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Pier Riccardo Piovesana

Polizia di Stato
19 gennaio 2011

Autorevoli, non autoritari

di Andrea Doncovio
Dallo scorso mese di agosto è il responsabile della Questura di Gorizia. Dal monitoraggio del territorio al ruolo dei giovani nella polizia: il dottor Pier Riccardo Piovesana presentato da iMagazine.
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Il Questore della Provincia di Gorizia, Pier Riccardo Piovesana
Polizia di Stato
19 gennaio 2011 di Andrea Doncovio Image

Seduto sulle poltroncine del suo ufficio riservate all’accoglienza degli ospiti, Pier Riccardo Piovesana, trevigiano classe 1955, misura le parole con tono fermo e pacato. Da poco più di quattro mesi, quella stanza è il suo quotidiano centro operativo, il luogo da cui il Questore della Provincia di Gorizia assume le proprie decisioni. Ma con lo sguardo sempre rivolto all’esterno: perché lo stretto rapporto con il territorio e la popolazione rimane elemento imprescindibile nello svolgimento di questa professione. Anzi, di questa missione.

Dottor Piovesana, partiamo con un salto indietro nel tempo: quando ha deciso di fare il poliziotto?

«In realtà è stata una decisione senza tentennamenti: già al termine del liceo mi sentivo sicuro della mia scelta e così ho puntato dritto al concorso d’accesso, superandolo brillantemente».

Non ha mai avuto ripensamenti?

«No, anzi. All’interno della polizia ho avuto moltissime soddisfazioni professionali. Ma non solo».

Che altro?

«Questa professione mi ha consentito di crescere quotidianamente dal punto di vista umano. Per operare all’interno della polizia ogni rapporto interpersonale è fondamentale, per assurdo anche quello con i delinquenti».

Il suo ingresso nella polizia è datato 1974: trentasei anni dopo i giovani ambiscono ancora alla divisa?

«Sono convinto di sì, oggi forse addirittura più che in passato. I concorsi per entrare in polizia sono molto ricercati, con numerosi aspiranti».

Secondo lei perché?

«Perché è una professione estremamente varia, che consente ogni giorno di sfidare se stessi, trovando sempre motivazioni nuove. Con la consapevolezza, non certo marginale, di sentirsi utili agli altri».

E rispetto a quel 1974 com’è cambiata invece la polizia?

«La nostra professione è strettamente legata all’evoluzione della società. Oggi registriamo un forte miglioramento qualitativo e culturale della polizia: un mutamento legato alla maggiore esigenza di professionalità rispetto al passato. C’è bisogno di meno autorità e di più autorevolezza».

Usciamo per un momento dai confini nazionali: avviene così anche all’estero?

«Posso affermare che la polizia italiana, a livello internazionale, è considerata tra le migliori al mondo. Nella società odierna non possiamo permetterci lacune professionali ed il nostro lavoro mira a raggiungere questo obiettivo».

Torniamo in casa nostra: a suo avviso la figura del poliziotto come viene percepita dalla popolazione?

«L’Italia è un Paese in cui non è facile svolgere questa professione, in quanto da nord a sud presenta situazioni e condizioni molto diverse tra loro. Tuttavia sono convinto che oggi il poliziotto venga percepito dalla gente come un amico in più: nei suoi confronti non c’è diffidenza, ma fiducia, stima e simpatia».

L’obiettivo della polizia partecipata...

«Esattamente. Da questo punto di vista, nel nostro territorio c’è una grande partecipazione da parte della cittadinanza che coopera quotidianamente con le forze dell’ordine attraverso segnalazioni e telefonate».

Ha fatto menzione al nostro territorio: com’è a suo avviso la situazione dal punto di vista della sicurezza?

«Il Friuli Venezia Giulia in generale e la provincia di Gorizia in particolare sono luoghi ancora sicuri. Il monfalconese, per la sua caratteristica di polo industriale-cantierisitco che richiama numerosi lavoratori immigrati, sia italiani che stranieri, necessita una maggior azione di controllo e di monitoraggio: grazie alla collaborazione con tutte le forze dell’ordine posso affermare che stiamo ottenendo ottimi risultati».

Per offrire risposte di qualità è fondamentale avere a disposizione risorse adeguate: è soddisfatto di quelle che possiede?

«In Italia ed in Europa stiamo attraversando un periodo non facile dal punto di vista economico, per cui credo sia importante che tutti si impegnino a gestire al meglio le risorse esistenti. Inoltre, il Questore non ha poteri di spesa, ma può solo avanzare richieste».

E tra le sue richieste quale si trova in cima alla lista?

«La ristrutturazione degli uffici della questura. Entrambe le sedi, sia quella di piazza Cavour, di proprietà della Provincia, che la caserma Massarelli, di proprietà del Comune, lasciano a desiderare sotto diversi aspetti. Non chiedo confort particolari, ma solo la possibilità di mettere la gente nelle condizioni di lavorare meglio: fare ciò significherebbe infatti rendere il personale più produttivo e quindi in grado di offrire un servizio migliore».

In chiusura le faccio togliere i panni del Questore per infilare quelli del semplice cittadino: in questi primi mesi di ambientamento nella nostra terra, qual è il posto che più ha apprezzato?

«Il Collio».

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