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Denis Monte

Cultura e Spettacolo
20 maggio 2019

Dr. Jekyll e Mr. Hyde

di Margherita Reguitti
Docente e direttore di coro di voci bianche ma anche tastierista di un’apprezzata cover band regionale. «Vent’anni fa ho assistito a un’esibizione canora di un gruppo di bambini: fu una folgorazione»
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(ph. Davide Cristin)
Cultura e Spettacolo
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«Il mio babbo è sempre in movimento, non si ferma mai». Parola del piccolo Gioele. Il suo papa è Denis Monte, musicista e direttore artistico da oltre 20 anni dell’Associazione “Artemìa” di Torviscosa, complesso corale del quale fanno parte, suddivisi in 4 organici a seconda dell’età, circa 90 giovani coristi e coriste dai 4 ai 25 anni. Ma Denis di notte si trasforma e, come un moderno dr. Jekyll e mr. Hyde, svela un’anima e un’energia vitale poprock.

Dal 1988, infatti, fa parte di una cover band che si esibisce con successo in Friuli Venezia Giulia. Una doppia personalità espressiva la sua: da una parte pianista e tastierista, dall’altra docente e direttore di coro di voci bianche, in equilibrio stabile nel segno di repertori e generi tanto diversi, quasi estremi, in apparenza lontani, ma uniti dal piacere di fare musica e comunicare emozioni.

Denis, come è iniziata l’attività di direttore di coro di voci bianche?

«La musica è sempre stata nel mio DNA. Alla fine degli anni ’80 suonavo in una cover band con un repertorio di brani rock, dai Pink Floyd ai Dire Straits, da Gloria Gaynor a James Brown e Led Zeppelin. Era un gruppo di ragazzi di Torviscosa composto da Cristiano Pittini, Fabio Marchesini, Luca Peloi e Andrea Fontana (oggi batterista di Elisa). Una passione che da allora mi porta sui palchi di locali e feste in regione. Poi il caso: un giorno ero a Udine, durante la manifestazione Telethon, e sono entrato in una banca dove era in atto un’esibizione di un gruppo di bambini e bambine. Fu una folgorazione! Una forte emozione a pelle. Mi sono innamorato del suono angelico e incantevole delle loro voci e subito ho avuto la netta consapevolezza che quella sarebbe stata la mia strada».

Tanto da fare di questa emozione una professione?

«Direi di sì. Immediato è stato il desiderio non solo di lavorare con le voci dei piccoli ma di creare il mio coro. Fino a quel punto avevo già avuto esperienza di didattica infantile, ma nulla di più. Ho seguito la mia emozione anche per avere coscienza di quale sarebbe stata la mia strada professionale».

Che cosa l’ha colpita?

«Ricordo in modo nitido l’emozione della limpidezza delle voci, la piacevole sensazione di essere travolto dal suono lieve e suggestivo delle note. Oggi, a distanza di circa 20 anni, riesco a rivivere le sensazioni belle e forti provate ascoltando le onde sonore di quel canto. Era uno stato di equilibrio perfetto, estetico ed estatico, piacere assoluto, serenità, pace, bellezza, potenzialità di creare e ricreare emozioni fatte di sensazioni e colori».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fin qui il ricordo di emozioni. Poi quali passi ha mosso per trasformare il sogno in realtà?

«Da subito ho cercato di capire come si potesse formare un coro di bambini e bambine. Avevo una formazione musicale accademica e professionale come pianista e tastierista di musica pop moderna, ma ho capito da subito che ne era necessaria una specifica. Così ho iniziato a seguire dei masterclass e dei corsi di perfezionamento in canto corale in giro per l’Italia».

È stato difficile?

«In Friuli Venezia Giulia esiste l’Unione delle società corali italiane, realtà importante per la tradizione cora le. A livello nazionale un riferimento fra i più autorevoli è la Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali. All’interno delle loro attività vengono organizzati validi corsi specifici. Poi tanto studio: a Roma, in Lombardia, a Vittorio Veneto ma anche all’estero. Ho un ricordo bello di quegli anni di formazione; luoghi dove ieri sono stato studente e oggi docente».

Come è nata l’associazione Artemìa e il coro omonimo?

«Il nome deriva dal mio desiderio e volontà di creare un’arte che fosse espressione della mia personalità. In parallelo alla formazione ho seguito il mio istinto, il mio personale modo di esprimermi. Quando mi viene chiesto di spiegare la mia esperienza e di trasmetterla ad altri ho difficoltà a razionalizzare. Come spiegare il fatto che il mio progetto di direttore di coro è frutto dell’espressione di un’emozione forte, scaturita dal mio intimo. Le azioni, i progetti, i programmi poi sono arrivati su questa spinta emozionale».

Quali sono i fondamentali del suo metodo didattico?

«Lavoro molto per immagini cercando di arrivare a un particolare suono, pensando a una specifica situazione, a un’immagine o a un colore che descrivano un paesaggio, un quadro. Una visione nella quale le tonalità e il segno sono le note. Forse è più semplice fare un esempio: note acute possono fare pensare a un cielo stellato, sul pentagramma gli astri sono le note legate fra loro a  comporre l’armonia e la bellezza di un cielo notturno. Ma un esempio può anche essere il piacere di arrivare a un rifugio di montagna, dove trovare ristoro e buon cibo, gustando l’appagamento e la soddisfazione di una meta raggiunta. Sono queste alcune delle emozioni di riferimento per dare intensità nell’esecuzione di un brano. In questi anni ho sperimentato come sia possibile infondere potenza emozionale a un canto attraverso l’immagine di un pensiero dalla quale scaturisce la magia musicale di un’interpretazione. Dunque un modo per proporre musica e lasciare in libertà i pensieri».

I suoi coristi e coriste come reagiscono?

«Il risultato è sorprendente: le loro voci hanno quel qualcosa in più non scritto sul pentagramma che si manifesta nell’unicità di un’interpretazione, nella vo- lontà di fare arrivare e condividere con il pubblico qualcosa di percettibile, ma non facilmente definibile».

Per arrivare a un’esecuzione perfetta servono anche lavoro, studio, disciplina…

«Provare e riprovare, ripetere un brano fino ad arrivare alla perfezione serve molto. Ma l’essenza per giungere a un buon risultato è una fortissima motivazione. Il direttore la trasmette ai suoi coristi e coriste, ricevendo in cambio tanto entusiasmo. Non serve rigore quanto la voglia di ripetere fino al risultato perfetto, per raggiungere l’interpretazione più aderente allo spirito del brano, dove ogni sfumatura valorizza e contribuisce al giusto insieme. Per me la soddisfazione più grande è la richiesta del coro di rifare e rifare. In tutto questo serve anche la disciplina, ma viene dopo l’entusiasmo».

Che cosa chiede in particolare ai suoi coristi?

«Eleganza nel porsi al pubblico, non solo precisione interpretativa. Riservo molta attenzione, quasi maniacale, all’insieme visivo emozionale, non solo nel suo complesso sonoro. L’effetto deve essere percepito dal pubblico come un blend armonico e visivo che inebria».

Che età hanno i suoi cantori e che repertorio eseguite nei vostri concerti?

«Età molto diverse: i piccoli nella fase propedeutica iniziano a 4 anni, quindi si passa alla fascia preparatoria dagli 8 ai 14 e i grandi dai 15 ai 25. Il repertorio è vario: dalla musica romantica e rinascimentale alla contemporanea, con anche brani di musica sacra. Spaziano dal compositore inglese Benjamin Britten all’ungherese Bela Bartok al friulano Orlando Dipiazza».

Nel vostro curriculum anche esperienze di registrazioni in studio ed esibizioni dal vivo con artisti importanti del panorama nazione e internazionale come Elisa e Remo Anzovino…

«A settembre 2010 abbiamo preso parte alle registrazioni del CD e DVD Ivy e Steppin’ on water di Elisa e con lei abbiamo partecipato al tour nei maggiori teatri italiani. Nel 2012 abbiamo cantato con lei e Ligabue al concerto Italia Loves Emilia, a favore delle popolazioni emiliane colpite dal sisma, davanti a un pubblico di oltre 150 mila persone. È stata un’esperienza molto   formativa: il coro l’ha affrontata con professionalità disarmante e assoluta. Nel 2018 abbiamo partecipato alla registrazione della colonna sonora di Remo Anzovino del documentario Hitler contro Picasso. Si sono comportati da navigati professionisti suscitando l’apprezzamento di tutti».

Il coro dunque è una scuola di vita?

«Direi di sì; i grandi aiutano i piccoli e si crea un senso di gruppo, nel segno della solidarietà che poi rimane nella vita un valore umano che aiuta. Non è solo il luogo del bel canto ma anche della gioia di stare assieme e condividere. Questo è evidente nelle fotografie che vengono postate nei social, di armonia anche esistenziale».

Quali doti servono per essere un rispettato docente e direttore?

«Non è facile rispondere. Direi essere veri, energici, preparati e anche un poco bambini per lavorare con i bambini, con grande senso di umiltà».

E la notte?

«Tastiera a tracolla e saltare sul palco!»

 

Denis Monte, classe 1971, si specializza in direzione e vocalità infantile con stimati direttori italiani ed esteri. Nel maggio 2009 è stato premiato come miglior direttore al 5° Concorso Nazionale per voci bianche di Malcesine (VR). Ha partecipato come docente al Festival di Primavera 2010, 2011, 2017 e 2018: manifestazione corale per le scuole organizzata dalla Feniarco. Collabora con l’USCI per i corsi di formazione rivolti a coristi e direttori di coro. Ha collaborato con Elisa per la realizzazione degli arrangiamenti corali di Ivy e di diverse produzioni musicali. Nel 2015 è stato premiato come migliore direttore al Concorso Corale Nazionale di Vittorio Veneto.

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