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Operazione congiunta di Guardia Costiera, Polizia Locale e Azienda Sanitaria

Attualità
22 agosto 2019

Trieste, denunciati nove ristoratori per frode in commercio

di redazione (fonte ASUITS)
In 45 giorni 169 controlli all’interno di 17 esercizi dediti alla vendita e somministrazione di pesce. Riscontrate violazioni amministrative per un totale di circa 55.000 euro
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(ph. pixabay.com)
Attualità
22 agosto 2019 di redazione (fonte ASUITS)

Si è appena conclusa a Trieste un’operazione complessa di polizia giudiziaria di controllo alle attività di ristorazione, svolta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Trieste e che ha avuto come target primario i ristoranti dediti alla vendita e somministrazione di prodotti ittici.

L’operazione ha visto impegnate squadre miste composte da personale della Guardia Costiera di Trieste (10° Centro Controllo Area Pesca - Nucleo Centrale Ispettori Pesca), della Polizia Locale di Trieste (Nucleo Polizia Commerciale) e dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste (Dipartimento di Prevenzione – S.C. Igiene degli alimenti e della nutrizione).

L’attività è stata svolta in un periodo di circa 45 giorni durante i quali i team ispettivi hanno effettuato un totale di 169 controlli all’interno di 17 esercizi commerciali, concentrando l’azione sui ristoranti del territorio triestino, sia italiani che etnici, dediti al commercio e alla somministrazione di prodotto ittico fresco, lavorato e/o surgelato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In particolare, le maggiori irregolarità sono state riscontrate presso i ristoranti che propongono prodotti a basso costo.

All’esito delle verifiche, sono state riscontrate violazioni amministrative per un totale di circa 55.000 euro, mentre nove ristoratori sono stati deferiti alla competente Autorità Giudiziaria per reati di frode in commercio e cattivo stato di conservazione del prodotto ittico. Il tutto ha portato complessivamente al sequestro/distruzione di circa mezza tonnellata di pescato.

Le violazioni amministrative riscontrate con più frequenza hanno riguardato la mancanza di rintracciabilità del prodotto ittico, l’ampliamento della superficie di somministrazione, l’assenza della cartellonistica del divieto di fumo, la mancata esposizione di licenze/autorizzazioni/prezzi. Inoltre, in alcune circostanze, è stata contestata la carenza dei requisiti generali in materia di igiene che hanno portato alla sospensione dell’attività di ristorazione per cinque esercizi commerciali.

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