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Alessandra Fior e Francesco Fabbro

Società
13 febbraio 2020

Questione di stile

di Margherita Reguitti
Da oltre venticinque anni la loro azienda esporta all’estero il design italiano e friulano. Mentre un affascinante showroom tra i Colli Orientali attira nelle nostre terre persone da tutto il mondo
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Alessandra Fior e Francesco Fabbro
Società
13 febbraio 2020 di Margherita Reguitti Image

Si sono conosciuti sui banchi del Liceo scientifico “Marinelli” di Udine e non si sono mai più lasciati. Oggi Alessandra Fior e Francesco Fabbro sono imprenditori, coppia nella vita e nel business. Da oltre 25 anni la loro ditta “fiorirà un giardino” infatti esporta il design made in Italy/Friuli, che spazia dall’arredo all’oggettistica, dal corredo al decoro per tutta la casa.

Di un oggetto, mobile o tendaggio, conoscono ogni fase di realizzazione: dal disegno alla scelta del legno, delle stoffe e lane, così come scelgono personalmente l’artigiano adatto a realizzarle, sapendo interpretare l’impronta del loro stile. Mobili, oggetti e stoffe che poi vengono acquistati nel mondo da negozi e studi di arredamento per creare la giusta atmosfera in dimore di campagna o al mare, oppure scelti per dare un tocco di charme e innovazione in relais chateux, alberghi e ristoranti prestigiosi.

A giusto titolo dunque ambasciatori di bellezza, anticipatori di tendenze, ricercatezza e originalità artigianale nel mondo: dagli States all’Oriente, dal Giappone alla Corea, e in Europa dalla Svizzera alla Germania, dalla Francia e ai Paesi nordici, senza omettere il Bel Paese. Ma anche promotori delle bellezze del Friuli Venezia Giulia, visto che nel loro showroom mozzafiato di Villa Ottelio-de Carvalho, sui Colli Orientali, fra Buttrio e Manzano, arrivano ospiti da tutto il mondo.

Lavoratori instancabili, amano la loro creatura per la quale hanno fatto scelte spesso assai in controtendenza. Come allestire la loro vetrina in un luogo tanto bello quanto fuori dalle grandi rotte, e gestire direttamente i rapporti con la clientela, senza la mediazione di rappresentanti o la presenza sui grandi siti di e-commerce.

Strategie aziendali assai rare oggi nel mondo spietato della globalizzazione e della crisi che morde forte come un vento inarrestabile. Ma loro ce la fanno e ci raccontano come.

Alessandra e Francesco, come avete iniziato?

«Per caso! Eravamo già nel settore della commercializzazione all’ingrosso di prodotti agricoli e un giorno Alessandra ha avuto un’idea pazza: partecipare a un’importante fiera a Milano di oggettistica. Ci venne assegnato uno stand di 4 metri per 4. Oggi i nostri stands sono di 270 metri quadrati. Non fu un successo, vendemmo assai poco, ma fra i pochi clienti ci furono due persone davvero straordinarie: Fiorucci e Lavazza, gente che di creatività e qualità se ne intendeva certamente. Ma soprattutto capimmo che si poteva tentare una via che desse più spazio alla nostra creatività».

Dal Giappone alla Corea, da Miami a Parigi, Francoforte e Monaco siete presenti nelle maggiori fiere del settore casa del mondo. Su cosa si basa il vostro successo?

Francesco - «Siamo riconoscibili, non di moda. Offriamo ad altri imprenditori del settore prodotti che trasmettono artigianalità e innovazione, fatti a mano dunque unici e irripetibili con le loro piccole differenze. Questo è il valore aggiunto alla qualità e originalità del design. Un mix che piace e ci conferma. Nei nostri prodotti il fattore umano è fondamentale e questo manca nella grande concorrenza. Siamo noi a disegnare ogni mobile e oggetto, a sceglierne il materiale seguendo poi le fasi di realizzazione. Questo è vincente per chi cerca qualcosa fuori dalla produzione di massa, questo, assieme all’originalità di ogni collezione, ci permette di mantenere i rapporti con il mercato».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi disegna e cosa mettete di voi nelle vostre creazioni?

Alessandra - «Francesco disegna e progetta la parte arredo, mentre io seguo gli “oggetti d’amore” e tutto il settore tessuti, tavola e corredo per la casa. Quello che siamo, ognuno con le sue qualità e carattere trasformati in segni e materia. Francesco è poco incline ai sogni ma molto concreto, ben piantato nel presente. Questa è l’anima che traccia negli arredi che disegna: essenzialità e solidità. Io sono una sognatrice a cui piace fantasticare, creare oggetti nei quali i dettagli sono molto curati e le forme in grado di anticipare un’emozione e sorprendere. Anche i materiali sono importanti: dal lino al prezioso cachemire ma anche un semplice vetro di un bicchiere, di una bottiglia, di un’alzatina, se particolarmente sottile o molato, può diventare un oggetto raro che impreziosisce una tavola».

Quanto tempo della vostra vita dedicate al lavoro?

Francesco - «Praticamente ogni giorno, amiamo il nostro lavoro così come molti dei nostri clienti sono diventati negli anni amici, in un rapporto sincero e naturale. Il rapporto diretto con il cliente nelle fiere, al nostro sito, o ancora sui social, risulta vero e schietto oltre che vincente. Non è facile in questo periodo di grande crisi resistere alle sirene dei grandi siti dell’e-commerce, ma noi non molliamo. Chi acquista inoltre percepisce anche il continuo confronto che c’è fra di noi per scegliere un colore, un materiale, una particolare forma o accostamento».

La vostra ditta ha sede a Buttrio, decentrato rispetto a Udine, ma davvero fuori dai canoni è la scelta della location del vostro showroom.

Alessandra - «Così i nostri clienti dimostrano la loro determinazione a trovarci e non è mai accaduto che fossero delusi… Viaggiare fra i Colli Orientali è un’esperienza che rende la visita unica sin dal viaggio. Abbiamo scelto di allestire lo showroom in questa stupenda villa del XVII secolo perché le nostre collezioni sono particolarmente adatte e questo genere di residenze di campagna, seconde case, fascinose e cariche di storia. I nostri oggetti in qualche modo hanno un’anima che accoglie e si adatta a chi li sceglie offrendo uno stile. I colori sono delicati, i materiali naturali, le forme morbide. Sono pensati per rendere ogni stanza accogliente e comoda con originalità, senza eccessi, con garbo».

Come avete scelto il nome “fiorirà un giardino”?

Francesco - «Pensando al futuro e al cognome di Alessandra. Inoltre entrambi abbiamo conseguito una laurea in agraria e amiamo i giardini, i fiori e le piante. Ci sembrava naturale! Certo per gli stranieri non è un nome facile e allora abbreviano in “fiorirà”. Così hanno fatto gli ultimi ospiti che abbiamo avuto dalla Corea e da Berlino».

Quanti dipendenti avete e qual è il vostro giro d’affari?

Francesco - «Ci consideriamo un’azienda piccola ma dinamica. Abbiamo 10 dipendenti ma anche numerosi collaboratori e artigiani esterni e nel 2018 abbiamo fatturato due milioni e mezzo di euro. In passato avevano pensato di crescere ma poi abbiamo deciso che era meglio restare come siamo, piccoli ma curati e dinamici».

Quali ruoli gestite all’interno dell’azienda?

Alessandra - «Sono suddivisioni di compiti seguendo le nostre inclinazioni personali: Francesco segue la parte finanziaria così come la logistica e l’organizzazione delle fiere, mentre io mantengo i rapporti con la clientela e coordina il lavoro degli uffici marketing e promozione».

Come percepite la situazione dei mercati nel vostro settore?

Francesco - «Il 2019 è stato un anno particolarmente difficile da tanti punti di vista e forse il primo in cui abbiamo assistito a una flessione di vendite soprattutto in Italia, dove molti negozi di arredo e oggettistica, anche storici, hanno chiuso. Bene invece il mercato estero con una piccola flessione in Francia, da sempre importante. In Europa è invece molto vivace la richiesta in Svizzera, nei paesi del Nord e in Germania. Soddisfazioni stanno arrivando da Giappone e Corea dove siamo entrati negli ultimi anni. Sono realtà internazionali diverse che apprezzano il nostro stile».

Avete mai pensato di trasferire la vostra ditta in un Paese con meno carichi fiscali?

Alessandra - «Amiamo questa regione tanto diversa, dal mare alle montagne, e tanto ricca di volontà e originalità nel far incontrare le tradizioni con le nuove tecnologie e l’arte. Certo ci abbiamo pensato, ma poi abbiamo scelto di non farlo. Ci piace vivere e lavorare qui. Essendo persone e poi imprenditori curiosi e dinamici siamo noi che viaggiamo per cercare e creare uno scambio fra queste terre e il mondo».

 

Villa Ottelio-de Carvalho sui Colli Orientali, fra Buttrio e Manzano, si presenta oltre il ricco cancello con un cortile terrazzato affacciato su un vasto panorama che corre verso l’orizzonte, al centro un pozzo con leggiadra decorazione in ferro battuto. Costruita fra il 1750 e 1769 ebbe vari proprietari fino al 1984, quando venne acquistata dall’ingegnere Gianguido de Carvalho de Moraes de Puppi. Connubio di stilemi veneto-friulani, la casa padronale è disposta su tre piani con la facciata caratterizzata dalla doppia rampa di scale che conduce al portale con arco timpanato. Nell’ala ovest è ospitata la seicentesca cappella gentilizia dedicata a San Gaetano, citata in un documento che ricorda la visita pastorale del patriarca Marco Dolfin il 13 maggio 1701. Il complesso presenta anche edifici rurali e un bel giardino dove dimorano alberi secolari.

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