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Incontri a Udine e Pordenone

Società
18 marzo 2019

Import/export, come sarà il post Brexit per le aziende del FVG?

di redazione (fonte CCIAA PN-UD)
Il direttore generale dell'Ice: già studiati gli scenari conseguenti a un'uscita senza accordo. Ecco cosa svelano...
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18 marzo 2019 di redazione (fonte CCIAA PN-UD)

Quello del Regno Unito è un mercato che, per l’export 2018 del Fvg, vale oltre 723 milioni di euro: esportiamo soprattutto mobili (per il 40% dell’export, ossia il primo mercato in assoluto e ancora in crescita tra 2017 e 2018), ma anche macchinari, apparecchi per uso domestico, articoli in materie plastiche, apparecchi per le telecomunicazioni, alimentari e bevande (in particolare vino). Un mercato su cui le ancora incerte modalità della Brexit influiranno non poco, soprattutto in caso di “no deal” o di uscita disordinata, come è stato evidenziato all’approfondimento specializzato, organizzato per le imprese friulane dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine tramite Promos Italia assieme all’Agenzia delle Dogane, con la partecipazione di Ice Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) e dei funzionari dell’agenzia delle dogane stessa. Una giornata informativa che si è svolta in contemporanea a livello nazionale ed è stata declinata su tutti i territori, per quello friulano a Udine il mattino e Pordenone nel pomeriggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Regno Unito, ha precisato la componente di giunta Lucia Piu, intervenuta in rappresentanza della Camera nell'appuntamento udinese, è il quarto paese di esportazione per l’Italia ed è il sesto per il Friuli Venezia Giulia. Come ha poi evidenziato in videoconferenza Roberto Luongo, il direttore generale Ice – fino a poco fa proprio direttore dell’Ice-Londra e quindi particolarmente esperto del tema Brexit –, «vi sono circa 43 mila imprese italiane che esportano in UK e sono quasi esclusivamente imprese piccole e medie». Quanto all'export, per il Fvg si è già registrato un piccolo calo: si è passati dai 731 milioni di export registrati nel 2017 ai 723 nel 2018». 

«Come Ice abbiamo studiato diversi scenari a seconda della modalità di uscita: in caso di no deal o uscita disordinata l’effetto calcolato sarebbe una perdita di 4,5 miliardi di export difficilmente riassorbibili da altri mercati». E i settori economici italiani coinvolti sono numerosi e “di peso”: oltre ai già citati mobili e alla meccanica, tutta la componentistica auto motive, l’innovazione, il fashion, ma anche i vini, per cui la Gran Bretagna è addirittura il terzo mercato mondiale, concentrandoci sul Fvg.

L’Ice resta al momento punto di riferimento fondamentale per le imprese e ha già studiato l’avvio di un tavolo di informazione e orientamento, che sarà attivato subito dopo l’uscita effettiva, quindi dopo il 29 marzo. «Ice inoltre ha avviato una serie di collaborazioni sui singoli settori e coordina tutte le iniziative di promozione dei prodotti italiani in UK affinché le imprese italiane possano continuare a operare con successo su questo fondamentale mercato».

Ad approfondire tutti gli aspetti pratici a livello doganale sono stati il responsabile dell’agenzia delle dogane di Udine Giovanni Muro e quindi i funzionari Cinzia Grassani (sulle semplificazioni all’export come il sistema degli esportatori registrati e lo status di esportatore autorizzato), Daniele Candolini e Olivo Pascoli (sull’impatto della Brexit nel settore delle accise).

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