Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Il drammatico fenomeno della violenza contro le donne

Polizia di Stato
20 luglio 2010

Il sesso debole

di Questura della Provincia di Gorizia
Si può considerare violenza ogni abuso di potere e controllo, che si manifesta attraverso il sopruso
CONDIVIDI
17
Polizia di Stato
20 luglio 2010 di Questura della Provincia di Gorizia

I numeri sono impressionanti: nei primi sei mesi del 2007, la sola Polizia di Stato ha rilevato che 62 donne sono state vittime di omicidio, 141 sono state vittime di tentati omicidi, 10.383 sono state vittime di lesioni e ci sono stati 1.805 casi di abusi o di violenza sessuale con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente, nel 67% circa dei casi il colpevole della violenza è il partner. Il dato è ancora più impressionante se si prende in considerazione tutto l’anno 2007 e tutte le Forze di Polizia che hanno dovuto trattare casi in cui la vittima era una donna vittima di violenza: 1 milione e 150 mila donne, tra i 16 e i 70 anni, hanno subito violenza fisica, psicologica e/o sessuale.

Per porre un freno a tali turpi tipologie di reati il Ministero dell’Interno, già dal 1998, ha istituito presso le Squadre Mobili delle Questure di tutta Italia le Sezioni specializzate per lo svolgimento delle indagini relative a tutti i tipi di violenze. Queste sezioni operano d’intesa con gli Uffici Minori (che hanno compiti di “pronto soccorso” per i minori e le famiglie in difficoltà, nonché di raccordo con gli altri Enti che si occupano di tutela dell’infanzia: Enti locali, servizi socio assistenziali, Tribunali per i Minorenni, Centri di Giustizia Minorile, associazioni di volontariato). La costituzione di unità altamente specializzate, all’interno di un complesso investigativo di ampio respiro come la Squadra Mobile, rappresenta un ulteriore miglioramento dell’azione di prevenzione e repressione.

Le Sezioni che si occupano di contrastare i reati contro la persona, create sulla base di una selezione degli appartenenti con spiccate capacità professionali specifiche, si trovano ad affrontare problematiche complesse sia per l’impatto emotivo (che il contatto con le vittime di violenze comporta per ogni operatore), sia per la complessità e la delicatezza insite in questo genere di strategie investigative. Il personale di queste Sezioni, infatti, se da un lato si è adeguato alle nuove modalità d’intervento tecnico/investigativo necessarie per lo svolgimento di indagini così delicate, basate in via prioritaria sulle dichiarazioni della vittima, con scarsa possibilità di ausilio di tecnologie a supporto delle investigazioni, dall’altro deve affrontare l’aspetto personale e psicologico facendo leva sulle proprie risorse, per contenere e gestire i sentimenti e le emozioni inevitabilmente connessi all’ascolto di una donna vittima di violenza o di un minore abusato. A Gorizia la Sezione della Squadra Mobile che tratta tale problematica è la 2ª Sezione il cui responsabile è un Ispettore Capo coadiuvato da altri tre Ufficiali di P.G. Comunemente si crede che la violenza sulle donne sia un fenomeno limitato e che riguardi solo alcune fasce sociali svantaggiate ed emarginate mentre nel corso delle indagini è stato rilevato che il fenomeno è esteso, anche se ancora sommerso e sottostimato, è trasversale e può riguardare chiunque, donne e uomini di ogni età, razza e classe sociale.

Si può considerare, quindi, violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico. Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma spesso sono combinati insieme, in modo che  una forma di controllo apra le porte all’altra. Ciò accade, soprattutto, quando la donna conosce chi le usa violenza essendo legata al partner da un rapporto affettivo (è il partner, il padre, l’amico di famiglia…). Anche nelle aggressioni subite da estranei tuttavia la violenza fisica si può accompagnare a minacce, umiliazioni, limitazione della libertà di movimento. Ci sono anche tipologie di aggressori che mettono in atto forme di violenza sessuale, gli uomini sessualmente aggressivi nei confronti delle loro partner sono anche a maggior rischio di recidiva della violenza in generale, ma il maltrattamento potrebbe essere un comportamento appreso nel contesto familiare di origine; molti maltrattanti hanno subito o assistito ad atti violenti nella loro famiglia d’origine.

Per configurare però il reato di maltrattamenti ci deve essere l’abitualità delle azioni, in pratica le violenze devono essere continuate nel tempo, altrimenti ci troviamo di fronte ad altre fattispecie di reato come ad esempio: lesioni, minacce, percosse, molestie; reati questi ultimi con pene minori rispetto al maltrattamento, che prevede la reclusione da uno a cinque anni. Dai dati emersi una donna si rivolge ad una struttura per donne che hanno subito violenza o denuncia i maltrattamenti alle Forze di Polizia in media dopo circa 6 anni di violenze reiterate, questo sta ad indicare che tali violenze si perpetrano per molto tempo. Anche la legislazione italiana si è allineata a quella di altre nazioni e, con l’approvazione, all’interno del decreto legge del 20 febbraio 2009, il c.d. “pacchetto sicurezza”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 45 il successivo 24 febbraio e convertito con legge 23 aprile 2009, n. 38, è stato introdotto il reato di atti persecutori più comunemente conosciuto come “stalking”. Viene introdotto nel codice penale il reato di molestie insistenti. All’articolo 612 sulle minacce contro la persona è stato aggiunto il 612-bis, che prevede misure contro gli «atti persecutori»: “È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni (si ricordi che per i maltrattamenti la reclusione è da uno a cinque anni) - recita il nuovo articolo - chiunque molesta o minaccia taluno con atti reiterati e idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero ad ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita”.

Anche il delitto di “atti persecutori” è punibile a querela della persona offesa, ma il termine per proporre la querela è aumentato a sei mesi, invece dei canonici tre e, a differenza della violenza sessuale (art.609bis C.P.), dove il termine per proporre querela è di sei mesi ed è irrevocabile, per gli atti persecutori la querela può essere rimessa. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona diversamente abile nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio. Ma la vera novità può essere rappresentata dall’ammonimento. Fino a quando non è proposta querela per il reato di “stalking” la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al Questore di ammonimento nei confronti del molestatore. La richiesta è trasmessa senza ritardo al Questore che, assunte le necessarie informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, se ritiene fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Se il soggetto ammonito continua a molestare la sua vittima, si procede d’ufficio contro di lui e la pena è aggravata di almeno un terzo.

 

MISURE A SOSTEGNO DELLA VITTIMA

Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa, tutte le informazioni relative ai Centri Antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza, e di provvedere inoltre ad accompagnare la vittima presso tali strutture, qualora ne faccia espressamente richiesta. Nella provincia di Gorizia operano due Associazioni, una per l’alto isontino “S.O.S. Rosa” con sede a Gorizia in Via Baiamonti n.22 tel.0481/32954 ed una per il basso isontino “Da Donna a Donna” con sede a Ronchi dei Legionari in Via Roma n.13 tel.0481/474700. 

Commenti (0)
Comment