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Mariko Masuda

Cultura e Spettacolo
18 luglio 2018

Musica infinita

di Michele Tomaselli
Da piccola suonava la Rapsodia di Brahms senza spartito. Quindi la decisione di perfezionarsi in Europa. Giungendo fino in Friuli. «Una regione che ha molte somiglianze con il mio Giappone»
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Mariko Masuda vive a Tolmezzo e insegna in varie scuole, tra cui l’Accademia musicale Città di Palmanova
Cultura e Spettacolo
18 luglio 2018 di Michele Tomaselli Image

Mariko Masuda è una musicista di fama internazionale formatasi come violinista a Tokyo, nota soprattutto per la sua attività concertistica. Dopo essersi diplomata nella capitale del Sol Levante con il riconoscimento di “Master of Arts” fu selezionata per esibirsi dinnanzi alla famiglia imperiale giapponese. Giunta in Italia si è perfezionata sotto la guida di celebri violinisti come Ruggero Ricci, Franco Gulli e Cristiano Rossi, realizzando in seguito numerose registrazioni per la RAI, la Radio Slovena e la NHK Televisione Giapponese. Ha eseguito composizioni in prima esecuzione sia come solista che in gruppi cameristici e orchestrali, ha ricoperto il ruolo di violino di spalla presso l’Orchestra “Rossini” di Pesaro, l’Orchestra “I Pomeriggi Musicali” di Milano, l’Orchestra Filarmonia Veneta di Treviso e l’Orchestra Filarmonica di Udine. Attualmente collabora con l’Orchestra “Opera Giocosa del F.V.G”. Nel 2003 ha costituito l’Orchestra giovanile “Luigi Dalla Piccola”. Da alcuni anni si dedica con successo all’insegnamento del violino alle giovani promesse musicali.

Mariko, è un onore per me intervistarla. Mi tolga una curiosità: quando ha iniziato ad avvicinarsi al violino?

«Mia madre mi accompagnò ad ascoltare il concerto di un duo violino e pianoforte. Rimasi molto turbata e profondamente affascinata dalla bellezza del suono del violino. Mi avevano colpito la naturalezza del movimento dell’arco e le dita della mano sinistra che scorrevano sulla tastiera. Per coincidenza, nella scuola materna che frequentavo c’era un corso di violino collettivo. Così cominciai a prendere lo strumento in mano. Fu come un gioco, anche se avevo appena 3 anni e mezzo. Portare a spasso lo strumento e muovere l’archetto assieme agli altri bambini fu davvero divertente. Anche se non provengo da una famiglia di musicisti, i miei, soprattutto mia madre, sono appassionati di musica classica».

La storia della musica ci racconta di bambini prodigio… Lei ha iniziato a esibirsi molto presto, possiamo considerala una musicista portentosa?

«Assolutamente no. La mia prima esibizione fu alle scuole dell’infanzia, quando interpretai le parti di “piccolo” direttore d’orchestra. Come violinista, invece, mi esibii per la prima volta a 6 anni; come pianista fui influenzata da una maestra dall’atteggiamento severo ma che mi insegnò velocemente a districarmi. Alla fine della scuola elementare già suonavo al piano la Rapsodia in “sol minore” di Brahms. Senza utilizzare lo spartito».

Con la sua cultura millenaria il popolo nipponico è unico al mondo. Anche il Friuli Venezia Giulia è una terra di grandi contaminazioni culturali. Quali sono le principali differenze che ha trovato tra il Giappone, l’Italia e la nostra regione?

«Quello che mi ha colpito positivamente degli italiani è che hanno capacità creative. Noi giapponesi, piuttosto, seguiamo la linea della tradizione. Veniamo educati a vivere come un gruppo organizzato - ad esempio i turisti nipponici che vengono in Italia con la loro guida turistica (ride, ndr) -. Da noi anche l’uso della metropolitana è organizzato. La società giapponese è piramidale, d’inclinazione quasi maschilista. Basta osservare la coppia delle tazze del tè giapponese: quella più grande è destinata all’uomo mentre la più piccola alla donna. Nel mio Paese, inoltre, è difficile dire di “no”. Anzi, è sempre meglio dire di “sì”; ma nel caso capitasse di dovere rispondere picche a qualcuno, per non essere maleducati, preferiamo prendere tempo, oppure raccontare una scusa. Forse anche per questo motivo siamo un popolo timido. Dopo tutto parliamo poco e prima di agire preferiamo entrare nella mente delle persone. Apprezziamo i piccoli gesti, la cortesia e la gentilezza. Oggi i giapponesi viaggiano, incontrano persone di culture diverse, sono più vicini al resto del mondo e possono avere informazioni e notizie con strumenti all’avanguardia. Ultimamente sono cambiate molte cose, sia in positivo sia in negativo».

E qui da noi?

«Il Friuli Venezia Giulia ormai è diventata un po’ anche la mia terra. Mi riconosco in certi atteggiamenti di riservatezza e discrezione, tipici della mia cultura. Anche qui, mi sembra, vale il detto “il silenzio è d’oro”. E anche qui, come in Giappone, lo sviluppo  della tecnologia e la sua diffusione stanno creando nuove aperture e prospettive. Vedo dunque più somiglianze che differenze rispetto al mio Paese».

Lei ha avuto modo di suonare davanti alla famiglia imperiale giapponese. Cosa ha provato?

«Sono stata scelta tra i migliori laureati dell’anno del Giappone per suonare al “Tokagakudou – Sala Imperiale”, davanti alla famiglia imperiale. All’epoca questo concerto veniva organizzato dall’imperatrice Michiko, principalmente per le nobildonne. Tuttavia trovai anche il principe ereditario Naruhito, appassionato di musica e suonatore della viola. Dopo il concerto sua eccellenza mi si avvicinò dimostrando grande interessamento per la mia esibizione, oltretutto conosceva il mio maestro Louis Graeler. Rimasi impressionata dalla sua semplicità e generosità. Suonai Josef Suk, Four Pieces for Violin and Piano. Mi venne regalato il set di posate in argento con lo stemma imperiale. La sala che ospitò il concerto fu costruita nel 1966 in occasione del festeggiamento “Kanreki” della principessa Koujunkougou. È uno spazio molto particolare che può contenere 200 persone. Fu davvero un’esperienza unica».

Come mai è arrivata in Italia?

«Subito dopo la laurea all’Accademia Musicale Musashino di Tokyo (Università di Musica), iniziai a insegnarci. Durante l’estate seguii la Master Class del celebre violinista Ruggero Ricci, con cui iniziai a suonare. Divenne famosa la nostra sonata per due violini di Prokofieff al Mozarteum di Salisburgo. Successivamente venni scelta tra i migliori allievi della Master Class di Salisburgo, fu così che iniziai a frequentare alcuni corsi tenuti da Ruggero Ricci. Proprio ascoltando una sua esibizione rimasi impressionata e decisi di prendere un periodo di aspettativa per studiare intensamente con lui al Mozarteum. Durante il periodo estivo avevo iniziato a venire saltuariamente in Italia. Fu proprio durante una di queste visite che superai l’audizione per l’Orchestra Filarmonia Veneta, così, senza conoscere la lingua italiana (sapevo solamente dire “buongiorno”) cominciai a suonare in Italia».

Quanto le manca il suo Giappone?

«Mi manca tantissimo la mia famiglia. Anche perché siamo molto numerosi e legati, siamo cresciuti sempre vicini e anche da adulti ci riunivamo spesso in varie occasioni. Ci sentiamo regolarmente con videochiamate».

Viviamo un periodo storico dove si ridisegnano confini e dove le persone si spostano da un continente all’altro. Lei che ha lasciato il proprio Paese, ritiene che la musica possa avere un ruolo?

«Certo, perché la musica è infinita…»

Una vita con il violino. Qual è il segreto per trovare ogni giorno la freschezza nello studio e la spontaneità nella musica, soprattutto dopo molti anni di carriera?

«Dormire e riposare bene. Ma anche godere della natura. E fare le cose che piacciono. Adoro cucinare piatti semplici: spaghetti alla carbonara, ai gamberi… e anche mangiare ottimi piatti mi rilassa, soprattutto i dolci! Quando ascolto musica preferisco brani ben ritmati che mi diano la carica necessaria per terminare la performance in un paio di ore e che tengano viva l’attenzione dell’ascoltatore».

Quali autori di musica per violino suona più volentieri?

«Dipende dal momento. In realtà Bach e Paganini li suono sempre perché mi hanno aperto la porta verso altri compositori e la mia tesi di laurea all’università di Tokyo ha riguardato proprio Bach».

Oltre alla musica e alla cucina ci sono altre passioni?

«Mi piace tantissimo cercare nuovi posti dove mangiare bene… Qui non mi stanco mai. E mi piace chiudere sempre con un buon caffè».

Riterrebbe utile inserire la musica classica nelle scuole fin dai primi anni, come atmosfera e come elemento di studio?

«Certamente. È importante che ci sia un ambiente adatto e vi siano possibilità di studiare. La musica ci consente di analizzare meglio le cose. Mel Brooks diceva che “la musica spesso è matematica. È tutta questione di equilibrio”. È sempre  entusiasmante quando i bambini ascoltano la musica e si appassionano. Ed è importante il primo approccio alla musica. I più piccoli si avvicinano con più naturalezza, senza dubbi e senza avvertire ostacoli».

Siamo arrivati alla fine. I nostri lettori quando potranno assistere ai suoi concerti?

«In agosto suonerò al Teatro Cinecity di Lignano Sabbiadoro. Terrò poi un concerto in Carinzia, in una location particolare: suonerò in riva al lago…»

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