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Paolo Gropuzzo

Società
19 luglio 2019

Dialogo e concretezza

di Andrea Doncovio
Dallo scorso febbraio è il nuovo Questore di Gorizia. Tra le criticità del presente e le sfide del futuro, l’ex comandante dell’antiterrorismo in Italia si racconta per iMagazine
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Il Questore Paolo Gropuzzo
Società
19 luglio 2019 di Andrea Doncovio Image

Seduto nel suo ufficio al primo piano della sede di piazza Cavour a Gorizia, il questore Paolo Gropuzzo ha sempre l’occhio vigile, pronto a captare ogni evoluzione accada attorno a lui. Da pochi mesi il capoluogo isontino è la sua nuova base operativa: un territorio che lui – originario di Trieste – conosce bene. «Nel mio precedente incarico alla Polizia di Frontiera – afferma – avevo responsabilità sull’intera area del Triveneto, con riferimento anche all’aeroporto di Ronchi dei Legionari per il controllo delle frontiere aeree e a Gorizia per il controllo delle frontiere terrestri. Inoltre sono un appassionato di storia con alle mie spalle alcune iniziative editoriali sulla Prima guerra mondiale, indissolubilmente legata a questi luoghi».

Al suo arrivo che contesto ha trovato?

«Gorizia è all’apparenza una città tranquilla al confine dell’impero, con importanti potenzialità socioeconomiche, storiche, architettoniche, enogastronomiche, turistiche e paesaggistiche. Dal punto di vista criminale questo resta un territorio in cui avvengono diversi traffici, ma quasi mai stanziali. Anche la questione immigrazione, di cui si era molto discusso negli scorsi mesi e che a livello globale interesserà anche gli anni a venire, è attualmente sotto controllo».

Focalizziamoci sulla Questura goriziana: quali sono a suo avviso i punti di forza e quali quelli da migliorare della struttura che lei è stato chiamato a dirigere?

«Come in tutta Italia, l’età media dei poliziotti è molto alta. Una problematica destinata ad avere diverse conseguenze anche in futuro, visto che numerosi agenti stanno per andare in pensione e non potranno essere tutti riassorbiti dalle figure che usciranno dai nuovi corsi. Quello che invece mi colpisce positivamente è la passione, l’entusiasmo e la capacità di “fare il mestiere” da parte degli uomini e donne di questa questura. La voglia di spendersi a supporto della popolazione è sempre massima, così come la volontà di fornire risposte efficaci. E questo vale in tutti i settori di competenza della Polizia. Tuttavia, ritengo che, a livello di organico, siamo ormai al limite fisico della capacità di poter essere all’altezza in tutto quello che dobbiamo fare».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul territorio quali sono le principali criticità?

«Quello isontino è un territorio variegato. Monfalcone, per esempio, è una realtà in costante crescita. Se da un lato, nonostante l’incidenza numerica della popolazione straniera, il contesto in termini di sicurezza è ampiamento sotto controllo, dall’altro lato lo sviluppo crescente della città rischia di attrarre attività potenzialmente in grado di muovere denari illeciti da inserire nell’indotto economico, anche attraverso appalti o investimenti apparentemente legittimi, ma che nascondono operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Sempre in tema di sviluppo economico – e questo non vale solo per la provincia di Gorizia ma per tutta la regione – lo sviluppo del nuovo porto di Trieste genererà un importante volano economico, sui cui flussi di denaro e attività correlate bisognerà vigilare per evitare che trovino spazio realtà criminali. Senza sottovalutare altri fenomeni».

Ad esempio?

«La diffusione della droga tra i giovani e giovanissimi. Un fenomeno sempre esistito, come posso confermare dalla mia esperienza nell’Antidroga a Milano molti anni fa, solo che rispetto al passato l’attuale fascia giovanile sembra non possedere gli strumenti per discernere sui rischi reali, divenendo così molto fragile e vulnerabile. Esistono casi di quattordicenni che acquistano la droga in cambio di prestazioni sessuali: considerano il proprio corpo come un bancomat e lo fanno con una naturalezza e una disinvoltura che mi preoccupa, anche per il rischio di uno sgretolamento di determinati valori».

Senza peraltro scordare che quella goriziana è una provincia anagraficamente anziana…

«Anche questo è un aspetto di cui teniamo conto, cercando di porre molta attenzione sui fenomeni come furti e truffe nei confronti degli anziani. In questo caso è importante che la gente impari ad autotutelarsi, facendo più attenzione e avendo maggiore cautela nel rapporto con le persone».

Da anni in Italia esiste una forte discrepanza tra sicurezza reale e sicurezza percepita dai cittadini. Secondo lei cosa andrebbe fatto che migliorare anche la percezione?

«Adottare semplici accorgimenti potrebbe già essere efficace: da un lato le forze dell’ordine dovrebbero rendersi maggiormente visibili in determinati contesti, come per esempio accendere sempre le luci sulle auto di notte: molte volte le pattuglie perlustrano le strade, ma la gente non se ne accorge. Dall’altro lato dobbiamo continuare a informare e a coinvolgere i cittadini, spiegando loro come eludere potenziali rischi, renderli partecipi sui risultati ottenuti dall’attività di polizia, informarli sul fatto che vi sono numerosi strumenti per tutelarsi in maniera legittima. Infine, ma non meno importante, promuovere un punto di vista collettivo di empatia tra abitanti dello stesso quartiere o di luoghi limitrofi della città. Attivare in pratica una condivisione costante con la popolazione e tra la popolazione».

Se le fosse concesso di veder esaudita una sua sola richiesta per migliorare la struttura che lei dirige, quale richiesta farebbe?

«La risposta più semplice sarebbe quella di maggior personale. Ma farei una aggiunta: personale di qualità. Purtroppo il mancato reinserimento negli anni di forze nuove sta facendo venir meno un passaggio fondamentale: quello nel quale gli agenti più anziani trasmettevano ai nuovi le proprie esperienze e competenze consolidate in anni di attività sul campo. Cose che non si possono imparare nei corsi ma che rappresentano il distillato di quanto vissuto durante l’intera carriera. Il supporto organico è sicuramente importante, ma anche avere persone formate e preparate è altrettanto indispensabile. Persone competenti sono l’esigenza primaria».

Chiudiamo con uno sguardo sul futuro: quando lascerà l’incarico di questore a Gorizia come le piacerebbe essere ricordato?

«Chi collabora con me ogni giorno avrei piacere che mi ricordasse per essere riuscito a far funzionare un gruppo di persone in modo efficace e funzionale, ma anche in modo  umano. La popolazione, invece, vorrei che si ricordasse di me come una persona con cui si poteva dialogare, un questore vicino alle problematiche reali e concrete della comunità».

 

Paolo Gropuzzo nasce a Trieste nel 1960, frequenta le scuole e l’Università nella sua città dove si laurea nel 1986. Svolge il servizio militare come Ufficiale di complemento nell’Arma di Artiglieria dal 1987 al 1988. Nello stesso anno, vinto il concorso pubblico per Funzionario della Polizia di Stato, inizia la carriera svolgendo il corso di formazione a Roma. Assume il primo incarico nel 1989, nel Primo Distretto di Polizia presso la Questura di Milano.

Dal 1990 al 1996 dirige varie Sezioni nella Squadra Mobile di Milano tra le quali la Sezione Antidroga e Antirapine.

Nel dicembre del 1996 viene destinato a dirigere la Squadra Mobile della Questura di Verona che guiderà sino al gennaio del 2001, quando viene richiamato a Roma dove ricoprirà svariati incarichi direttivi nel Servizio Centrale Operativo (S.C.O.) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, organo di coordinamento e supporto a tutta l’attività investigativa nazionale.

Nel 2003 viene nominato Comandante del Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza (N.O.C.S.), il gruppo speciale

della Polizia di Stato, le cosiddette “teste di cuoio”. Nel 2004 viene promosso Primo Dirigente della Polizia di Stato, continuando a condurre il N.O.C.S. per più di dieci anni sino all’ottobre del 2013, quando viene nominato Vicario del Questore di Trieste, rientrando nella sua città natale. Promosso alla qualifica di Dirigente Superiore della Polizia di Stato, dal luglio 2017 dirige la IV Zona di Polizia di Frontiera, con competenza sulle frontiere terrestri, marittime ed aeree del Triveneto (porti di Trieste e di Venezia; aeroporti di Ronchi dei Legionari, Venezia, Treviso, Verona; frontiere terrestri di Trieste, Gorizia, Udine e Brennero).

Nel corso della sua carriera ha frequentato numerosi corsi di specializzazione tra i quali uno da “Negoziatore” presso l’ F.B.I (U.S.A.) e uno per Comandanti di unità Antiterrorismo in Israele. Dal 1° febbraio 2019 è Questore della provincia di Gorizia.

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