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Home run derby & All star game

Sport
31 luglio 2018

Diamante di solidarietà

di Claudio Pizzin
A Staranzano opera l’unica squadra del Triveneto di baseball per ciechi. A cui la federazione ha assegnato l’organizzazione dell’evento che coinvolge i migliori atleti del campionato italiano
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(ph. Claudio Pizzin)
Sport
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Domenica 2 settembre alle ore 14.30 il diamante di via Atleti Azzurri d’Italia a Staranzano ospiterà l’edizione 2018 dell’Home Run Derby & All Star Game di baseball per ciechi. Sarà la prima volta per il Friuli Venezia Giulia, grazie all’organizzazione affidata all’ASD Staranzano BXC. L’occasione per fare il punto con il presidente del sodalizio, Franco Buttignon, su una realtà unica nel suo genere in tutto il Triveneto.

Presidente Buttignon, partiamo dall’evento di settembre: in cosa consiste?

«Nel mondo del baseball tradizionale, ogni anno alla fine del campionato si svolge l’All Star Game: il raduno dei migliori giocatori che hanno partecipato al torneo appena concluso e che si sfidano in due formazioni miste. Nel contesto, si svolge anche l’Home Run Derby, sfida tra i migliori fuoricampisti del campionato. Questa reunion di fine anno è ormai diventata anche nel BXC (baseball per ciechi) l’occasione per onorare i migliori giocatori italiani e stranieri che militano nel nostro Campionato italiano di categoria».

Staranzano ospiterà quindi i migliori atleti delle undici squadre che si sono confrontate sui diamanti italiani…

«I giocatori saranno scelti tramite una votazione tra loro e i manager di ogni squadra, e si confronteranno in due formazioni: Ovest contro Centro».

Un incontro di baseball per ciechi in cosa si differenzia rispetto al baseball tradizionale?

«Non cambia molto, anche se sono state apportate ovvie modifiche per permettere ai disabili di confrontarsi. Gli atleti giocano in assoluto silenzio perché guidati da quattro suoni: un cicalino che li chiama a superare la prima base dopo la battuta; gli assistenti di seconda e terza base li chiamano a toccare il sacchetto battendo apposite palette; una volta raccolta da terra la pallina, il difensore vedente di seconda base chiama “due, due, due” e a questo segnale loro gli indirizzano la pallina per eseguire un out o eliminazione dell’avversario; giocano con una pallina dalle dimensioni uguali a quella tradizionale con cinque fori al cui interno roteano dei bubboli che emettono un suono al quale loro fanno riferimento. Le regole per svolgere questa disciplina sono state studiate per avere la massima sicurezza in campo tra i giocatori e non avere alcun contatto fisico».

I giocatori non vedenti come vengono introdotti a questo sport?

«La maggior parte per curiosità. C’è poi chi è diventato cieco ma praticava già questo sport da normodotato. I componenti della ASD Staranzano BXC hanno iniziato senza conoscere minimamente cosa fosse il baseball: non sapevano correre, perché abituati a usare il bastone o il tatto. Le prime rudimentali lezioni le abbiamo svolte seduti in palestra facendo loro toccare una versione in braille del campo da gioco e cercando di spiegare i fondamentali della disciplina e della corsa».

I giocatori normodotati come si rapportano con i compagni di squadra non vedenti?

«In maniera armoniosa: non esiste la differenza tra disabili e normodotati, siamo un unico gruppo in cui ci si comporta liberamente con rapporti semplici che vanno oltre l’aspetto sportivo e umano. Si condividono difficoltà, si discute della mancanza di lavoro e dei problemi sociali esattamente come in una qualsiasi comunità o gruppo di amici che si conoscono da sempre».

In Friuli Venezia Giulia il movimento del baseball per ciechi quante realtà coinvolge?

«La nostra è l’unica realtà che pratica questa disciplina non solo in regione – tant’è che raccogliamo atleti provenienti dalle province di Trieste, Gorizia e Udine – ma in tutto il Triveneto: le squadre a noi più vicine sono Brescia e Bologna, le più lontane due formazioni sarde, oltre a tre compagini lombarde, una toscana e una umbra».

Quando è nata l’attività del vostro sodalizio?

«Ufficialmente siamo nati nel luglio 2016, ma il lungo lavoro di preparazione aveva avuto inizio già nel 2014 cercando di far conoscere la disciplina in terra bisiaca, da sempre regina del baseball con realtà quali Ronchi, Redipuglia e Staranzano. Proprio a Staranzano organizzammo una partita dimostrativa, quindi nel 2015 ospitammo sul diamante di Ronchi una fase del torneo di Coppa Italia BXC. L’entusiasmo del pubblico e la risposta entusiastica degli addetti ai lavori del mondo del baseball ci diede ulteriori stimoli per affrontare la sfida. Nel settembre 2016 ci siamo presentati per la prima volta davanti al nostro pubblico in un’avvincente sfida contro una formazione mista composta da atleti provenienti dal centro Italia».

Quanti sono gli atleti e gli allenatori che vestono i vostri colori?

«Il nostro team è composto da una decina di atleti ciechi e ipovedenti. Tra loro anche tre donne, poiché il regolamento nazionale non fa distinzione di sesso o età nella formazione della squadra. Completano la rosa altre sei persone tra manager, coach e assistenti, senza scordare l’autista volontario messo cortesemente a disposizione unitamente al pulmino dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Trieste, oltre a tutti i volontari che ci aiutano a gestire le partite che disputiamo in casa, distribuendo pasti e bibite alle due formazioni».

Com’è il rapporto della vostra società sportiva con le istituzioni del territorio?

«Di fatto siamo nati grazie all’apporto di AUSER, che ancora oggi è al nostro fianco, così come l’amministrazione comunale di Staranzano, la Regione FVG e i Comuni di Turriaco e Ronchi dei Legionari che in questi anni ci hanno messo a disposizione le palestre per gli allenamenti invernali. Senza scordare gli sponsor territoriali che ci sostengono nelle impegnative trasferte e ci forniscono divise e attrezzature».

Qual è invece la risposta del pubblico in termini di interesse e partecipazione?

«Il pubblico si sta interessando sempre più a questa disciplina, grazie anche al battage pubblicitario e al passa parola tra i chioschi, sempre aperti durante le partite ufficiali e non. Anche chi non segue il baseball si è affezionato a questa realtà, con la curiosità di capire e imparare. Tutto questo per noi è importante: ci fa bene vedere le tribune zeppe di gente che ci segue e ci applaude, perché significa che abbiamo centrato l’obiettivo solidaristico e prodotto qualcosa di nuovo e interessante per il territorio».

Dopo il grande evento di settembre quali saranno i prossimi obiettivi della società che lei presiede?

«Per prima cosa vogliamo chiudere in maniera decorosa il campionato e la Coppa Italia, quindi ripagare la fiducia concessaci dall’AIBXC Nazionale nell’organizzazione di All Star Game & Home Run Derby. Per il 2019 abbiamo dei progetti ancora allo stato embrionale che necessitano di risorse per essere concretizzati. Per questo come presidente di Staranzano BXC lancio un appello a nuovi sponsor disposti ad aiutarci in questa avventura gestita quotidianamente solo da volontari».

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