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Sauris, tra storia e futuro

Turismo
05 luglio 2011

L'isola che non c'è

a cura della Redazione
La difficoltà di accesso, l’asprezza del territorio, la lingua tedesca: per anni hanno alimentato il mito di una comunità isolata. Con le sue tradizioni e bellezze naturali, Sauris è pronta a sfatarlo.
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A passeggio sulle sponde del lago di Sauris (ph. Turismo FVG)
Turismo
05 luglio 2011 della Redazione

Un’isola tra le montagne. Per il suo paesaggio, circondato da boschi, prati e pascoli verdissimi, ma anche per la sua ricchezza e unicità culturale, la definizione calza a pennello. Benvenuti a Sauris, uno dei borghi più affascinanti della Carnia. Un’isola dal punto di vista linguistico: ancora oggi qui si parla una lingua antica e particolarissima, di influenza tedesca;  e un’isola anche dal punto di vista culturale, a partire dalle feste tradizionali incentrate su mitici personaggi del passato fino all’architettura del borgo, caratterizzata da case costruite in legno e pietra con una tecnica unica rispetto agli altri paesi della montagna del Friuli Venezia Giulia.

Secondo le leggende popolari, la comunità di Sauris fu fondata da due soldati tedeschi che si rifugiarono in questa valle isolata ed impervia. Come ogni leggenda, anche questo racconto ha un fondo di verità: i primi abitanti, infatti, giunsero da qualche valle al confine tra la Carinzia ed il Tirolo attorno alla metà del 1200. Per più di sette secoli i loro discendenti vissero in equilibrio con l’ambiente alpino, coltivando le poche specie adatte a queste altitudini e al clima rigido, portando il bestiame nei pascoli d’altura durante i mesi estivi, falciando i prati fino alle cime, traendo dai boschi legname da costruzione e da brucio. Per procurarsi i generi alimentari che non esistevano sul posto (ad esempio il sale), ricorrevano al baratto con i paesi vicini.

Oggi Sauris ha circa 400 abitanti che, interpretando in chiave moderna alcune delle attività tradizionali (artigianato, produzioni agroalimentari di nicchia) o sviluppando forme di accoglienza turistica a misura d’uomo, continuano a convivere con un ambiente che, dopo secoli, rimane ancora la risorsa più preziosa. La conca di Sauris, infatti, contiene un armonioso mosaico di elementi paesaggistici, modellatisi sia sotto la spinta degli elementi naturali, sia ad opera dell’uomo. Ripide distese boschive ad alto fusto si alternano a terrazzi alluvionali, dove prosperano prati e pascoli. Nei massicci rocciosi del Bivera, del Pieltinis e del Tiarfin si possono ritrovare i tipici ambienti alpini, mentre i numerosi torrenti e rii arricchiscono l’ambiente naturale e vanno ad alimentare l’ampio lago di origine artificiale che, con la sua seducente bellezza, caratterizza il contesto paesaggistico di tutta Sauris. Un luogo che si rivela punto di partenza ideale per splendide camminate in quota, verso malghe caratteristiche dove potersi rifocillare, ma anche riscoprire le usanze antiche. Lo sfruttamento dei pascoli che si estendono oltre la linea del bosco ha contraddistinto per secoli l’economia rurale delle valli alpine. L’alpeggio rappresentava la fase conclusiva di un processo che iniziava in primavera, quando venivano utilizzati i pascoli oltre il limite del paese, e terminava in estate, con il pascolo in quota.

Ai nostri giorni, l’alpeggio è diventato un elemento distintivo per la produzione del formaggio di malga. La malga, infatti, può essere considerata una sorta di micro-universo produttivo, costituito da un esteso terreno dedicato al pascolo del bestiame e da alcuni fabbricati: le stalle, per il ricovero degli animali, e la casera, dove alloggia il personale e dove la materia prima, il latte, viene trasformato in prodotti finiti: formaggi, ricotte e burro. Storicamente la malga veniva gestita da un malgaro, ovvero colui che conduceva in alpeggio i capi sia di sua proprietà sia di altri piccoli allevatori. Il resto del personale era costituito dal casaro addetto alla lavorazione del latte e alla gestione della cucina, e dai pastori che si occupavano degli animali e della pulizia delle logge e delle stalle. Oggi, dopo un periodo di semi-abbandono, molte malghe sono state ristrutturate e riaperte: in alcuni casi si è mantenuto il modello organizzativo storico, in altri le funzioni della malga si sono ampliate in direzione turistica verso la vendita dei prodotti in loco e verso l’ospitalità. Attraverso la rete viaria di collegamento tra fondovalle e pascoli in quota, è possibile raggiungere agevolmente le malghe e le casere durante un’escursione o per un soggiorno e scoprire, così, una parte dell’antica cultura e delle tradizioni dell’area alpina. Accanto all’agricoltura e all’allevamento, la lavorazione del legno è da sempre un’attività diffusa e praticata nella comunità locale. In passato sono stati in prevalenza gli uomini a dedicarsi all’intaglio e alla trasformazione di questo materiale in oggetti di uso quotidiano: i più abili ricavavano dal legno d’acero le dalmine, calzature simili a zoccoli, e le tradizionali maschere carnevalesche. Anche i capi di abbigliamento e di biancheria, nel passato, venivano confezionati interamente in valle. Durante l’inverno le donne cardavano e filavano le fibre tessili (lino, canapa, lana), mentre la tessitura era un’attività artigianale tradizionalmente maschile. Ancora oggi la tessitura tradizionale viene praticata nelle botteghe di Sauris. I documenti e gli studi hanno ampiamente dimostrato che fin dall’inizio la gente di Sauris ha aperto sentieri, ha superato i valichi e i monti, ha intessuto rapporti con le popolazioni confinanti, barattando con loro i prodotti, imparando le loro lingue e osservando le loro consuetudini.

Molte abitudini della popolazione saurana sono frutto dell’affascinante sintesi di diverse culture, prime fra tutte quella tedesca e quella carnica, che hanno contribuito alla peculiare identità della comunità. Oltre ad aspetti ed elementi della cultura materiale (le tipologie architettoniche, la conservazione e la preparazione dei cibi, gli attrezzi e le tecniche dei lavori agricoli, l’abbigliamento in uso fino a qualche decennio fa), è soprattutto nell’ambito religioso e simbolico che si sono conservate le tradizioni più interessanti e vitali. A Sauris ogni borgata, per quanto piccola, ha la sua chiesa. Alcuni di questi edifici contengono veri e propri tesori d’arte. Altre testimonianze del profondo senso religioso della popolazione locale sono disseminate nei centri abitati.

A Sauris di Sotto si trovano diversi affreschi votivi e cappellette, mentre su tutto il territorio ci si può imbattere in crocifissi e tabernacoli in legno con immagini sacre. Una peculiarità del paesaggio saurano è rappresentata dalle tipologie architettoniche. Le abitazioni ed i rustici si sviluppano solitamente su due piani, quello inferiore in pietra, seminterrato e quello superiore in legno, realizzato con la tecnica dei block bau (tronchi di legno sovrapposti e incastrati agli angoli). Il tetto è rivestito in scandole di legno. Meritano una visita i due nuclei principali di Sauris di Sopra e Sauris di Sotto, recentemente ristrutturati, in cui risultano evidenti gli influssi dell’architettura d’oltralpe. Prima di abbandonare Suaris, infine, è impossibile non dedicarsi alla sua gastronomia.

Per tutti gli appassionati della buona cucina, questo paese è sinonimo di prosciutto, lavorato nelle aziende locali, seguendo le tecniche secolari di conservazione. Negli ultimi anni, alla trasformazione delle carni suine si sono affiancate due nuove attività nel settore agroalimentare: la produzione di un’ottima birra integrale e la coltivazione dei piccoli frutti, quest’ultima nella località di Lateis. La storica presenza di malghe e pascoli ha inoltre permesso di mantenere nel tempo anche una produzione casearia di eccellente qualità: formaggio, ricotta fresca ed affumicata, burro. Sapori indimenticabili per non scordare l’isola che non c’è.

 

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