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Gli amici di Vlad

L'autore della porta accanto
24 gennaio 2011

Gianni Tuniz

di Andrea Doncovio
Fa l'impiegato e nel tempo libero allena una squadra di calcio giovanile. Ma al computer può dare libertà alla propria fantasia. Tre anni fa nacque l’idea di scrivere un thriller ambientato nella sua Torviscosa.
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Tuniz, sposato, ha un figlio
L'autore della porta accanto
24 gennaio 2011 di Andrea Doncovio Image

Omicidi efferati, giustizie private, vendette cruente: com’è nata l’idea di scrivere Gli amici di Vlad?

«Quasi per caso, commentando con i colleghi d’ufficio i fatti di cronaca nera che purtroppo quotidianamente siamo costretti ad ascoltare ai telegiornali».

Quello che poi è successo ai protagonisti del libro...

«Con la differenza che mentre io mi sono limitato a scriverne un racconto, l’odio verso le ingiustizie e la poca fiducia nelle istituzioni ha portato i protagonisti del libro ad organizzarsi in un vero e proprio gruppo punitivo».

Com’è nata la passione per la scrittura?

«Una cosa che non mi manca è la fantasia. Poter esprimere in forma scritta un racconto, una storia inventata o semplicemente i miei pensieri mi ha sempre affascinato».

A scuola le piaceva leggere?

«Non proprio... Mi sono appassionato alla lettura da adulto».

Legge spesso?

«Quasi ogni sera prima di addormentarmi. Non sono un gran mangiatore di libri, ma ne ho sempre uno pronto sul comodino. Lo considero il modo ideale per staccare il cervello dai problemi quotidiani».

Quali sono i libri che le piacciono maggiormente?

«Leggo un po’ di tutto dai romanzi agli storici, ma quelli che mi appassionano di più sono i noir e i thriller».

Ci sono scrittori a cui si ispira?

«Non ho uno scrittore preferito e quindi non mi ispiro a nessuno in particolare. Se c’è qualcosa che mi colpisce di un libro cerco di farlo mio a prescindere da chi sia l’autore».

Quanto tempo ha impiegato per completare il libro?

«Almeno tre anni, ma ho avuto lunghi periodi di inattività. Non avrei mai immaginato di portare a termine un libro e quindi scriverlo per me non era una priorità».

Lei lavora come impiegato e allena una squadra di calcio del settore giovanile del Torviscosa: come ha conciliato gli impegni lavorativi e sportivi con la scrittura?

«Proprio perché non avrei mai creduto di pubblicarlo, ho rilegato la scrittura del racconto all’ultimo dei miei impegni. Per scrivere dovevano coincidere tre elementi: ispirazione, tempo libero e voglia. Quando capitava, di solito era molto tardi la sera o di notte».

Dice che non avrebbe mai creduto di pubblicarlo. Perché scriverlo, allora?

«Per me. Di solito faccio le cose per mia soddisfazione personale, se poi riesco a condividerle tanto meglio, altrimenti non è un problema. Pensi che del primo libro che ho scritto ho fatto solo venti copie...».

Quali sono state le altre esperienze come scrittore?

«Ho scritto un libro intitolato «I nonni raccontano» dove ho raccolto storie, aneddoti e testimonianze relative ai miei genitori e a come si viveva a Torviscosa negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre nel ho partecipato ad un concorso, «Giallo in 610 minuti», ottenendo un buon risultato ed un altrettanto buon giudizio da parte della giuria e della critica. Il mio racconto è stato pubblicato in una raccolta intitolata “Nero in 610 minuti”».

Quando scrive, c’è qualcuno che legge il suo “work in progress”?

«Assolutamente no. Quando faccio qualcosa mi piace portarlo a termine a modo mio e poi chiedere un parere. In questo caso ho scritto l’intero racconto senza svelare nulla a nessuno. Ultimata la bozza, mi sono deciso di condividere il mio lavoro con poche intime persone per discutere con loro i punti di forza e di debolezza».

Gli amici di Vlad è un thriller critico nei confronti della giustizia: qual è la sua opinione a riguardo?

«Ognuno di noi ha una idea della giustizia, ognuno di noi reagisce in modo diverso di fronte alle ingiustizie. Forse mai come in questo momento la gente ha sete di giustizia, forse mai come in questo momento le leggi non sono sinonimo di giustizia. I personaggi del mio racconto sono volutamente violenti, esasperatamente insoddisfatti della giustizia, esageratamente cattivi. Ma sono sicuro che, nel leggere il libro, in più di qualche occasione il lettore condividerà il loro modo di pensare».

Per descrivere i personaggi e gli avvenimenti raccontati nel libro si è ispirato a personaggi o fatti realmente accaduti?

«No. È tutto frutto della mia fantasia. Non ci sono fatti realmente accaduti e non ci sono personaggi collegabili a persone esistenti. Soprattutto io non sono uno dei  protagonisti del libro».

La storia del romanzo è ambientata nel suo paese di Torviscosa: come mai questa scelta?

«Raccontare di luoghi e ambienti a me molto cari e conosciuti ha reso più semplice la descrizione degli episodi che avevo in mente».

Dopo Gli amici di Vlad le piacerebbe scrivere un altro libro?  

«Non ho ancora deciso se continuare a scrivere o meno. Le idee non mi mancano e se ne sentirò il desiderio non è escluso che lo faccia, ma per ora non ho niente in cantiere».

Se dovesse farlo, di che genere?

«Molto probabilmente rimarrei nel genere che più mi si addice ossia nel noir, nel thriller, ma ho da sempre in testa una idea, un progetto di romanzo che mi piacerebbe molto provare a scrivere».

Di cosa si tratta?

«Non lo dico per scaramanzia».

Diventare uno scrittore era un suo sogno?

«Non proprio. Avevo solo voglia di mettermi alla prova in un campo per me nuovo. Una sorta di sfida con me stesso».

Ha altri sogni nel cassetto?

«Chi non sogna muore».

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