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La testimonianza di Mauro Benvenuto

Attualità
15 aprile 2020

"La paura più grande? Contagiare i miei familiari"

 di Livio Nonis
L'assessore di Ronchi dei Legionari attende i prossimi tamponi per sapere se la sua lotta al Coronavirus è terminata. "Ancora adesso non mi è tornato l'olfatto"
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Mauro Benvenuto
Attualità
15 aprile 2020 di 
Livio Nonis

Mauro Benvenuto, assessore alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, è da due settimane in quarantena nella propria abitazione dove sta combattendo contro il Coronavirus.

Nei prossimi giorni dovrà sottoporsi a due diversi tamponi per verificare se il virus è stato debellato. Lo abbiamo contattato per sapere come ha vissuto queste giornate.

Assessore Benvenuto, innanzitutto come sta?

“In questo momento, dopo due settimane di quarantena, sto abbastanza bene; l’unica cosa che mi manca dall’inizio è l’olfatto che non mi è ancora ritornato”.

Come ha saputo di essere positivo?

“Avevo dei sintomi influenzali con qualche linea di febbre, sembrava una semplice influenza, ma nel momento in cui mi sono accorto di non sentire gli odori, mi è scattato un campanellino d’allarme. Ho contattato subito il mio collega di giunta, Gianpaolo Martinelli, che è anche Responsabile infermieristico del Pronto soccorso di Gorizia, il quale mi ha consigliato di sottopormi a tampone”.

Com’è stata la vita in quarantena in queste due settimane?

“Fortunatamente non ho avuto sintomi gravi, un po’ di febbre i primi giorni e successivamente mal di testa e stanchezza, combattuti con la semplice tachipirina. Ho ricevuto un costante controllo telefonico sul mio stato di salute dal mio medico curante, la dottoressa Francesca Medeot, e moltissime dimostrazioni di affetto e vicinanza arrivati da dovunque: dal mondo della Burgo, dove lavoro, dal mondo sindacale, da quello politico, da amici, cittadini e associazioni di Ronchi dei Legionari oltre che da tutti i miei familiari. Questa vicinanza mi ha sicuramente dato la forza necessaria per combattere questo virus con estrema carica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cos’ha pensato in particolare in questo periodo?

“Pensavo che pur essendomi attenuto a tutti i comportamenti che venivano richiesti, non sono riuscito a evitarlo. Allo stesso tempo mi sentivo fortunato rispetto alle persone positive come me, ma che erano in situazioni più gravi”.

Qual è stato il momento più difficile?

“La paura di aver contagiato i miei familiari, specialmente i più piccoli. Mi sono preoccupato molto. E sicuramente l’isolamento nella stanza non è stato semplice, viste le abitudini di una famiglia numerosa come la nostra”.

Il dibattito pubblico attuale è focalizzato su come gestire la convivenza con il virus nei prossimi mesi. In base alla sua esperienza cosa si sente di dire in merito?

“Sono convinto che è una malattia da non sottovalutare e non bisogna abbassare la guardia. Bisognerà procedere in sintonia con il calo dei contagi a una riapertura graduale delle nostre attività lavorative e capire che per i prossimi mesi qualsiasi tipo di assembramento non sarà possibile. Solo attraverso la nostra costanza e il rispetto delle regole potremmo superare questa enorme pandemia mondiale”.

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