlo attraverso il linguaggio che ci viene trasmesso. Crescendo impariamo per lo più inconsapevolmente a leggere la realtà in un modo determinato, a dare valore a certe cose, a rispondere alle esigenze che avvertiamo in un certo modo. E tutto questo anche grazie al linguaggio. Certo, poi ognuno di noi contribuisce a modificare il linguaggio. Ma esso rimane innanzitutto una eredità che ci viene consegnata.

Il linguaggio è il deposito articolato di significati. Il linguaggio è la lettura che diamo di noi stessi e degli altri. Non solo. Esso è lo strumentario interpretativo. Noi guardiamo alla realtà mediante la parola, mediante le strutture del linguaggio. Il linguaggio esprime e simboleggia in fondo un’alleanza e una promessa. È l’alleanza tra le persone della comunità in cui nasciamo perché esprime le risposte che loro hanno dato alle esigenze che hanno avvertito. È una promessa perché in fondo incarna il senso per il quale vale la pena vivere. Come si vede il linguaggio è sì comunicazione ma è anche molto di più. Il linguaggio è significato, ragionamento e forse ancor prima relazione e legame. In altre parole il linguaggio esprime la modalità di appartenenza a un mondo sociale, a una comunità. Ovvero il linguaggio è identità. Più precisamente una identità comunitaria. Il linguaggio esprime sempre un’articolazione condivisa del senso delle cose. Il linguaggio – proprio perché una delle forme di introduzione e di relazione con gli altri, con noi stessi e con la realtà – è anche educazione e formazione. E questo per molte ragioni. Il linguaggio educa a rappresentare il mondo in un certo  modo, a distinguere tra valori e disvalori, a reputare certi valori più importanti di altri. Lo stile del linguaggio anche proprio semplicemente verbale favorisce un certo stile cognitivo, emotivo e comportamentale. In altre parole il linguaggio educa a un certo modo di interpretare il senso della vita e ancor di più a viverla concretamente.

È almeno per questi motivi che sarebbe opportuno che tra gli adulti si affinasse la consapevolezza del valore e del potere di influenzamento delle parole e del linguaggio. Un linguaggio ricco favorisce una maggior ricchezza della mappa cognitiva, affettiva e comportamentale. Il linguaggio violento, oltre a essere offensivo e lesivo di per sé, favorisce comportamenti violenti.

Il problema del linguaggio volgare non è rappresentato semplicemente dalla mancanza di bon ton. Suggerisce una visione della vita e delle relazioni. Anche se spesso viene utilizzato senza attenzione o per abitudine, esso comunque articola un senso, un modo di vivere i rapporti e di affrontare i diversi ambiti della vita e le diverse situazioni che ci capitano. Chi educa deve essere consapevole che le parole rappresentano uno schema con cui guardare alla realtà, interpretare ed esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni, articolare i propri pensieri, ossia costituisce una mappa di orientamento nella vita. Un’attenzione maggiore rispetto a quanto normalmente si fa potrebbe aiutare a una crescita più equilibrata sia dei giovani che della comunità nel suo insieme.

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