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Le criticità in Friuli Venezia Giulia

Protezione Civile
19 gennaio 2011

Rischio e pericolo valanghe

di Ufficio stampa Protezione Civile FVG
L’arco alpino è interessato da valanghe che ogni anno provocano decine di morti e danni considerevoli a boschi, strade, centri abitati.
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Protezione Civile
19 gennaio 2011 di Ufficio stampa Protezione Civile FVG

La gestione di queste problematiche vede coinvolti diversi enti e le attività messe in campo si possono distinguere in due categorie: le attività di previsione e prevenzione sono di competenza regionale e vedono l’attività sinergica della Protezione civile della Regione a cui fa capo anche la rete regionale idronivometeorologica  in tempo reale, e la Direzione centrale risorse rurali, agroalimentari e forestali - Servizio territorio rurale ed irrigazione- con l’ufficio valanghe che in particolare gestisce il catasto valanghe, la cartografia tematica, raccoglie dati e redige il bollettino del pericolo di valanghe. La attività di allertamento e coordinamento strategico, in caso di pubblica calamità e l’emissione di avvisi di allerta sono competenza della Sala operativa regionale della Protezione Civile della Regione.

Le attività di ricerca e soccorso in ambiente impervio vedono coinvolto il CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) Servizio regionale FVG a cui compete il coordinamento operativo dell’intervento e il 118 a cui compete l’organizzazione e la gestione del  soccorso sanitario, con il supporto eventuale dell’elicottero, dei mezzi e dei volontari della Protezione civile. Ma che cos’è una valanga? “Massa di neve che precipita a valle ingrossandosi progressivamente e trascinando con sè tutto quello che incontra”. Questa definizione tratta dal Dizionario Garzanti della lingua italiana riporta, sia pure in maniera ancora poco precisa, una definizione di che cosa sia il fenomeno naturale delle valanghe. Da un punto di vista più tecnico, le precipitazioni nevose che si verificano durante una stagione, si sovrappongono cronologicamente formando strati con caratteristiche fisiche e meccaniche differenti, che tendono a sviluppare forze e tensioni che, sotto l’influsso della pendenza, non sempre si controbilanciano: se questi movimenti avvengono velocemente, si verifica una valanga.

Il pericolo è una variabile che, nel campo delle valanghe, può essere valutato: a tale fine è necessaria la raccolta di una mole considerevole di dati che, per semplificare, possono essere inquadrati in due categorie: dati cartografici, che inquadrano in un contesto territoriale le aree percorse o percorribili dagli eventi valanghivi, e dati nivometeorologici, che permettono di stimare la stabilità del manto nevoso e quindi il pericolo di caduta di valanghe. Poiché non è pensabile intervenire su tutto il territorio montano con opere mirate alla eliminazione del pericolo di valanghe, si rende necessario attivare delle misure per ridurre il rischio, operando con misure di prevenzione sulle sole aree dove la presenza di elementi vulnerabili lo renda necessario.

•     Cartografia siti valanghivi. Sulla base dei dati cartografici relativi alla valanghe cadute o ai siti che per pendenza, esposizione e copertura vegetale possano essere considerati potenzialmente soggetti a valanga, si è provveduto, con metodologie accettate a livello internazionale, alla redazione della CLPV (Carta di localizzazione probabile delle valanghe), redatta in scala 1:25.000.

•     Misure strutturali. Se invece ci troviamo davanti alla possibilità che un bene, o meglio ancora un luogo frequentato da persone, possa essere travolto da una valanga, si possono attivare misure strutturali o gestionali delle valanghe: opere di ritenuta della neve in zona di distacco, opere di deviazione o di frenaggio delle valanghe, opere di protezione a valle (gallerie antivalanga, cunei spartitori).

•     Misure gestionali. Il distacco programmato delle valanghe consiste nel fare scendere una valanga, mediante esplosioni, ogni qual volta lo spessore della nuova neve raggiunge una misura predeterminata. In tal modo il fenomeno valanghivo si sviluppa senza raggiungere zone sensibili, riducendo nel contempo lo spessore del manto nevoso che, in assenza dell’intervento, potrebbe raggiungere la massa critica che consentirebbe alla valanga di provocare i danni temuti.

•     Previsione valanghe. Non sempre, però, tutte queste operazioni sono applicabili: basti solo pensare alle attività che possono essere liberamente intraprese in zone soggette a valanga (sci alpinismo, alpinismo, ecc.). In questo caso l’unica possibilità per ridurre il rischio per le persone è quella di un avvertimento preventivo dei possibili pericoli che si incontreranno sul terreno innevato.

Ecco quindi la necessità di un bollettino valanghe, un documento strutturato in tre parti: ad una parte descrittiva della situazione meteorologica e nivologica attuale, che illustra il grado presente di pericolo, fa seguito una succinta indicazione del tempo previsto per le 48-72 ore successive. L’influenza che queste condizioni meteo eserciteranno sulla stabilità del manto nevoso conduce alla terza parte, la valutazione del pericolo di valanghe per il successivo periodo di validità.

Ma da dove provengono i dati che permettono la redazione del bollettino? La rete di monitoraggio nivometeorologico della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia è composta da stazioni manuali e da stazioni automatiche che, con cadenze diverse, misurano i parametri che maggiormente influenzano la stabilità del manto nevoso: temperatura, vento, precipitazioni. I dati in tempo reale delle stazioni automatiche sono facilmente consultabili sul sito www.protezionecivile.fvg.it nelle pagine della rete idrometereologica regionale. C’è anche un attività effettuata in campi di rilevamento dove vengono eseguite misure e osservazioni per la valutazione della composizione e quindi della stabilità del manto nevoso: sono le cosiddette prove penetrometrico-stratigrafiche che vengono eseguite con cadenza settimanale.

Durante queste prove vengono effettuate misurazioni della resistenza alla penetrazione ed al taglio dei vari strati che compongono la coltre nevosa; ne vengono misurate anche la temperatura e la densità, e vengono stimate, con l’ausilio di lenti e piastrine, forma, dimensione e umidità dei grani di neve. La Direzione centrale risorse rurali, agroalimentari e forestali-Servizio territorio rurale ed irrigazione- raccolti e analizzati tutti i dati emette il bollettino che viene pubblicato anche nel portale della Protezione Civile regionale alla pagina http://www.protezionecivile.fvg.it/ProtCiv/default.aspx/BolValangheLast.aspx. Il grado di pericolo viene evidenziato utilizzando la Scala europea del pericolo di valanghe, qui sotto riportata.

La Protezione Civile in questi ultimi anni ha effettuato diverse esercitazioni di ricerca e soccorso di persone travolte da valanga. In questa attività sono stati impegnati volontari del CNSAS e dei Gruppi comunali, in particolare delle aree montane e personale dell’ufficio valanghe regionale. Durante l’esercitazione vengono sviluppate le problematiche riguardanti la nivologia, l’utilizzo di strumentazione di autosoccorso e le procedure e le metodologie di ricerca organizzata, quali le tecniche di sondaggio e quelle di ricerca tramite A.R.V.A. (Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche), tale strumento è sostanzialmente una ricetrasmittente di segnale (non vocale), che funziona sulla frequenza  dei 457 khz. L’apparecchiatura viene indossata dagli escursionisti in modalità di trasmissione permettendo a soccorritori, ma nel caso anche a coloro che non sono stati travolti dalla valanga, di commutare l’apparecchio in ricezione al fine di localizzare il trasmettitore delle persone sepolte sotto la neve.

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