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Boscat di Grado

Turismo
30 luglio 2018

La risaia abbandonata

di Eleonora Franzin
Negli anni ’30, grazie alle bonifiche, coltivazioni e allevamento attirarono nuovi abitanti, spingendo la Curia di Gorizia a costruire perfino una chiesa. Che oggi viene aperta solo due volte all’anno
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(ph. Claudio Pizzin)
Turismo
30 luglio 2018 di Eleonora Franzin

Boscat è una frazione agricola del comune di Grado che sorge su 220 ettari di terreno ex paludoso al di sotto del livello del mare. Si trova nelle campagne di bonifica tra la Laguna di Grado e Aquileia e si raggiunge dalla Strada Statale n. 352 Palmanova-Grado.

È un territorio a ridosso della Centenara, la più famosa delle dune che sin dai tempi memorabili era un isolotto vicino al centro di Belvedere di Aquileia. Tale isolotto con le alluvioni dei fiumi, ma soprattutto con le opere di bonifica, si è successivamente unito alla terraferma, formando un’immensa pineta di pini marittimi secolari.

È quindi un tratto della celebre pineta che partiva dal fiume Savio, passava per le Valli di Comacchio e andava fino all’Isonzo: selva foltissima i cui avanzi si addensano in larga macchia ancor oggi intorno alle foci del Tagliamento.

Il territorio del Boscat è sorto con le opere di bonifica del litorale, voluta dal governo italiano negli anni Trenta. Migliaia di operai con badile e carriola scavarono fossi e canali per far defluire nel mare le acque stagnanti. Nei primi tempi vi si insediò l’Opera Nazionale ex Combattenti, che mirava a dare nuove terre ai reduci della Grande Guerra del 1915-18. All’inizio veniva coltivato riso, tanto che la frazione venne denominata “La Risaia”. Più tardi vi si insediò l’Ente Nazionale Tre Venezie, che vi costruì le prime case e introdusse altre colture e gli allevamenti di cavalli e mucche.

La frazione – composta dalle località Le Domine, Cavegi, Dossi e Boscat propriamente detto – faceva parte della Parrocchia di Grado, dalla quale tuttavia non aveva alcun servizio, vista la distanza tra le due località. Questi abitanti, quindi, frequentavano la chiesa di Belvedere fino al giorno in cui il parroco decise di portare la messa domenicale a Boscat, la cui celebrazione aveva luogo in una piccola baracca di legno che serviva anche come scuola. Tutto questo fece nascere nei dirigenti dell’Ente proprietario, nella gente del posto e nella Curia di Gorizia la convinzione che per continuare a celebrare la messa in un modo più decoroso, fosse necessaria una chiesa. Il parroco don Giuseppe Bruni, ex cappellano militare, venne così a realizzare un suo voto: costruire una chiesa da dedicare ai caduti.

Negli anni Cinquanta si diede il via alla riforma agraria: il territorio di Boscat venne frazionato in 24 nuovi poderi con altrettante nuove case. Gli assegnatari furono le famiglie di braccianti agricoli del Fossalon e dal vicino Veneto.

Nel frattempo, il progetto della chiesa dell’architetto Della Mea fu approvato dalla Curia, e l’arcivescovo monsignor Giovanni Giacinto Ambrosi pose la prima pietra nel 1960. Nel 1965 il suo successore, l’arcivescovo monsignor Andrea  Pangrazio impartì la benedizione. Infine nel 1970, il nuovo arcivescovo monsignor Pietro Cocolin la consacrò dedicandola ai “SS. Cuori di Gesù e di Maria”.

Accanto alla chiesa ci sono ancora oggi gli edifici che una volta erano popolati dai bambini dell’asilo e della scuola. Negli anni, tuttavia, la frazione si è spopolata e la scuola e l’asilo sono stati chiusi. Non essendoci più nemmeno il parroco, salvo casi eccezionali la chiesa di Boscat ospita solo due messe durante l’intero anno: la notte di Natale e l’8 dicembre per la solennità dell’Immacolata Concezione, in concomitanza con la “Festa del Ringraziamento”, con al benedizione delle macchine agricole, dei contadini e dei frutti della terra.

Con il mancato sviluppo della frazione, anche i giovani sono andati a vivere altrove: oggi le uniche due attività presenti sono l’Agriturismo Zorz e la Trattoria alla Buona Vite.

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