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Dopo il successo di "Fiori sopra l'inferno"

Cultura e Spettacolo
27 dicembre 2019

Ilaria Tuti, Ninfa dormiente

di Andrea Doncovio
Il nuovo capitolo della serie ambientata sulle montagne del Friuli sembra destinato a bissare il successo del romanzo d'esordio. Tanto che l’opzione sui diritti cinetelevisivi è già stata ceduta…
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Ilaria Tuti (© Beatrice Mancini)
Cultura e Spettacolo
27 dicembre 2019 di Andrea Doncovio Image

Ilaria Tuti, lei ha studiato economia ed è appassionata di pittura: avrebbe mai immaginato di diventare una scrit­trice di successo?

«Non era tra i miei sogni, forse perché così lon­tano dalla mia quotidianità. Mi sono avvicinata alla scrittura in un lungo percorso e nemmeno quando è diventata una passione pregnante ho mai pensato al “successo”: desideravo solo scrivere storie, dare voce ai personaggi e profumi e suoni alle ambientazioni».

Il suo primo romanzo, Fiori sopra l’infer­no (Longanesi, 2018), ha venduto in un anno ol­tre 100 mila copie, venendo tradotto in più lin­gue, compreso l’ebraico. Com’è nata l’idea di scri­verlo?

«Da qualche tempo avevo iniziato a scrivere rac­conti brevi di vario genere, ma mi stavo appassionan­do ai gialli e ai noir. L’idea è nata assieme alla prota­gonista, Teresa Battaglia: un commissario di polizia quasi sessantenne, acciaccata, fuori forma, una donna sola che ha sperimentato la violenza, ma che è riusci­ta a fare del proprio dolore un fuoco di vita. Una don­na che racchiude in sé la bellezza e la forza della nor­malità, che parte quasi come un personaggio difetto­so e che alla fine risulta vincente per la sua capacità di rimettersi sempre in piedi. A quel punto avevo biso­gno di un antagonista forte tanto quanto lei, che non scomparisse nella storia: l’ho trovato in alcuni studi di psicologia che mi hanno aiutato a tratteggiare la sua mente così peculiare, tanto che perfino un’esper­ta come Teresa farà fatica a delineare il suo profilo e lo definirà “alieno”. L’ambientazione, lo sapevo fin dall’i­nizio, doveva essere la mia terra. Così è nato Fiori so­pra l’inferno».

In Fiori sopra l’inferno i bambini hanno un ruolo centrale: dal figlio perduto della protagonista al ne­onato vittima di un esperimento che segnerà la sua esistenza. Averlo scritto mentre era incinta che cosa ha significato per lei?

«Ha significato immergermi completamente nel vis­suto di questi piccoli guerrieri, con tutte le emozioni, le aspettative e le paure che stavo vivendo. I bambini sono un simbolo di speranza in questo romanzo, subiscono il mondo adulto che li tradisce, ma si salvano prima di tut­to da soli: stando assieme, confidandosi, trovando il co­raggio l’uno nell’altro. Vivono la foresta come una gran­de avventura e sono gli unici a non temerla. Teresa lo dice: sono da poco al mondo, eppure sembrano portarsi dentro un’esperienza antica. Le letture di psicologia cri­minale che stavo facendo in quel periodo per documen­tarmi erano dolorose, ma mi hanno aiutato a capire che spesso il male nasce nell’infanzia, anche per questo dob­biamo proteggerla e curarla come qualcosa di infinita­mente prezioso».

Da scrivere un romanzo avvincente a trovare un editore che lo valorizzi il passaggio non è scontato. Nel suo caso come è avvenuto?

«Il gruppo GeMS, di cui la casa editrice Longanesi fa parte, indice ogni anno un concorso online per pro­porre le proprie opere. Ho partecipato e il personaggio di Teresa Battaglia è stato notato dall’editor. L’idea di farne una serie mi è stata proposta subito, tanto ci cre­devano».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da appassionata di scrittura a scrittrice di suc­cesso: nell’ultimo anno com’è cambiata la sua vita?

«Si è arricchita di esperienze e di soddisfazioni, ma è diventata anche più complicata. Di colpo ci si ritrova a fare due, tre lavori contemporaneamente: il mio, che an­cora svolgo, la scrittura e la promozione, che porta via gran parte del tempo. Gestire tutti gli impegni non è fa­cile, ci sono scadenze da rispettare, professionisti con cui confrontarsi quasi quotidianamente, viaggi da pro­grammare, senza far mancare nulla agli affetti… Per me, riservata e solitaria, si è trattato di far fronte a una vera e propria rivoluzione, che come tutte le rivoluzio­ni ha portato anche scompiglio e un po’ di stanchezza».

Cosa significa la scrittura per Ilaria Tuti?

«È la creatività di cui ho bisogno per essere felice e sentirmi “dispiegata”. Un ingrediente necessario che si aggiunge agli affetti più cari».

La protagonista dei suoi romanzi, Teresa Batta­glia, è un commissario di polizia di 60 anni. Eppure la domanda sorge spontanea: quanto c’è dell’autrice in questo personaggio?

«Teresa è la persona che vorrei essere alla sua età: di grande integrità, generosa, presente per chi ne ha biso­gno, compassionevole».

Fiori sopra l’inferno è ambientato in un immagi­nario paese delle montagne friulane, Travenì. Ninfa dormiente, invece, è ambientato in Val Resia e i no­mi dei luoghi sono reali e veritieri: come mai que­sto cambiamento?

«La scelta di usare nomi di fantasia nel primo ro­manzo è stata dell’editore, perché la storia parla di una piccola comunità omertosa: in realtà il villag­gio è inventato, ma le altre ambientazioni sono rea­li – il Tarvisiano, l’orrido dello Slizza, i laghi di Fusi­ne, le miniere di Raibl –, per cui si temeva che qual­cuno confondesse i due piani, immaginario e reale. Nel secondo caso, invece, cambiare i nomi avrebbe significato tradire il popolo resiano, che sta lottando strenuamente e con dolore per il riconoscimento del­la propria identità».

Dal Tarvisiano alla Val Resia, la montagna del­la sua terra cosa rappresenta per Ilaria Tuti?

«È origine, radici, materia che plasma l’indole. In questo momento di grandi cambiamenti nella mia vita, è anche salvifica: con la sua immensità immobi­le mi ricorda la vera dimensione delle cose. Ridimen­siona preoccupazioni e ansie, mi accoglie con suoni gentili e profumi calmanti quando il “rumore” attor­no a me diventa troppo».

Ninfa dormiente è destinato a bissare il succes­so del primo romanzo: dopo le prime 50.000 copie si è già alla quarta ristampa. Inevitabile che si ra­gioni su un terzo capitolo della saga… Ha già ini­ziato a scriverlo?

«Mi sono documentata sugli argomenti che inten­do toccare e ho scritto la trama, e questa è forse la par­te più impegnativa del processo di creazione: tanti li­bri da leggere su argomenti disparati (psicologia, sto­ria, geografia, medicina forense, antropologia, proce­dura penale…), tante immagini mentali da cucire as­sieme in una visione coerente e, si spera, appassio­nante. È una fase che richiede mesi di lavoro prima della stesura vera e propria».

Storie avvincenti e luoghi meravigliosi sembra­no un binomio perfetto anche per il cinema. Come altri romanzi di successo, anche i suoi diventeran­no format per lo schermo?

«L’opzione sui diritti cinetelevisivi è già stata ce­duta per entrambi i romanzi. Significa che la casa di produzione è già al lavoro su uno studio di fattibilità e su una possibile sceneggiatura. Sono comunque pro­cessi molto lunghi. Speriamo che prima o poi il pro­getto si realizzi».

In Fiori sopra l’inferno Teresa Battaglia deve catturare un omicida seriale; in Ninfa dormiente deve risolvere un caso di omicidio mai risolto ma del quale non esiste nemmeno il cadavere. La pas­sione e l’abilità di Ilaria Tuti nel destreggiarsi in queste storie criminali da dove nascono?

«Dentro l’essere umano: nelle mie storie indago la mente, prima di tutto. Alla fine l’indagine corre in su­perficie e parallelamente a un’altra esplorazione mol­to più profonda, che coinvolge la psiche umana e che cerca di gettare un po’ di luce negli abissi di oscuri­tà che tutti, poco o tanto, ci portiamo dentro come un potenziale inesploso».

Nelle anticipazioni sul terzo libro della serie, lei ha rivelato che i paesaggi naturali avranno un ruolo meno preponderante rispetto ai primi due, mentre la storia si svilupperà in un contesto più storico e archeologico. Come mai questa scelta?

«Non amo le ambientazioni e i personaggi fissi: per appassionarmi, tutto deve evolversi, deve avere una storia. Non sarei riuscita a descrivere ancora la montagna con i suoi boschi: nei primi due romanzi la foresta aveva un ruolo preciso, era un simbolo, fino a diventare vero e proprio personaggio. Nel terzo ca­pitolo, invece, sarà altro a “parlare”. Il Friuli Venezia Giulia è una terra poco conosciuta, ma con la sua sto­ria più che millenaria e i paesaggi fascinosi e sempre diversi offre infinite suggestioni. Perché non attingere da tanta ricchezza?»

Teresa Battaglia diventa sempre più anziana e sempre più malata. Dopo il terzo capitolo della sa­ga, Ilaria Tuti che futuro vede per la protagonista dei suoi romanzi?

«Un quarto romanzo di chiusura, in cui saluterò Teresa Battaglia. Non sarà una serie lunga, per coe­renza con il personaggio, con le sue caratteristiche. Teresa uscirà di scena come le si confà: da guerrie­ra. Mi mancherà, ma ormai per me è una compagna, ci sarà sempre qualche sua battuta caustica dentro di me».

Nel proprio futuro, invece, Ilaria Tuti quali so­gni vorrebbe realizzare?

«Ho un altro progetto di scrittura a cui tengo mol­tissimo e che non vedo l’ora di concretizzare: una sto­ria che appartiene al Friuli, con una protagonista an­cora una volta fuori dall’ordinario, ma vera».

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