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Nel contesto dei fondi Cossar

Attualità
11 febbraio 2019

Rivive ad Aquileia la Domus di Tito Macro

di redazione (fonte Fondazione Aquileia)
Concluso il primo lotto del progetto di ricostruzione dei volumi della più ampia struttura di copertura in laterizio monocromo di un’area archeologica realizzata in Europa
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Ricostruzione 3D della Domus: il porticato del giardino
Attualità
11 febbraio 2019 di redazione (fonte Fondazione Aquileia)

Concluso il primo lotto del progetto di ricostruzione dei volumi della “Domus di Tito Macro” nei fondi Cossar ad Aquileia. La casa, una delle più vaste tra quelle rinvenute nel Nord Italia, è stata oggetto di scavo da parte dell'Università di Padova, in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, sulla base di un progetto promosso e finanziato da Fondazione Aquileia, sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, e da Arcus/Ales S.p.a.

Si tratta della più ampia struttura di copertura in laterizio monocromo di un’area archeologica realizzata in Europa in modo da alludere alle forme  della casa romana, con l’implicita sfida di dar forma alle letture interpretative più aggiornate delle tracce emerse dalle attività di scavo.

La dimora si estendeva per circa 1500 mq tra due delle strade lastricate della città, all'interno di un isolato che ha restituito alcuni tra i più pregevoli mosaici ora esposti al Museo Archeologico Nazionale e quello del Buon Pastore provvisoriamente collocato a Palazzo Meizlik.  In particolare, gli scavi hanno permesso di riconoscere la pianta della domus del I secolo d.C., quando la casa dovette appartenere a un certo Tito Macro, il cui nome è inciso su un peso in pietra rinvenuto nei recenti scavi.

La nuova copertura comprende circa 560 mq della domus, corrispondenti alla parte orientale, con le botteghe (tra cui un forno per la panificazione, i cui resti sono rimasti in vista) affacciate su uno dei cardini, stanze da letto e di servizio, parte del corridoio che circonda il giardino, dotato di una fontana di cui si sono riconosciuti i resti. I pavimenti musivi sono stati oggetto di un attento restauro conservativo, che li ha riportati all'antico splendore.

La struttura, sostenuta da pilastri d’acciaio verniciato in rosso pompeiano, allude nella sua articolazione ai volumi dell'antica domus: il tetto si compone di un’intelaiatura lignea che sostiene la copertura in coppi e tegole, ispirati a quelli in uso in età romana. Ai lati la struttura è chiusa da elementi in laterizio, orientabili per una ventilazione ottimale dell'area coperta. Il secondo stralcio, che sarà iniziato a breve si completerà nei primi mesi del 2020 ed estenderà la struttura nella parte occidentale, verso il secondo cardine, con l'ambiente di rappresentanza principale e l'atrio che si apriva sulla strada.

L’investimento complessivo, compresi gli scavi e i restauri, è di sei milioni di euro, per metà finanziati da ALES s.p.a. Il progetto è stato realizzato dal gruppo coordinato dall’architetto Eugenio Vassallo e i lavori sono stati realizzati dall’associazione d’imprese guidata da CP Costruzioni e composta da Eu.Co.Re, C.M.T ed Elettro 2 S

Una volta ultimato, al visitatore sarà possibile percorrere gli spazi interni di un'antica dimora romana, riconoscere i vari locali e la loro destinazione funzionale, ammirare le pavimentazioni musive. Si prevede di arricchire la visita con un allestimento particolarmente attento agli aspetti didattici, grazie anche all'ausilio delle nuove tecnologie e a breve sarà possibile compiere visite guidate all'interno delle strutture finora completate.

Il complesso si colloca nel solco delle opere di valorizzazione del patrimonio archeologico già realizzate dalla Fondazione Aquileia, a cui sono andati negli ultimi anni numerosi e prestigiosi riconoscimenti.  Opere che si distinguono nell'ambito del dibattito sui temi della valorizzazione degli antichi resti per l'originalità e l'efficacia didattica delle soluzioni adottate.

All’inaugurazione hanno preso parte, tra gli altri, il presidente di Ales, Mario De Simoni, oltre ai progettisti e ai rappresentanti delle imprese che hanno condotto gli interventi di ricostruzione e restauro.

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