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Ambiente e carattere

Psicologia
02 febbraio 2011

Posso diventare più ecologico?

di Giuliana De Stefani
Il nostro equilibrio individuale può essere condizionato da due fattori principali: il contesto in cui viviamo ed il nostro carattere. Facile a dirsi, meno a farsi…
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Psicologia
02 febbraio 2011 di Giuliana De Stefani

Ormai il termine ecologia è di uso comune, lo conoscono bene anche i bambini. Quasi tutta la pubblicità fa riferimenti più o meno appropriati a “prodotti ecologici”. Ma qual è il significato principale di questa espressione?

Possiamo semplificare dicendo che un oggetto è ecologico se, per produrlo, si sono attivate dinamiche interattive con l’ambiente che hanno consentito un equilibrio accettabile per l’intero sistema. Naturalmente noi stessi siamo inseriti in una pluralità di ambienti: la famiglia, il posto di lavoro, la scuola, la cerchia di amicizie... e con ognuno di questi sistemi  possiamo intrattenere relazioni più o meno funzionali, cioè ecologiche. Gregory Bateson, antropologo, ricercatore esperto in cibernetica e psichiatra, è il promotore della “ecologia della mente”, una nuova scienza ancora in formazione.

La peculiarità di questa nuova disciplina consiste nel trattare “le idee” come fossero dei veri esseri viventi, soggette quindi a regole economiche ed evolutive, che vivono e si moltiplicano all’interno della mente di ognuno di noi. Questo approccio ha rivoluzionato la psichiatria, ma è enormemente utile anche alle riflessioni che possiamo sviluppare sul nostro personale “modo di stare al mondo”. Siamo tutti d’accordo nell’affermare che il mantenimento della serenità e dell’equilibrio individuale sono sempre condizionati da due fattori principali: il contesto in cui viviamo ed il nostro carattere.

Ci sono infatti contesti, cioè situazioni contingenti di vita così poco ecologiche o rispettose dei nostri bisogni che ci mettono in difficoltà: sono le tipiche circostanze nelle quali abbiamo la sensazione che qualunque nostra decisione o azione sarà vana o addirittura inadeguata a risolvere una situazione spinosa. In pratica ci sembra che non esista nemmeno una soluzione al problema! Questo fenomeno viene studiato dalla psicologia sperimentale e descrive la comune condizione della nevrosi nella quale si tende a modificare le regole del contesto senza però dichiararlo apertamente. Naturalmente non è facile intuire questo meccanismo ed infatti siamo spesso ambivalenti nelle nostre relazioni ed incerti sull’evoluzione dei rapporti personali nei vari contesti che frequentiamo.

L’elemento positivo di cui però non ci accorgiamo è che il contesto in realtà ci comprende: noi siamo al suo interno e se raggiungiamo una migliore consapevolezza delle sue regole e degli eventuali cambiamenti delle norme, possiamo orientarci di nuovo e veleggiare alla meta! Ed eccoci alla nostra grande risorsa: il carattere! Quando descriviamo una persona utilizziamo una serie di aggettivi, ad esempio ansioso, pigro, comunicativo. Dal punto di vista di Gregory Bateson, per poter costruire questa immagine sintetica del carattere di una persona, intuitivamente noi analizziamo la natura dei suoi scambi con l’ambiente, in pratica rileviamo il suo stare al mondo più o meno ecologico. Possiamo affermare che in realtà la persona non è ansiosa, pigra o comunicativa, bensì intrattiene con il contesto una relazione di scambio ansiosa, pigra o comunicativa! Possiamo dire quindi che il carattere di ognuno di noi è uno stile di base nelle relazioni che intratteniamo nei nostri scambi con l’ambiente naturale e con le persone.

Come si genera questo stile? La predisposizione ad assumere specifici atteggiamenti presente nel carattere deriva da varie tipologie di apprendimento dislocate nelle nostre esperienze dalla prima infanzia all’età senile. In modo spesso semplicistico, ci sentiamo molto limitati e determinati nel nostro carattere proprio dal nostro passato, ed allora, non potendolo cambiare, ci scoraggiamo, perdiamo la speranza e la pazienza, nutriamo rancore, rammarico e rimpianti e rimaniamo passivi a lasciarci tormentare dai nostri problemi che appaiono insolubili. Ma si può “imparare a vivere” in modo più ecologico? Si può davvero migliorare il proprio contesto, il carattere, il modo di intrattenere relazioni? È possibile stabilire un nuovo tipo di relazione con i problemi, meno depressivo? In poche parole, rispetto a come sappiamo di essere, si può cambiare?

Troviamo serio e fondato conforto in Bateson, che ci ha insegnato il fondamentale legame tra apprendimento e cambiamento, e l’ha correttamente inserito in una visione evolutiva dell’individuo, proprio a partire dai suoi studi antropologici e del comportamento animale. Si può cambiare il proprio modo di stare al mondo se siamo disposti ad evolvere nel breve termine affrontando nuove esperienze di apprendimento che migliorino il nostro modo di articolare le idee e ci permettano di chiarire i nostri schemi personali di relazione con il contesto.

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